L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 3 - 8 febbraio 2004

Pro TadinoPrima paginaEdizioniSommario

Cerca nel sito

La Cooperativa Ceramisti e Santa Margherita (2)

Il complesso intreccio di vicende storiche riguardanti l'ex monastero di Santa Margherita e della Cooperativa dei Ceramisti in una ricerca di Mario Becchetti - seconda parte

(vedi anche la parte prima)

09coopceram.jpg (17445 byte)Poiché la delibera di vendita del commissario era diventata esecutiva la giunta comunale "stabilì di avanzare ricorso al governo del Re per l’annullamento del precitato atto commissariale." Nel frattempo però, spiegò il sindaco, per una impellente necessità di denaro da parte della cooperativa "una commissione della società si presentò alla giunta per una sovvenzione finanziaria onde far fronte agli urgenti bisogni del momento e per invocare la cessione del fabbricato mediante il quale i ceramisti avrebbero potuto rialzare la fiducia dei propri creditori". Di fronte a questa nuova situazione, la giunta pur non sconfessando la propria idea di non disfarsi del fabbricato, dovette prendere atto che per dar modo alla Cooperativa di funzionare, occorreva cedere il fabbricato; il consiglio comunale quindi decise di cedere il fabbricato per l’importo prestabilito di lire 12.500 e che "questa somma fosse utilizzata per ridurre le passività o provvedere a qualche opera di interesse pubblico" includendo nella vendita la clausola "che l’acquirente abbia in perpetuo l’obbligo di adibire l’intero stabile per l’industria ceramica o per altra industria di pubblica utilità".

La crisi finanziaria della cooperativa continuava, tanto che il sindaco fu costretto a convocare un nuovo consiglio comunale per alleviare le sofferenze dei soci; il 12 gennaio 1915 convocava :"il consiglio allo scopo di trarre dall’imminente crisi finanziaria la società cooperativa dei ceramisti e per evitare che il protesto di vari effetti cambiari in sofferenza possano procurare il fallimento della società; allo scopo di dar modo di vivere ai molti operai cooperativisti, che da tre settimane fanno il sacrificio di non prendere più il salario per permettere alla cooperativa di far fronte alle scadenze del momento, decide di accordare per una volta tanto ed in via eccezionale alla società cooperativa ceramisti una sovvenzione di lire 4.000". Della somma prestata fece quietanza il direttore tecnico Angeli Gioacchino il quale dichiarava "di aver ricevuto la somma di lire 4.000 a titolo di sovvenzione, con l’obbligo per la cooperativa di restituirla insieme al prezzo di acquisto dell’ex convento".

Il subaffitto contestato

Intanto, continuando la crisi, il direttore della cooperativa Angeli Gioacchino, autorizzato dal consiglio di amministrazione della stessa, in data 30 maggio 1915 concedeva in affitto tutto il locale dove operava la cooperativa per la durata di un anno al prezzo di lire 180 al sig. Farabi Alceste che si obbligava ad impiegare per nella fabbrica da lui affittata, tutti gli operai ceramisti di cui avesse avuto bisogno, come si evince da una scrittura privata del 31 maggio 1915. Lo stesso direttore della Cooperativa Angeli Gioacchino comunicava al comune il 9 luglio 1915 che "agli effetti della tassa esercizi anno corrente, si avverte codesta amministrazione comunale, che stante l’attuale crisi economica si è dovuto sospendere il lavoro delle ceramiche".

Il sindaco, saputo che l’ex convento di S. Margherita era stato affittato al sig. Farabi Alceste, il 22 luglio 1915. convocava il consiglio comunale che, preso atto che la cooperativa ha cessato di esistere, senza restituire il prestito di lire 4.000 e che non aveva potuto riscattare il locale, autorizzava "il sindaco a promuovere giudizio contro la cooperativa per la rivendicazione dello stabile suddetto a favore del comune proprietario, o quantomeno a garantire i diritti del comune, nonché il recupero delle 4.000 lire date in sovvenzione".

La camera di commercio e industria dell’Umbria certificava nel frattempo che il 1 settembre 1915 si era costituita la società di fatto "A. Pennoni, Farabi & C." e i sottoscrittori "Guerrieri Ugo e Giuseppe, Ceccarelli Enrico, Pennoni Angelo e Farabi Aceste, uniti tra di loro in semplice società di fatto, denunciano di esercitare l’industria di fabbricazione di ceramiche bianche e colorate in Gualdo Tadino in via Borgovalle N° 777-778-779, sotto la ditta A. Pennoni, Farabi & C. e che la firma sociale spetta al sig. Farabi Aceste", che utilizzava i locali dell’ex cooperativa ceramisti.

Il sindaco convocò allora il consiglio il 5 dicembre dichiarando di aver incaricato l’avvocato on.Tito Sinibaldi di costituirsi in giudizio contro il presidente della cooperativa e faceva approvare un ordine del giorno in cui:

"- sebbene la società cooperativa si fosse dichiarata pronta all’acquisto dello stabile, fissando persino il giorno per la stipula del contratto, tuttavia non si è potuto addivenire alla stipulazione per fatto e inadempienza della cooperativa stessa;

- ritenuto ed accertato, in base a dati di fatto indiscutibili, che la società cooperativa dei ceramisti di Gualdo Tadino ha da vari mesi cessato di lavorare e di esercitare l’industria per suo conto e che in di lei vece la esercitano terze persone nel proprio ed esclusivo interesse;

- che per tale cessazione da parte della cooperativa è venuto a sorgere in favore del comune il diritto di rivendicare il possesso dello stabile e sue pertinenze……

- visto il conforme parere dell’ On. senatore avvocato Tito Sinibaldi" ... il Consiglio deliberava di revocare tutte le delibere precedenti , di rimborsare alla cooperativa le spese di adattamento dello stabile a fabbrica di ceramica detratto il prestito di lire 4.000.

Quest’ultima delibera, convalidata dal sottoprefetto di Foligno, fu recapitata dal messo comunale a tutti i vertici delle nuova società di fatto A. Pennoni, Farabi & C. in più al presidente onorario della ex cooperativa, cav. Stangolini Francesco, al cav. Cajani Francesco, al cav. Guerrieri Ugo, presidente effettivo, e ad Angeli Gioacchino, direttore generale.

Infatti il 9 febbraio 1916 il messo comunale notificava la delibera del seguente tenore "in dipendenza e agli effetti di tale deliberazione mi incombe il dovere di notificare in pari tempo alla cooperativa ed a chi per essa che il giorno sabato 11 marzo prossimo mi recherò per ricevere la consegna dello stabile e addivenire alla liquidazione delle somma dovuta alla società cooperativa dei ceramisti per i miglioramenti rimborsabili a tenore del contratto" .

La nuova Cooperativa

Nel contempo si era ricostituita una nuova cooperativa dei ceramisti il cui direttivo era formato da Farabi Aceste presidente, Guerrieri Giuseppe vicepresidente, Ceccarelli Enrico, Pennoni Angelo, Rosi Luigi, Tomassini Felice consiglieri; Guerrieri Ugo, Tega Angelo e Marinelli Giovanni sindaci effettivi; Magnatti Antonio e Megni Ernano sindaci supplenti. Il presidente Farabi scrisse al sindaco che al momento la cooperativa non era in grado di acquistare Santa Margherita "quanto poi alla richiesta dei locali per pretesa e insistente decadenza non posso che esprimere la sorpresa mia e del consiglio al riguardo. I locali sono sempre adibiti a fabbrica di ceramica, ed è odioso, per non dire altro, che in un momento come questo, in cui la massima parte degli operai ceramisti stanno combattendo, versando il loro sangue…Si risparmi dunque l’11 corrente di recarsi in sopralluogo per ricevere la consegna degli stabili, perché destituita di ogni giuridico fondamento."

Comunque il sindaco inviò l’assessore Bellucci con il segretario comunale Ettore Liberati in sopralluogo per ricevere la consegna dei locali, ma il presidente Alceste Farabi si rifiutò di riconsegnarli. Su suggerimento dell’avvocato Sinibaldi il comune cominciò a raccogliere prove che nella cooperativa lavoravano anche non soci e che alcuni ex soci non erano stati richiamati e l’assessore Bellucci Francesco, il 23 aprile 1916, raccolse la testimonianza scritta da "Tomassini Carlo fu Ignazio di anni 49, Pasquarelli Luigi fu Francesco di anni 28, Paoletti Angelo di Giuseppe di anni 52, Gammaitoni Giuseppe fu Nazzareno di anni 39" che dichiaravano di essere stati soci della cooperativa e di avervi lavorato fino al 15 aprile 1915 quando questa smise di operare; che un mese dopo la fabbrica tornò a lavorare non più come cooperativa ma per conto di una ditta privata e quando si presentarono per chiedere lavoro gli fu risposto che per loro il lavoro non c’era.

(continua)

STORIA LOCALE

Pro TadinoPrima paginaEdizioniSommario

Cerca nel sito