L'ECO del Serrasanta

 

N. 23 - 1 dicembre 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Zibaldone

PRESENTATO GUALDO TADINO 1902-2001, CENTO ANNI DI STORIA ATTRAVERSO LA FOTOGRAFIA

La storia "alternativa" delle immagini

Grande pubblico per quello che si profila come il primo evento editoriale di una lunga serie ...


03storalt.jpg (18715 byte)Vedere un gruppo nutrito di persone che, a Gualdo Tadino, si riuniscono per un evento culturale è una cosa di buon auspicio e che fa molto piacere. Vedere, addirittura, la Sala Salviati della Rocca Flea piena fino all’inverosimile, con oltre metà dei presenti rimasti in piedi è evento ancora più raro e proprio per questo rimarchevole. Questo è accaduto, domenica 24 novembre, con la presentazione ufficiale di Gualdo Tadino 1902-2001, cento anni di storia attraverso la fotografia, realizzato da Daniele Amoni e da Valerio Anderlini per i tipi della Petruzzi di Città di Castello. Della giornata è questo l’elemento rimarchevole, segno evidente dell’interesse suscitato in città, ma anche in tutta la regione, da una pubblicazione che non solo si presenta come formalmente ineccepibile ma soprattutto come "apripista" per future iniziative editoriali, che in effetti sono state preannunciate.

Alla presentazione, oltre ai due autori, erano presenti il sindaco Rolando Pinacoli, l’assessore alla cultura Paolo Campioni, il vicepresidente della FIAF Mauro Laureti, il presidente del Gruppo fotografico gualdese Christian Severini e il prof. Antonio Pieretti. L’assessore Campioni ha evidenziato quella che, a suo parere, è la caratteristica principale della pubblicazione, vale a dire la sua "bellezza": suscita, difatti, meraviglia nel lettore il ritrovarsi davanti, splendidamente restaurate, immagini di un tempo che fu. Un tempo – ha aggiunto nel suo intervento il sindaco Pinacoli – che ha visto come protagonisti della storia di questa città tanti uomini e donne, ormai dimenticati, i cui visi possono rivivere oggi in quelle istantanee che ripercorrono abilmente ogni aspetto della vita quotidiana della città in un secolo. La pubblicazione, insomma, ribadisce l’importanza della fotografia come arte ma soprattutto come testimonianza storica, ha sostenuto Christian Severini, che ha ricordato la mobilitazione e l’impegno del Gruppo fotografico gualdese - che nel 2003 compirà ben 20 anni - nella raccolta e nella catalogazione delle oltre 20.000 immagini, ridotte poi a poco più di trecento nella pubblicazione. Un’operazione che rinobilita la fotografia in un’epoca, come quella attuale, nella quale la globalizzazione e lo sviluppo informatico e tecnologico hanno assai ridotto il numero di quelli che conoscono ed apprezzano la buona fotografia.

Anche gli interventi dei due autori sono stati rivolti a spiegare, in special modo, le difficoltà incontrate nella realizzazione dell’opera. Valerio Anderlini ha sottolineato l’arduo compito, che gli è stato affidato, di sintetizzare in poche pagine gli eventi storici di un’intera città in un arco di tempo di cento anni ed ha posto in risalto quella che è stata, al di là di tutto, la linea conduttrice della storia del secolo XX: il lento trapasso da un periodo di assoluta indigenza materiale, in cui la vita di tutti i giorni era continuamente minacciata dalla mancanza di mezzi e dall’incombere dei tragici eventi della storia nazionale in una realtà già di per sé critica, ad un’epoca di relativo benessere, in cui l’esorcizzare la memoria di quei tempi ha costituito una necessità, ma ha anche rischiato di gettare un’intera pagina della storia nel dimenticatoio. La pubblicazione è dunque il primo passo di una nuova tendenza che sarà proprio quella di recuperare materialmente tutti gli aspetti della vita dei tempi passati.

Operazione che è stata possibile - come ha sottolineato Daniele Amoni nel suo lungo intervento - grazie all’entusiastica collaborazione di tante persone che hanno accettato di aprire le loro soffitte, zeppe di ricordi polverosi, ai membri del Gruppo fotografico gualdese o che gli hanno personalmente consegnato ricordi, in forma di fotografia, gelosamente custoditi per tanti anni. È stata, come ha giustamente evidenziato il dott. Amoni, un’opera "corale" per molti aspetti e, in primo luogo, per il numero di quanti hanno voluto collaborare prenotandone in anticipo una copia. Che poi sia un’opera che, per forza di cose, non ha potuto dare spazio ad ogni aspetto della storia è evidente: condensare in trecento fotografie o poco più visi, espressioni, sentimenti, eventi, speranze, illusioni e delusione di ben cinque generazioni di gualdesi, senza escludere nessuno, è veramente impossibile. L’opera ha, comunque, inteso dare una lettura il più possibile completa di ogni aspetto della vita quotidiana, scegliendo le istantanee più significative relative agli eventi, ma anche alle situazioni socio-economiche, portanti di un così ampio lasso temporale.

Un’opera - ha sostenuto Antonio Pieretti nel suo intervento - per molti aspetti non tanto "complementare" alla storia ufficiale, ma storica tout court proprio perché ha inteso trascurare quegli aspetti "estetici" che l’arte fotografica porta in sé per volgersi completamente al recupero visivo e concreto di un’epoca che, da un lato è di difficile definizione per molti aspetti - come ad esempio la vita quotidiana - mentre, dall’altro, non sopporta di essere inquadrata in categorie logiche e critiche definite in quanto ancora troppo vicina, troppo palpitante, troppo viva per poter essere osservata con quel giusto distacco necessario ad uno storico. La fotografia, invece, non necessitando di un approccio critico e, per forza di cose, parziale, pone di fronte agli occhi del lettore gli occhi, i visi, i sentimenti di tanti uomini e donne oggi non più viventi e gli fornisce la possibilità di intuire, per un istante, la verità della storia attraverso un’immagine, fissata nella lastra fotografica, che ha passato indenne i trambusti, gli sconvolgimenti ei capovolgimenti di fronte di un secolo così problematico come il Novecento. Purifica, in poche parole, la storia ufficiale da quelle inevitabili sovrastrutture ideologiche e, in questo senso, può costituire, se ben congegnata, un valido strumento di conoscenza.

Pierluigi Gioia

 

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