L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 7 - 4 aprile 2004

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"Pronto? Qualcosa di Cinicchia la so anch'io"

07gcoccia.jpg (3471 byte)Lunedì scorso mi ha telefonato Don Francesco Coccia, il vecchio parroco di Grello. Aveva letto sul nostro giornale l'articolo che a suo tempo scrisse sul mensile locale "La Freccia" il nostro storico Ruggero Guerrieri. In questi giorni, in cui si fa un gran parlare del "brigante di Morano", l'articolo ha suscitato vivo interesse nella nostra Comunità. Le notizie su Nazareno Guglielmi, soprannominato Cinicchia, hanno interessato varie associazioni (leggi Rotary Club di Gualdo e di Perugia) e alcuni studiosi di tali accadimenti che fanno parte della nostra storia.

Guido Coccia

Don Francesco, apprezzando la pubblicazione del nostro giornale cittadino, si preoccupava di segnalarmi che la sua famiglia aveva avuto a che fare con il brigante nostrano e che suo fratello Guido, vetusto ma gagliardo nel fisico e nello spirito, avrebbe potuto raccontarmi cose che il Dott. Guerrieri non aveva annotato nel suo interessante "Come conobbi Cinicchia".

Era troppo allettante per me poter parlare con un vegliardo che nonostante la sua bella età centenaria (compirà 100 anni il 12 dicembre p.v.), ricorda per filo e per segno quanto il padre Angelo, nelle fredde sere invernali, davanti al fuoco, raccontava ai suoi figli. Guido esordisce così, dopo la mia fatica a fargli capire ciò che gli domandavo per un difetto dovuto dall'età, la sordità: "Dovete sapere che Cinicchia era venuto a Morano dove s'era aggregato con dei poco di buono, i quali solitamente erano adusi a rubare bestiame e quant'altro. Erano furfantelli che vivevano alla giornata e togliendo agli altri per necessità.

Mio nonno Domenico, che abitava la stessa casa in cui ci troviamo, commerciava legna da ardere sia per le fabbriche che per le famiglie. Ogni settimana, poi, portava al mercato uno o due agnelli. Partiva prima del giorno e rientrava sul tardi del giorno. Un giorno, mentre lavorava un terreno di proprietà si accorse che il vicino aveva sconfinato e seminato il grano su un pezzo di terra che era di nonno Domenico, che cercò di far presente allo scorretto agricoltore che quello che aveva fatto non gli andava bene e che se avesse continuato avrebbe preso provvedimenti. Il colono non sopportò la romanzina di nonno e fece circolare ad arte la voce che lui si lamentava con altri che Cinicchia si comportava come un brigante e non come "il giustiziere" che i suoi compaesani vedevano in lui".

- Cinicchia cosa centra in questa storia, domandiamo?

- "Que centra? Centra, eccome - mi risponde Guido ... Que centra? Stete a sentì che ve sto per dire. Una sera d'inverno, fredda e buia, quando era giunto a meno de centro metri da casa, proprio all'altezza del ponte Coccetta, pe' capicce dove una volta nun c'era il ponte ma una specie de fosso, un omo vestito de nero gli rivolse la parola: "Buon uomo, non avete paura d'incontrare il brigante?".

- Di che brigante state parlando?".

- "Del brigante Cinicchia, buon uomo ...!"

Nonno Domenico aveva riconosciuto in quel losco figuro proprio Cinicchia e, allora, prontamente rispose:" Cinicchia non è un brigante, è un bravissimo uomo. Pensate: rubba ta i ricchi per dare i soldi ai poveri, pensate!".

"A me questo non risulta, rispose il brigante; io lo cerco perché è un assassino. Io che lo conosco posso dirvi che è un pessimo cristiano ...".

E Cinicchia, a questo punto, forse pensò che mio nonno si tradisse. Invece egli restò fermo nell'affermare che il brigante di cui stava parlando era un uomo a modo.

Babbo mi raccontò, allora, che quell'uomo disse: "Cinicchia sono io".

E nonno di rimando con furbizia: "Non ci credo ...". Un attimo di silenzio seguì al colloquio e poi il brigante lesse a nonno il suo testamento, avvertendolo così: "non sono affatto convinto di quello che mi dite, perché sono certo che avete sparlato di me ... Sapete, ero venuto per ammazzarvi!". Prese il fucile che aveva nascosto dietro ad una pianta e prima di partire gli disse: "Non fatemi sapere ancora chiacchiere sul mio conto sennò mi costringerete a farvi fuori".

Mio nonno aspettò che l'uomo si allontanasse, subito dopo raggiunse la propria abitazione dove trovò in preoccupazione i suoi familiari perché quella sera si era attardato più del solito. Raccontò dell'incontro e venne preso da un grosso spavento. Per cinque giorni rimase chiuso in casa perché je s'era sciolto il corpo ...

- Ricordate altro di Cinicchia?

- Quando fece la rapina di Valtopina, prima di scappare con la cassa dell'oro disse ai suoi giannizzeri che se qualcuno fosse stato ferito doveva essere lasciato sul posto ucciso, ribadendo che, se quella sorte fosse toccata a lui, qualcuno doveva eliminarlo. Accadde che nello scontro venne ferito un cugino del brigante. Gli altri cercarono di portarlo con loro, ma quando si accorsero che in quelle condizioni era d'impaccio per tutti Cinicchia lo uccise. So che la spartizione del bottino la fecero sui monti di Nocera e si seppe che una pastorella trovò una moneta d'oro, forse caduta quando i briganti se lo stavano spartendo.

- Mi sapete dire qualcosa dell'avv. Bianchi?

- E' quello che lo fece scappare in America. Quando i Carabinieri lo interrogarono, per sapere se era stato lui a favorirgli la fuga, disse che convinse il brigante ad andare lontano per il bene della collettività e che invece di porgli tante inutili domande dovevano pensare a dargli un premio!

- - Ricordate l'assassinio del capitano Bellini?

- Nonno mi raccontò che quel capitano aveva detto che lo avrebbe preso vivo o morto. Sto' fatto Cinicchia lo seppe e temendo che avrebbe potuto nuocergli, una sera gli tese un agguato mentre stava tornando a casa in calesse. Bianchi cercò di scappare attraversando a guado il Chiascio. I briganti erano in cinque o sei ma non riuscirono a colpire il fuggitivo che invece Cinicchia freddò prima che raggiungesse la sponda opposta. E dicono che si vantava con i suoi che solo lui, in quell'occasione, era stato bravo a centrare il bersaglio.

- Sono venuto a conoscenza che conoscevate Lirpo.

- Lirpo l'ho conosciuto di persona. Era una montagna d'uomo. Ha abitato a Morano sino a verso il 1920 o 1922. Era proprietario di una grande vigna e di una casa dove abitava. Viveva compiendo piccoli furti in particolar modo di bestiame. Era cordiale con tutti e nelle feste da ballo suonava il violino. Un giorno era presente ad una festa di paese e mentre stava mangiando la ringa tra due fette di pane, che gli aveva offerto un suo pari, gli raccontò che qualcuno gli aveva rubato una pecora che aveva a sua volta rubato ad un agricoltore vicino. L'amico lo informò che lui stesso glie l'aveva portata via per ripargarsi che Lirpo gli aveva venduto "un cunillo" (coniglio) tubercoloso e così si era rimborsato del danno subito dicendogli: "magna e sta zitto ...".

A questo punto ho voluto sapere qualcosa di lui, che in cento anni di vita non ha mai avuto bisogno di medicine.

- "Quando ero militare, però, m'hanno fatto la puntura ...". Lo guardo. Figura eretta, sguardo profondo e fare birichino. Ha l'aspetto di un giovanotto di soli ottanta anni e lamenta solo che non ci sente bene, sennò è tutto a posto. Quando sono andato ad intervistarlo si era appena allontanato di casa perché doveva fare dei lavoretti nel capannone, adibito ad officina. Don Francesco ha 90 anni e ben portati, lui 100. Mi viene spontaneo di domandare se avesse avuto altri fratelli longevi. "Ho una sorella, Maria, che ha 97 anni ...!" Alla faccia della salute.

Gli domando che mestiere aveva svolto. Risponde: - "L'agricoltore, come mio padre e mio nonno che era originario di Nocera Umbra".

Guido è in buone mani: sua figlia Marsilia e il genero con pazienza gli stanno appresso, Sto per salutarlo e ancora mi ripete: "Sapete perché Ciniccchia si è dato alla macchia? Aveva rubato alcuni salumi che erano in una casa davanti alla sua. Per paura di essere arrestato si è nascosto qui da noi, ma a Morano Madonnuccia."

Era un fiume in piena il vegliardo Guido che lucidamente ricordava quanto il babbo Angelo gli raccontò sul leggendario personaggio che tormentò le popolazioni di Marche ed Umbria.

A Guido il mio ringraziamento e dalla redazione auguri di lunga vita.

Giancarlo Franchi

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