L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 4 - 22 febbraio 2004

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La Cooperativa Ceramisti e Santa Margherita (3)

Il complesso intreccio di vicende storiche riguardanti l'ex monastero di Santa Margherita e della Cooperativa dei Ceramisti in una ricerca di Mario Becchetti - terza ed ultima parte

(vedi anche la parte prima e la parte seconda)

09psmargh1.jpg (18777 byte)La prima causa

Per far fronte alla causa con il Comune, che stava entrando nella fase conclusiva, anche il presidente della Cooperativa prendeva alcuni accorgimenti.

Il piazzale dopo l'abbattimento del complesso: sullo sfondo la chiesa

Il 20 marzo 1916 si faceva certificare, dalla Camera di Commercio dell’Umbria, sede di Foligno, che in pratica la cooperativa aveva sempre lavorato anche se aveva modificato la ragione sociale. Infatti il presidente della Camera di Commercio certificava che "il 7 giugno 1914 veniva denunciata la costituzione della Società Anonima Cooperativa Ceramisti di Gualdo Tadino, con capitale sottoscritto di lire 8.900, avente per oggetto produzione di ceramica comune ... il consiglio di amministrazione risulta così composto, Cav. Ugo Guerrieri presidente, cav. Francesco Cajani vicepresidente, consiglieri Guerrieri Giuseppe, Depretis Angelo, Farabi Aceste, Tomassini Felice, Gammaitoni Giuseppe. La firma spetta altresì al sig. Angeli Gioacchino in qualità di direttore della cooperativa ceramisti con atto 6 dicembre 1907".

Su suggerimento dell’avvocato Tito Sinibaldi si riunì allora il Consiglio Comunale per decidere di affiancare allo stesso un procuratore legale presso il Tribunale di Perugia, per seguire l’iter burocratico della causa con la cooperativa e il consiglio deliberò "di aggregare alla difesa del comune stesso l’avvocato Francesco Andreani con tutte le relative facoltà di legge".

09psmargh2.jpg (13825 byte)Il 15 agosto 1918 il sindaco comunicava al consiglio che il Tribunale di Perugia aveva emesso sentenza sfavorevole "nella causa dell’ex convento di S. Margherita" e chiedeva al consiglio se ricorrere in appello visto anche l’ingente patrimonio di cui trattasi.

Il piazzale ridotto a parcheggio: sullo sfondo il Bagolaro

Dopo ampia discussione il consiglio decideva di rinviare la decisione; in seguito al mancato ricorso in appello, il 27 febbraio 1919, la cooperativa inviava una raccomandata alla amministrazione comunale del seguente tenore: "secondo l’autorizzazione data da questo consiglio al direttore pel rilascio della ricevuta di lire 4.000, la cooperativa si è obbligata di rimborsare la somma stessa in aggiunta al prezzo di lire 12.500 fissato per la cessione definitiva del fabbricato di S. Margherita. In conformità di ciò, le dichiaro che la cooperativa ceramisti è pronta a versare l’importo complessivo di lire 16.500, dietro cessione definitiva del fabbricato".

L'incidente mortale

Anche dopo questa dichiarazione il locale non passò di proprietà e rimase ancora in possesso del comune di Gualdo Tadino e malauguratamente, il 3 giugno 1919, mentre erano in visita alla cooperativa il procuratore del re, Diaz avv. Giorgio ed il suo segretario Angelini cav. Adriano, accompagnati dal presidente Farabi Alceste e altri soci, passando per un corridoio al primo piano, si spezzò una trave e tutti caddero nel fondo sottostante adibito a deposito di carbonella. Per le ferite riportate il Farabi Alceste dopo qualche giorno morì, e i due ospiti che si erano feriti iniziarono una causa civile contro il comune e la cooperativa per risarcimento danni.

La ripresa del dopoguerra

Intanto con la fine della prima guerra mondiale la crisi della Cooperativa praticamente era finita e gli importatori americani ed inglesi, in cerca di maioliche ed altri prodotti artigianali, dai mercati di Berlino e Lipsia si erano spostati in Italia, questo favorì tutte le fabbriche gualdesi che andavano a gonfie vele ed anche la Cooperativa ne trasse vantaggio e in varie mostre, ebbe diversi riconoscimenti come una medaglia d’oro a Forlì nel 1921, a Genova nel 1922, Terni, Anversa e Perugia nel 1923. La causa per l’incidente dove morì Farabi Aceste si concluse il 9 febbraio 1927 con il dovuto risarcimento da parte del comune di £.16.000 al sig. Angelini e £.1.500 alla vedova del cav. Diaz morto nel frattempo e il non luogo a procedere per la Cooperativa; con le spese legali il municipio pagò complessivamente £.54.140,25.

Nuova proposta di vendita

Dopo la definizione della causa Diaz-Angelini la Cooperativa invitava il comune a provvedere alle riparazioni dello stabile fatiscente; al che il comune decideva di cederlo alla Cooperativa per togliersi da tutte le spese di manutenzione e di responsabilità, oltretutto anche perché gli eredi Farabi avevano chiesto un risarcimento danni. Fu fatto valutare il fabbricato e il valore assegnato fu di £.35.000 che, a causa della svalutazione della lira, sembrava poco rispetto alle 12.500 del 1908, ma in considerazione che al comune non rendeva nulla, che il comune si toglieva dagli impicci dei restauri, considerato che era ceduto alla Cooperativa che non navigava in buone acque, il comune decise di vendere a questo prezzo che la Cooperativa ritenne congruo. Di queste £.35.000 £.27.500 venivano assegnate come risarcimento dal comune bonariamente agli eredi Farabi, di cui 3.500 subito e il resto in sei rate annuali di £. 4.000 senza interessi.

Un mese dopo, con delibera del 12 maggio 1928, il comune accettava, su richiesta della Cooperativa che lamentava la solita crisi finanziaria, di essere pagato in cambiali senza interessi con scadenza annuale firmate dalla cooperativa e dai soci componenti il consiglio di amministrazione e cioè i sigg. Ribacchi cav. Rodolfo, Donnini Elpidio, Pavoni Alessandro, Gubbiotti Ubaldo, Liberati Dario, Lisarelli Giuseppe e Lacchi Guglielmo. In più il comune mise nel conto il prestito residuo di £. 3.390,65 per la sovvenzione concessa il 9 dicembre 1914, per un totale di £. 38.390,65 da pagarsi, la prima rata di £. 3.390,65, il 15 dicembre 1928 le altre sette di £.5.000 il 15 giugno di ogni anno fino al 1935 compreso.

La crisi economica del 1929 in America si abbatté in tutto il mondo specialmente sui beni voluttuari e, quindi anche il settore della ceramica artistica; ne derivò un grande ridimensionamento e poiché la Cooperativa non fu in grado di far fronte all’impegno di acquisto, la vendita dell’ex monastero di S. Margherita non fu più stipulata e il consiglio comunale il 15 novembre 1929 deliberò di liquidare comunque l’indennità di infortunio dovuta agli eredi Farabi per l’importo di £.27.500 più £. 500 per onorari dovuti per aver iniziato la causa di risarcimento.

La Cooperativa si sciolse il 22 marzo 1934 piena di debiti, ma fu subito ricostituita, il primo luglio con il nome "Società Anonima Nuova Cooperativa Ceramisti", travolta dalle vicende della seconda guerra mondiale.

L'immobile fatiscente del Monastero venne poi raso al suolo negli anni '70 da parte dell'Amministrazione Comunale, conservandone solo la bella chiesa barocca e, per un trentennio l'area venne utilizzata come parcheggio; il resto è storia attuale.

STORIA LOCALE

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