L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 2 - 25 gennaio 2004

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La Cooperativa Ceramisti e Santa Margherita

 

Il complesso intreccio di vicende storiche riguardanti l'ex monastero di Santa Margherita e la Cooperativa Ceramisti in una ricerca di Mario Becchetti

09ceramista.jpg (11426 byte)La nascita della Cooperativa

La Cooperativa si costituisce il 4 novembre1907 con rogito del notaio Giulio Guerrieri nella sala del concerto comunale a pian terreno in piazza Giordano Bruno (oggi piazza S. Francesco); presenti i signori Barberini Mario, Pierotti Giuseppe, Baldassini Roboamo, Gubbini Giovanni, Tomassini Luigi, Carini Nicola, Carini Ernesto, Marinelli Giovanni, Tomassini Felice, Morroni Policarpo, Marinelli Onorato, Gubbini Giuseppe, Morroni Aiuto, Barberini Francesco, Baldelli Giovanni, Paffi Giuseppe, Evangelisti Antonio, Angeli Gioacchino, Sabbatini Salvatore, Micheletti Vito, Angeli Luigi, Anderlini Ferdinando, Gammaitoni Francesco, Anderlini Enrico, Rondelli Oreste, tutti operai. I soci dichiarano di aver nominato membri del consiglio di amministrazione i signori presidente onorario Stangolini cav. ing. Francesco, presidente effettivo Guerrieri cav. Ugo, consiglieri Cajani cav. Francesco, Frillici Celestino, Tomassini Felice e Pierotti Giuseppe, questi ultimi due in rappresentanza dei soci operai.

La Cooperativa chiede all'Amministrazione comunale alcuni locali dell’ex convento di Santa Margherita (uno dei beni demaniati dallo Stato) per costruirvi una fabbrica di "ceramiche maioliche non solo per proprio interesse, ma puranco di quello più generale della popolazione."

I perché della cooperativa

Nel consiglio comunale del 23 novembre 1907, per discutere questo argomento all'ordine del giorno, il cav. Ugo Guerrieri, presidente della Cooperativa, illustrava il progetto dicendo "che l’arte ceramica è tradizionale ed unica in questa città, che ne riceve un vantaggio grandissimo, ma questo vantaggio diminuirebbe ... se quest’arte non avesse maggiore sviluppo approfittando dei progressi della scienza"; il presidente aggiungeva poi che, "con l’arrivo della corrente elettrica, la nuova fabbrica trarrà vantaggio dalla forza motrice aumentando la produzione, rendendo meno gravoso il lavoro". Infine il cav. Guerrieri ricordava i pareri dello Zappi, presidente della federazione ceramisti di Imola, e quello del Marcantoni, presidente della cooperativa ceramisti di Civita Castellana, patrocinatori della nuova cooperativa, i quali affermavano che "devesi in Gualdo favorire l’industria delle maioliche perché la locale produzione ha delle specialità che altrove non si riscontrano ... dipendenti dalla composizione delle nostre argille dal clima e da altre cause…ne sono prova le splendide vernici che altrove non hanno potuto proficuamente imitare."

La proposta, non approvata per mancanza del numero legale, fu riportata in consiglio il 30 novembre ed approvata all’unanimità, purché la società pagasse al comune, nei primi tre anni dalla presa di possesso, un canone annuo di lire 32, pari all’importo che il comune doveva all’erario come tassa fondiaria e, negli anni successivi un canone annuo di lire 120.

Appena la Cooperativa entrò in attività ci si rese conto che lo spazio era troppo ristretto, per cui il 4 maggio 1908 il consiglio di amministrazione deliberava di chiedere tutto lo stabile dell’ex convento con annessi e connessi, compresi gli spazi esterni ad eccezione della chiesa. Il sindaco quindi riconvocò il consiglio comunale il 25 maggio 1908 e, in quella seduta, il presidente Ugo Guerrieri illustrò più chiaramente i concetti espressi nella domanda: la necessità di lavori di ristrutturazione per i quali era necessaria una spesa di £.15.000, inoltre altre £.15.000 occorrevano per i macchinari ed ancora £.15.000 per far fronte alle prime spese e pagare i salari. Continua il presidente "attualmente la cooperativa ceramisti non potrebbe al certo far fronte a si rilevante spesa, quindi ricorrendo al credito nei locali istituti o in altri, fa d’uopo che i componenti il consiglio di amministrazione solidamente ed in proprio garantiscano gli istituti sovventori medesimi"; ma alcuni membri del consiglio di amministrazione, non avendo interessi di lucro in questa società, perché agiscono solamente per favorire la nascente cooperativa, "è giusto ed equo che i componenti la rappresentanza della cooperativa che asservono questa obbligazione, siano anche essi garantiti oltre che col macchinario anche in modo migliore".

Dall'affitto all'acquisto del Monastero

La richiesta formulata al consiglio comunale, oltre alla disponibilità di tutto il locale, fu che nell’eventualità che la cooperativa dovesse chiudere per qualsiasi motivo, questa avesse la possibilità di acquisire il locale per intero ad un prezzo stabilito sin da ora, oppure il comune acquisisse il locale pagando alla cooperativa il costo delle migliorie apportate, per salvaguardare i soci fidejussori.

Il sindaco aveva già fatto periziare lo stabile dal tecnico comunale Pericoli Pacifico per conoscerne il valore ed il tecnico nella sua perizia facendo tutte le dovute considerazioni, e cioè che lo stabile era composto da 47 vani, che il tetto era quasi cadente, gli infissi ridotti molto male, concluse che "il locale quantunque vasto, ma in continuo deperimento poteva apprezzarsi lire 12.500"; nel caso la cooperativa avesse dovuto chiudere per qualsiasi motivo, il consiglio comunale deliberava di cedere tutto lo stabile alla stessa al prezzo di lire 12.500, oppure di riscattarlo pagando alla stessa cooperativa le migliorie apportate.

Lo scontro di interessi

Queste decisioni avevano creato malcontento nei titolari di altre fabbriche con esposti al sottoprefetto di Foligno, in cui si denunciava che il municipio metteva in difficoltà i produttori di ceramica concedendo gratuitamente i locali alla Cooperativa e questo fatto andava contro la libera concorrenza. Nell’esposto veniva anche evidenziato che il comune aveva concesso tutto ciò alla Cooperativa perché nel consiglio di amministrazione della stessa c’erano alcuni consiglieri comunali. Questa tesi fu sposata dal consigliere Anderlini Alfonso il quale aggiunse che "i consiglieri comunali dell’amministrazione dei ceramisti si erano intromessi nella Cooperativa ... per acquistare della popolarità" . Questo fatto irritò il sindaco che accusò l'Anderlini di avere interessi diretti con i firmatari del ricorso e il consiglio, dell’avviso che la popolazione avrebbe approvato il suo operato respinse il ricorso.

La Cooperativa iniziò la sua attività raccogliendo anche i primi riconoscimenti, partecipando a varie mostre; ottenne una medaglia d’argento a Gubbio nel 1908, a Gualdo Tadino nel 1909, una medaglia d’oro a Spoleto nel 1910, fino all’avvento della prima guerra mondiale quando per il calo delle ordinazioni cominciarono i primi problemi; il 4 aprile 1914, la cooperativa scriveva al commissario prefettizio (la carica di sindaco era vacante), comunicando che navigava in cattive acque con un passivo di £.82.234,96 e per tale situazione era costretta a chiudere. Ritenendo di non poter più esercitare la cooperativa proponeva di restituire lo stabile al comune che, come da contratto del 29 novembre 1908, avrebbe dovuto pagare le migliorie documentate di lire 51.064,66 detratti naturalmente i deterioramenti.

Prime controversie

Il commissario, vista l’urgenza e senza convocare il consiglio, valutate le due opzioni se vendere o riacquistare l’ex convento, decise, anche per motivi pratici non potendo fare operazioni finanziarie di quella portata, di non pagare l’importo richiesto dalla cooperativa, e di cedere la fabbrica per l’importo di lire 12.500, mettendo la società così proprietaria dell’immobile, in condizione di accendere altri mutui per risolvere i problemi finanziari.

L’operazione commissariale non fu apprezzata dalla maggioranza e dalla Giunta che intanto si era ricostituita, perché era interesse dell’amministrazione comunale che l’immobile restasse di sua proprietà e possibilmente in attività perché chiudendo decine di famiglie sarebbero state ridotte alla fame. Quindi il sindaco riunito il consiglio in seduta d’urgenza l'11 dicembre 1914 per trattare solo il punto della cessione o acquisto dell’ex convento di S. Margherita, raccomandando la calma nella discussione, faceva leggere il contratto stipulato il 29 novembre 1908 dal quale si evince che:

"1) la società ceramisti di Gualdo Tadino può liberamente trasformare ed ampliare lo stabile in parola riducendolo a fabbrica di ceramica;

2) la società ceramisti si obbliga a rimborsare annualmente al comune tutte le tasse fondiarie gravanti lo stabile;

3) qualora la società ceramisti per qualunque motivo cessasse, lo stabile, che deve sempre rimanere intestato in catasto al comune di Gualdo Tadino, ritornerà nella disponibilità del comune stesso che però dovrà pagare alla società medesima o a chi per essa, l’ammontare delle spese sostenute per ridurre lo stabile a fabbrica di ceramica, detratto il deperimento;

4) la perizia di quanto il comune dovrà pagare alla società, qualora cessasse, dovrà redigersi dal perito comunale ... e il comune avrà fin d’ora il diritto di pretendere la somma che si fissa oggi di lire 12.500 qualora fosse la cooperativa a comprare."

Veniva letta successivamente la lettera della Cooperativa al commissario del 4 aprile 1914 nella quale si affermava di aver un debito di oltre 82.000 lire e pertanto i soci chiedevano di restituire la fabbrica e di essere rimborsati delle spese sostenute per le migliorie apportate come da contratto, davanti alla quale il commissario aveva optato per la vendita dello stabile alla Cooperativa stessa per lire 12.500.

(Segue al prossimo numero)

STORIA LOCALE

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