L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 14 - 20 luglio 2003

POLITICA

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Il patto per l'Umbria

urgono interventi immediati

 

di Riccardo Serroni

02pattumbria.jpg (22194 byte)La paura, espressamente enunciata, è che si chiuda la stalla quando ormai i buoi sono scappati. Il fatto è che i tempi della politica non coincidono con quelli della nostra economia, procedono a due velocità diverse. Il "Patto per l’Umbria", un grande progetto della Regione per rilanciare l’economia del territorio, richiederà anni perché venga attivato e faccia sentire i suoi effetti. Mentre i problemi delle nostre aziende manufatturiere sono problemi di oggi e richiedono interventi immediati, pena il rischio della chiusura di alcune attività produttive. L’esempio che è stato portato è stato quello del comune di Gualdo Tadino che da due anni mette a bilancio quasi un miliardo delle vecchie lire a sostegno delle iniziative promozionali delle aziende.

Il dibattito organizzato dal Comune sul Patto per l’Umbria è stato molto interessante ed istruttivo, ma ha messo in evidenzia questo doppio binario. Sono stati Claudio Carini (Confartigianato) e Mauro Spigarelli (CNA) a mettere il dito nella piaga.

"Gli interventi previsto dal Patto per l’Umbria - ha detto subito chiaro e tondo Carini - sono a medio e lungo termine. E nel breve cosa succede?". E poi pone una domanda provocatoria con un riferimento preciso inquietante: "Bisogna stabilire se la ceramica è ancora strategica per questo territorio. Anni fa da noi c’erano 45 aziende tessili con circa 400 addetti. Ora ne sono rimaste 5 con 50 addetti. La ceramica farà la stessa fine? Non bastano più la fantasia, l’impegno la creatività degli addetti per andare avanti. Occorrono interventi strutturali immediati. Le aziende hanno perso liquidità, non hanno più risorse finanziarie per rinnovarsi". Il problema di fondo è costituito dai costi di produzione nettamente superiori a quelli che devono sopportare altri paesi concorrenti che possono, quindi, permettersi di vendere a molto beno prodotti che anche qualitativamente si difendono. Che fare allora? Carini avanza alcune proposte concrete:

  • ridurre l’imposizione fiscale sull’energia. Il costo del metano è aumentato in tre anni da 350£ a 580£ (paghiamo il metano il 50% in più che in Spagna, ad esempio).

  • decontribuzione degli Istitui Previdenziali (al sud pagano il 10%, noi il 100%);

  • ulteriore proroga per altri due anni almeno per la restituzione della busta pesante (altrimenti non arriviamo a Ntale);

  • riduzione delle tasse locali e stali;

  • le imprese devono fare la loro parte associandosi per ridurre i costi di alcuni servizi".

L’analisi di Mauro Spigarelli non è dissimile da quella di Carini:

"I tempi di intervento non devono essere troppo lunghi - spiega - perché altrimenti si rischia di non arrivare in tempo utile". Ed anche dal presidente della CNA arrivano proposte concrete:

  • diminuzione degli oneri sociali;

  • difesa della nostra storia industriale difendendo le piccole e medie imprese manufatturiere;

  • modifica dell dinamiche salariali (i salari sono troppo bassi ma per le imprese hanno costi insostenibili);

  • diminuzione dei costi energetici anche intervenendo su balzelli che sanno di strozzinaggio (per un solo giorno di ritardo nel pagamento di una bolletta si paga il 5% di mora);

  • accelerazione nella realizzazione delle insfrastrutture (le nostre aziende hanno mediamente dal 10% al 15% in più dei costi per i trasporti rispetto alle aziende di altre località).

Problemi unanimemente riconosciuti da tutti gli intervenuti (il presidente dei Commercianti Duilio Castellani ha ricordato le problematiche legate al centro storico), ma i sindacalisti Pierluigi Bruschi (CISL) e Massimiliano Presciutti (CGIL) non hanno evitato di bacchettare le aziende per le loro responsabilità ed hanno introdotto nuovi elementi di discussione: "Nel Patto per l’Umbria - ha detto Bruschi - uno degli obiettivi è l’ammodernamento dell’amministrazione pubblica affinché sia in grado di fornire le risposte adeguate e la qualificazione del sistema produttivo e del territorio. La ricchezza va aumentata dando più valore a quello che produciamo. Non bisogna aumentare il numero delle aziende ma loro dimensione. La precarietà esiste perché c’è un sistema produttivo debole". Massimiliano Presciutti ha poi approfondito un tema già toccato da Bruschi: "Gli imprenditori devono fare un salto culturale associandosi, inoltre bisogna superare il concetto di una monocultura settoriale. Va affrontato infine seriamente il problema del credito".

Dall’intervento di Maria Rita Lorenzetti (presidente della giunta regionale) abbiamo ascoltato, probabilmente, ciò che sapevamo dover ascoltare. Su certe tematiche (questione tariffe ed oneri sociali) non è la Regione che può dare risposte certe, anche se può fare pressioni in tal senso come sulla busta pesante che dovrebbe partire a gennaio con un dilazionamento di 8 rate ("ma proveremo a chiedere di più"). Qualcosa si muove nel mondo del credito: "Abbiamo instaurato un tavolo del credito siglando un patto con gli Istituti di Credito per raggiungere tre obiettivi: a) far rinascere una nuova fiducia tra le Banche e le aziende; b) risolvere insieme certe situazioni di crisi; c) concordare le modalità per mettere a disposizione le risorse finanziarie". Buone notizie, infine, ha annunciato la Lorenzetti per le infrastrutture: si riparla in termini concreti della stazione unica Gualdo-Fossato; a giorni verrà emesso il bando per l’appalto della Branca Fossato; i lavori per la realizzazione dei lotti per ultimare la Flaminia e la Perugia-Ancona sono in corso. Insomma, tra quattro o cinque anni questo territorio avrà una rete stradale molto più adeguata.

 

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