L'ECO del Serrasanta

 

N. 23 - 1 dicembre 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Chiesa e religione

 

Un convento compatibile con l'accoglienza spirituale

di Riccardo Serroni


09convzoccol.jpg (25841 byte)Prosegue il nostro dialogo con frate Paul. In particolare, in questa seconda parte del servizio, frate Paul ci spiega il significato delle innovazioni introdotte nel convento.

Si è parlato molto a Gualdo del fatto che vi siete liberati delle cose superflue. Che cosa vi è risultato inutile?

"Quando siamo arrivati abbiamo visto che c’erano circa 120-130 letti. Nelle camere c’erano due-tre letti a castello, quindi dai 4 ai 6 letti per camera. Noi, nei limti del possibile, vogliamo fare delle camere per le persone singole, al massimo doppie se c’è una coppia sposata. Dunque tanti letti, molti dei quali erano riciclati dall’ospedale. Di questi letti ne abbiamo tenuti 70, per poter avere le camere come le vogliamo noi. Ultimamente qui si facevano molti pranzi, cene, matrimoni, battestimi e così via. Noi abbiamo visto che questo è incompatibile con quello che noi proponiamo perché se c’è una persona che viene in un eremo per vivere un periodo di silenzio e solitudine è incompatibile avere un gruppo di persone che viene per altri motivi, farebbe festa e disturberebbe questo silenzio. Per andare incontro a questi pranzi ed a queste cene c’erano tantissimi piatti, tavoli (anche rotti), e tanta altra roba che a noi non serviva. La bottega, dove c’erano gli strumenti di lavoro, era diventata un ricettacolo di immondizia di tutti i tipi. Nella dispensa c’erano centinaia di buccettoni da cinque litri vuoti, forse perché non sono mai stati portati al riciclaggio del vetro. Dunque abbiamo deciso di eliminare cose di questo genere, per fare pulizia, soprattutto. I frati che prima erano qui erano impegnati nella parrocchia, nell’ospedale e curavano meno il convento. Erano anni che non si faceva una grande pulizia. Alle persone che noi conoscevamo abbiamo detto che se volevano potevano venire a prendere le cose che a noi non servivano e che avevamo messo in un salone. Diverse persone grazie a Dio sono venute ed hanno preso diverse cose, soprattutto tavoli e seggiole.

Abbiamo pensato anche, nel nostro stile, di dare un taglio più sobrio all’arredo. Nel chiostro c’erano tanti quadri con fotografie di paesaggi, di cacciatori e caggiagione che abbiamo deciso di eliminare per dare un tono più sobrio, per favorire un clima di maggiore accoglimento, con meno distrazioni".

Anche nella chiesa avete apportato delle modifiche togliendo l’altare, modificando la posizione dei banchi. Per quale significato particolare?

"Abbiamo disposto i banchi in forma circolare. Questo per motivi pastorali. Quando celebriamo l’eucarestia siamo chiamati ad essere una piccola comunità. Però è difficile sentirti in comunione con un’altra persona quando tu vedi soltanto il retro della sua testa e non la vedi in faccia. Dunque la nuova disposizione dei banchi consente alle persone di guardarsi in faccia. Tutte queste cose le abbiamo spiegate attentamente alle persone e, da quello che io ho percepito, all’inizio erano contrariate, perché non capivano, poi, dopo che abbiamo spiegato, erano anche contente perché ne capivano le motivazioni.

Abbiamo inoltre suddiviso la chiesa in tre parti, per sottolineare i tre componenti principali della Messa. Da una parte il leggio con la parola. La prima metà della Messa è la liturgia della parola e abbiamo pensato di darle uno spazio proprio, separandola dall’altare per darle più rilievo.

Il secondo elemento è l’altare. L’altare che era in chiesa precedentemente non era un altare, era una cassapanca che era stata costruita intorno ad un paliotto credo del 1700. E tutte le persone con le quali ci siamo confrontati, anche tecnici ed esperti, dicevano che di per sé, come altare, era troppo grande, era mastodontico rispetto alla dimensione della chiesa. E lo era anche per me come celebrante. E visto che non era l’altare originario della chiesa, visto che non era stato costruito tanto per la chiesa quanto per racchiudere il paliotto, abbiamo deciso di toglierlo, in via sperimentale, per cercare questa nuova disposizione liturgica. Tutto però è mobile. Non abbiamo fatto nessun cambiamento strutturale, anche perché non potremmo farne perché altrimenti interverrebbero le Belle Arti. I veri altari purtroppo sono accatastati in altri luoghi. Uno che secondo me è un vero altare splendido è collocato davanti alla chiesa. E’ una grande pietra che a me piacerebbe molto riportare dentro. Ma occorre il permesso delle Belle Arti ed il permesso della Provincia, e non sappiamo se questo ci sarà. L’altro altare, quello che era il vecchio altare quando era ancora collocato al muro, è dietro l’orto. Dunque abbiamo cambiato una cassapanca con un tavolo, di per sé.

Il terzo ed ultimo elemento che abbiamo cercato di centralizzare, nel punto più alto della chiesa, dov’era il vecchio altare, è il tabernacolo. E’ lì il padrone di casa, è lì il Dio presente con il suo corpo consacrato. Dunque abbiamo centralizzato l’Eucarestia nel tabernacolo".

Avete coperto con delle semplici coperte anche la vetrata all’ingresso:

"Stiamo ancora lavorando un po’. Come ho detto in precedenza lavoriamo molto in povertà e questo ci spinge ad utilizzare gli elementi che troviamo. Quindi non abbiamo soldi per acquistare tende. Abbiamo mendicato moltissime coperte che utilizzeremo anche per fare delle suddivisioni nelle stanze perché non abbiamo soldi per il cartongesso o interventi di altro genere. Dunque pensiamo di utilizzare le coperte perché ne abbiamo molte e le abbiamo messe all’ingresso perché è in quel punto che va la sedia del celebrante e la luce del giorno rischierebbe di disturbare. Con le stesse coperte abbiamo pensato di fare anche un tappeto per terra.

Magari non siamo molto creativi, però la necessità di utilizzare il materiale di ritrovo ci spinge ad essere creativi per allestire un ambiente che sia consono allo spirito della celebrazione eucarestica".

I rapporti con il clero della zona come sono? Vi siete confrontati, avete spiegato che cosa intendete fare?

"E’ da poco che siamo qui e quindi ci stiamo ancora muovendo. Il clero della zona l’abbiamo conosciuto in modo particolare nella festa di S.Michele Arcangelo. Abbiamo partecipato alla concelebrazione eucaristica, siamo andati a cena con il clero nella vicaria, abbiamo un po’ parlato con i preti anche perché il Vescovo ci ha chiesto di presentarci. Con Don Giancarlo abbiamo stabilito diversi contatti, è venuto qui qualche volta, ha chiesto qualcosa, quindi è abbastanza informato. Ugualmente abbiamo rapporti con i nostri superiori. Il nostro Provinciale è già venuto un paio di volte e con lui ci confrontiamo. Non lavoriamo autonomamente".

Voi proponete un modello di vita cristiana molto spartana, quasi un ritorno alle origini, rispetto al modello che attualmente è in voga. Non crede che questa vostra esperienza induca i cristiani ad una profonda riflessione sui veri valori del cristianesimo?

"Per il mondo dei frati e delle suore non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Per i laici la cosa che secondo me è molto bella è che con la gente del luogo, nella celebrazione domenicale, che in questo periodo è alle 16, si sta creando un rapporto molto familiare. Viene parecchia gente. Sia per necessità, per spiegare loro i cambiamenti che abbiamo introdotto, sia coinvolgendoli in diversi modi nella liturgia, mi sembra che si stia creando un rapporto molto fraterno e familiare. Credo che attraverso questa piattaforma loro ci stanno accogliendo, si stanno fidando di noi. Domenica scorsa molti hanno partecipato attivamente alla Messa proponendo una loro preghiera in pubblico. Vengono per la Messa feriale che è molto lunga, dura circa 1 ora e un quarto. Poi vengono anche per offrirci qualche cosa. Ieri una donna è venuta per portarci un pezzo di carne e una bottiglia di vino. Da domenica prossima, per le offerte domenicali, metteremo anche un cesto dove la gente può offrirci della roba da mangiare e questo ci legherà ancora di più alla gente perché in qualche modo avrà la percezione che ci mantiene.

Poi la cosa strana è che le persone che sembrano accogliere meglio questa nostra esperienza sono gli anziani. Gente che magari per 80 anni ha visto la chiesa in un certo modo e vede i cambiamenti introdotti, o vede me che porto i capelli lunghi, e accoglie con favore le novità".

Qualcuno le ha fatto osservazioni sui capelli?

"L’ho spiegato una volta in chiesa, perché sentivo che qualcuno vociferava sui miei capelli. E’ un segno, un segno di consacrazione con delle motivazioni anche bibliche, tradizionali per le tradizioni religiose".

Questa è l'esperienza religiosa innovativa attivata presso gli Zoccolanti così come ci è stata raccontata da frate Paul. Non abbiamo, naturalmente, gli strumenti né l'autorità (né la volontà) per esprimere giudizi. Né, con questo servizio, intendiamo affermare che questa è l'unica strada percorribile. C'è una antica massima a ricordarci che "le strade del Signore sono infinite". Quella che passa attraverso il Convento degli Zoccolanti non è una delle più facili.

 

 

P.S. E' finita la ricreazione


La festa è finita quasi subito. Un ordine superiore, proveniente da Assisi, ha invitato i frati degli Zoccolanti a ripristinare l'antica disposizione della chiesa. L'ha annunciato fra Paul nell'omelia durante la Messa di domenica pomeriggio. Niente altare centrale, quindi, niente disposizione dei banchi in modo circolare per guardarsi in faccia.

Il fatto più singolare e significativo è che i più dispiaciuti sono stati proprio i fedeli: "Ma perché?" hanno chiesto in molti. La motivazione ufficiale è che verranno riportate le tele e verranno messi dei sistemi di allarme. La nuova disposizione degli arredi, però, non credo che sarebbe stata incompatibile. Piuttosto è il vento della restaurazione a soffiare sugli Zoccolanti di Gualdo. Ed in molti sorge il sospetto che questo vento, più che da Assisi, sia stato alimentato da Gualdo.

Resta il disappunto di tanti fedeli che hanno chiesto come poter parlare con il Priore di Santa Maria degli Angeli. Perché tante testimonianze raccontano che assistere alla Messa con quella disposizione degli arredi aiuta la concentrazione spirituale: "quando si esce si ha la sensazione di aver veramente partecipato ad una cerimonia religiosa".

 

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