L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 21 - 2 novembre 2003

ECONOMIA

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Spigarelli: "La strada? Qualità e promozione"

 

di Riccardo Serroni

Titolare di un’azienda di ceramica nella zona industriale nord, presidente della CNA (Confederazione Nazionale Artigianato) da due anni, membro del direttivo provinciale della CNA da un anno e mezzo, Mauro Spigarelli è un imprenditore della ceramica che, per le sue idee, spesso è andato controcorrente rispetto a certi orientamenti generali dominanti. Non per motivi politici (estranei alla sua cultura di imprenditore) ma per una percezione diversa della realtà della ceramica e delle problematiche che l’hanno investita negli anni ed una visione diversa delle strategie vincenti da adottare rispetto a quelle predominanti.

Mauro ama profondamente il suo lavoro, la sua azienda ed il suo paese ed è un fiume in piena, un vortice impetuoso difficile da raccontare in poche righe. Mi scuserà se, per necessità editoriali, sarò inevitabilmente incompleto nell’esposizione di quanto mi ha raccontato in un’ora abbondante di interessantissimo colloquio.

Ceramica in crisi? Non più di altri settori

"In Umbria ci sono settori che soffrono situazioni molto più pesanti di quelle della ceramica. Il problema della ceramica è legato ad un processo di saturazione dei mercati. La globalizzazione sta generando quella selezione che sapevamo tutti da anni che ci sarebbe stata. Noi a Gualdo abbiamo lavorato con delle logiche che a mio avviso erano sbagliate già 15 anni fa. Avevamo l’idea di costruire la struttura per fare delle cose con un basso valore aggiunto in grandi quantità, convinti del fatto che ci fossero dei mercati inesauribili. Personalmente ho sempre sostenuto che al contrario bisognava creare un buon prodotto, con caratteristiche specifiche, con una sua peculiarità, che tenesse conto della tradizione ma che fosse anche innovativo. Una volta realizzato il prodotto era strategico trovare i mercati sbocco. Trovati i mercati di sbocco avremmo dovuto costruire le strutture adeguate per coprire le richieste. Invece abbiamo capovolto i termini. Abbiamo strutturato le aziende per grandi volumi di produzione, poi improvvisamente ci siamo resi conto che all’Est europeo o in Oriente, utilizzando la stessa tecnologia, producono con costi che sono 60 volte inferiori ai nostri. In quel momento il risveglio è stato drammatico perché ci siamo trovati con un grande volume di prodotti da collocare e non c’è un mercato che lo accolga. Dobbiamo prendere coscienza del fatto che noi, per tutta una serie di ragioni, non potremo mai competere con queste situazioni. Chi ha capito ancora sopravvive e trova degli spazi maggiori perché c’è stata una selezione. Chi non s’è adeguato, chi pensava che con l’anfora, il cesto di cuoio, la spaghettata potesse vivere altri 50 anni ha battuto il naso. Se pensi che con tre dollari i cinesi ti danno 12 bicchieri di porcellana, capisci che sei fuori mercato.

In paesi come l'Europa dove ci siamo creati delle regole e delle tutele, come si fa a competere con paesi dove non esistono regole e non ci sono i costi diretti ed indiretti che devono sostenere gli imprenditori? E’ questo lo scenario. E se continua questo trend entro il 2007-2008 noi rischiamo di perdere il 90% delle imprese umbre".

Più qualità, quindi, piuttosto che quantità. La strada percorsa con i corsi di ceramica presso il Centro Ceramica Umbra non è stata positiva in questa direzione?

"Io non ci ho mai creduto. A mio avviso è stato un palliativo. Sono utili da un punto di vista culturale, ma non per formare figure professionali".

E qual è una strada alternativa?

"Un’azienda deve avere la capacità di esprimere una propria identità produttiva. A me servono certe specializzazioni. Per me sarebbe utile che l’istituzione mettesse in piedi degli strumenti che permettano di formare il lavoratore all’interno della mia azienda".

In che modo?

"Noi già lo facciamo. Io assumo oggi un lavoratore extracomunitario e so che per un anno non è assolutamente produttivo. Ne assumo uno per volta perché non posso avere l’onere di più persone non produttive. Le risorse istituzionali potrebbero essere riconosciute in parte al lavoratore che si forma ed in parte alle aziende che potrebbero essere agevolate nel pagamento dei contributi o altro".

Decisiva la promozione

Il comune di Gualdo da un paio di anni destina alle aziende della ceramica delle risorse importanti. Tu come le utilizzeresti?

"Bisogna innanzitutto dare atto che il comune di Gualdo è l’unico comune che è intervenuto per sostenere le aziende in difficoltà. Lo ha fatto anche la Regione Lombardia, ma lì siamo ad altri livelli per disponibilità economiche. Dopo un primo intervento a pioggia, il comune di Gualdo ha capito che forse sarebbe stato meglio sostenere un’idea o un progetto validi. Il contributo a cascata non ha senso. Vanno cioè sostenute tutte quelle aziende che effettivamente vanno a fare manifestazioni, fiere, che si fanno vedere. In virtù di questo contributo del comune alcune aziende hanno rischiato di più rispetto allo standard che avevano previsto. Siamo andate a fare il Macef a Mosca, un’esperienza costosa ma straordinaria. Faremo Milano e Francoforte".

I riscontri positivi ci sono?

"Quando nel mare ci sono pochi pesci, devi stringere le maglie della rete ed ingrandire la rete. Il mondo è meno ricco, le possibilità sono di meno, la concorrenza è aumentata e quello che sappiamo fare dobbiamo renderlo visibile nel modo migliore possibile ed è strategico diversificare la clientela. Oggi la mia azienda conta 1700 clienti sparsi in tutto il mondo, tra piccoli e grandi. Qualcuno aveva pensato che mettere insieme sistemi di filiera potesse risolvere il problema. Cioè si sarebbe dovuto creare un capofila che andava in giro a vendere per il mondo e gli altri tutti dietro ad aspettare la commessa. Questa ipotesi si è rivelata fallimentare perché si creerebbe a Gualdo un sistema senza certezze. Se perdiamo il marchio, se perdiamo la caratteristica produttiva, perdiamo la nostra identità diventiamo vulnerabilissimi. Se domani mattina il capofila si alza e per qualsiasi ragione decide di mollarti ti molla. Quando la locomotiva non ce la fa più a tirare il treno, cominciano a sganciare i vagoni di fondo. Così è avvenuto".

Per le piccole e medie aziende questo mercato globale è facilmente gestibile?

"Non pensare che oggi il compratore internazionale va sui grandissimi volumi. Quindi l’azienda come la mia, che ha una produttività di 50-60 mila pezzi al mese, è la taglia giusta. Più che sulla quantità, devi puntare sull’assortimento e sulla qualità degli articoli".

Forse anche della flessibilità?

"La flessibilità è determinante. Quindi qualità, serietà, e devi essere in grado di fare qualsiasi cosa al momento opportuno e nel più breve tempo possibile. La grande struttura questa flessibilità non ce l’ha. Quindi dobbiamo rimanere piccole e capaci di soddisfare qualsiasi tipo di richiesta in termini di qualità ed in un giusto rapporto tra qualità e prezzo".

Sinergie con le piccole aziende

Le piccole aziende che producono l’artistico, invece, reggono la botta:

"Con queste aziende vedo una possibilità reale di sinergia. Anche loro incontrano delle difficoltà, perché non è facile vendere un pezzo da 50, 100, 200 euro. Io ho fatto un’esperienza bellissima perché quando sono andato a Mosca ho dedicato gratuitamente mezzo stand alla ceramica di Fulberto Frillici. E l’ho esposta come prodotto artigianale del maestro Frillici di Gualdo Tadino. Cioè ho esportato la nostra cultura della ceramica. C’è un ritorno di immagine, fa vedere che Gualdo Tadino non fa soltanto oggettistica da tavolo e da regalo ma ha una cultura, una storia, una tradizione anche nel dipinto a mano. E devo dire che anche dal punto di vista commerciale si sono aperti dei rapporti, dei contatti ed abbiamo concretizzato qualche cosa che per quelle dimensioni può essere interessante".

Internet è utile a livello promozionale oppure no?

"E’ utile ma anche una rete dannosa. Da un certo punto di vista la comunicazione via internet è diventata strategica. Perché è una forma di comunicazione in tempo reale che mi consente di dialogare quotidianamente con una grande quantità di clienti. E’ dannosa in quanto lo fanno anche gli altri, anche la concorrenza dell’Est europeo e dell'Oriente. Da un anno abbiamo capito che non possiamo più inserire le novità in Internet se non dopo 7-8 mesi che l’abbiamo utilizzate, perché quando sei entrato nel mirino del produttore asiatico sistematicamente tengono sotto monitoraggio i tuoi canali pubblicitari e vanno a captare le tue novità. Io per due anni avevo scelto la strada di presentare sul mio sito Internet le novità della mia produzione e quando sono arrivato a Milano ho avuto la brutta sorpresa".

In conclusione mi pare di capire che, tutto sommato, sei abbastanza ottimista sulle prospettive:

"Per quello che riguarda la mia azienda sono ottimista. Negli ultimi cinque anni non abbiamo sfruttato l’azienda. Molti miei colleghi hanno cambiato la macchina, per esempio. Io ho pensato che forse in questo momento era opportuno reinvestire il 100% nell’azienda per fare in modo che si creassero i presupposti solidi per il futuro. Se hai a cuore quello che hai creato devi dare un respiro quanto meno a medio termine. Il fatto di avere investito nella direzione che ritenevo importante, spendendo più di 100 milioni l’anno nella promozione, ha fatto sì che oggi la mia azienda abbia una base di clientela acquisita che pur nel normale tournover ha garantito quel minimo di fatturato che ci permette di andare avanti. Non potevamo pensare di rimanere legati a quei quattro clienti che dettano legge, ti fanno il prezzo loro e sei in loro balia".

Qualcuno dice che sarebbe fondamentale diversificare. Tu cosa ne pensi?

"Su questo argomento si dicono anche un sacco di stupidaggini perché nessuno ti dice che cosa dovresti fare. In ceramica, per esempio, come dovremmo diversificarci. Dal gres potremmo andare al porcellanato. Poi vediamo che gli indiani sono diventati leader nel mondo nel gres porcellanato. Producono formati doppi dei nostri con la metà dello spessore, di qualità superiore ad un prezzo che è un terzo del nostro. Quindi che vogliamo fare, passiamo dalla ceramica alla porcellana? E’ stata la nostra fortuna il fatto che l’Est e l’Oriente si siano buttati sulla porcellana perché ci hanno lasciato una nicchia di mercato che la ceramica artistica e di qualità può ancora sfruttare".

 

LA CRISI DELLA CERAMICA

Italgas e tariffe: una questione da risolvere

Italgas e tariffe: una

questione da risolvere

Tra le aziende artigianali e la società di gestione del gas nella nostra città il contenzioso è aperto da anni. Le aziende ritengono il costo del gas metano eccessivamente oneroso e penalizzante per la loro attività. Fino ad ora, però, il problema non è stato risolto. Mauro Spigarelli, imprenditore e presidente della CNA del comprensorio, questa battaglia la sta portando avanti in prima persona da diversi anni. Le cose stanno a questo punto:

"A maggio hanno applicato un recupero tariffario dal 2001 sulla scorta di sentenze del Tar dopo appelli e contrappelli. Nella sostanza ogni azienda ha mediamente pagato dai 1000 ai 2500 euro di recupero tariffario. Chi aveva un importo superiore ai 2500 euro lo dilazionavano in tre rate. Gli importi inferiori andavano pagati in un’unica soluzione. Poi si sono inventati l’anno termico. Nelle varie fasce hanno creato una variabile che si chiama costo di distribuzione variabile. Prima ti applicano un costo fisso di distribuzione, poi ti applicano un costo variabile di distribuzione che cala con l’aumentare dei consumi secondo quattro scaglioni. Ogni scaglione paga un costo di distribuzione a scalare da 0,110 euro a 0,054 euro al mc. Quando superi la soglia di 25-30.000 mc arrivi al quarto scaglione e paghi il costo di distribuzione 0,054 euro a mc. Con l’invenzione dell’anno termico a giugno si azzera tutto ed anche chi è arrivato al quarto scaglione, come me, ricomincia daccapo, dal primo. Per cui al 31 luglio mi è stato applicato un costo di distribuzione di 0,110 euro al mc. In soldoni nella bolletta di luglio 2003 io ho pagato un fisso di distribuzione di 21 euro, una variabile di distribuzione di 789,01 euro, un’imposta di consumo che va alla Regione di 101 euro ed un’imposta addizionale, sempre alla Regione, di 42,23 euro. Su una bolletta di 2800 euro (Iva compresa), ci sono ben 954,54 euro di costi di distribuzione ed imposte. E’ possibile? Qual è la logica di tutto questo? Perché un’azienda, azzerando sempre il contatore, deve pagare il massimo dei costi di distribuzione nei primi due mesi?

Eppoi perché il costo di distribuzione a Gualdo è più alto che a Deruta? Mi è stato risposto che a Gualdo Tadino c’è un costo centrale più alto. Il costo centrale è la somma dei costi che l’Italgas sostiene per tenere in piedi la struttura tecnica. Attualmente l’Italgas si è sdoppiata. C’è l’"Italgas più" che segue la gestione amministrativa e l’"Italgas spa" che ha rilevato la parte tecnica. Una volta a Gualdo Tadino c’erano quattro o cinque persone. Adesso sono circa 40 persone che hanno, naturalmente un costo in più. L’insieme di questi costi determina il costo di centrale che va scaricato su tutte le utenze, domestiche e artigianali. Perché dobbiamo, però, essere ancora penalizzati da questa situazione tenendo conto che noi gli impianti li abbiamo già pagati all’allora Estigas? Mi hanno risposto che questi sono parametri regolati dalla convenzione comunale. Allora ho chiesto al sindaco di non rinnovare la convenzione, perché è la stessa dove è inclusa ancora un’indennità di mora pari al 5% dell’imponibile. Oggi se paghi con un giorno di ritardo ti applicano il 5% sull’imponibile. Che è un tasso di strozzinaggio". La convenzione va, quindi, riscritta.

La partita è aperta. Un incontro di Mauro Spigarelli con il direttore generale dell’Italgas c’è stato il 29. Sugli esiti vi riferiremo nel prossimo numero.

 

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