L'ECO del Serrasanta

 

N. 14 - 21 luglio 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Personaggi

 

Alfredo Santarelli, un maestro della ceramica italiana

Ricordo di un grande gualdese che ha segnato il XX secolo


Ne ho seguito gli ultimi anni di vita, dolorosi per la cecità che lo aveva colpito, mortificando gli occhi che nella storica sede di Via Monina avevano creato tanta bellezza.

Desiderò che lo accompagnassi a Firenze per essere visitato da un noto oculista indicatogli da affezionati amici del capoluogo toscano. Era il luglio 1954.

Lo feci di buon grado e ricordo tutto di quei giorni. Dall'arrivo alla stazione di Santa Maria Novella, alla sistemazione in un albergo del centro storico, al momento più importante, quando, con estrema delicatezza, gli venne comunicata l'irreversibilità della situazione. Cercai di fargli animo, trovandolo forte nella sventura.

Notando la mia inclinazione all'arte e al fare arte, era lieto della mia vicinanza. Giunta la fine, mi assunsi il compito di commemorarne la figura durante le esequie in San Donato.

Di Alfredo Santarelli (Gualdo Tadino 1874-1957) ho apprezzato l'opera in vita e, più compiutamente, dopo, riguardando il percorso complessivo della sua carriera, le fasi stilistiche attraversate. Una vicenda figurativa, la sua, che sta crescendo nella considerazione che merita.

Artista di formazione accademica, egli la personalizzò eccezionalmente nella maiolica; la legò alle sue forme, ai colori, alla vaghezza dei lustri. L'originalità non si fece attendere e segnò la sua produzione.

Sarebbe stato sicuramente un buon pittore l'allievo gualdese dell'Accademia di Belle Arti di Perugia, ma è nella ceramica che egli espresse un alto talento.

Fu attratto da questa pratica istintivamente, come era naturale in un centro di antica tradizione nel settore quale Gualdo Tadino. Potrei dire che allo stesso modo la ceramica è entrata negli interessi storico - artistici di chi scrive, intento in passato anche a dipingere qualche maiolica.

Ho accennato al patrimonio culturale acquisito dal Santarelli a contatto dell'Accademia e l'arte umbra nel periodo formativo, con la conoscenza di autorevoli artisti di Perugia (a Gualdo Tadino, nell'appartamento di Corso Italia, c'era un bel ritratto ad olio di sua moglie, la signora Eleonora, eseguito da Francesco Moretti), ma le conoscenze si innestavano su spontanee, istintive doti creative.

E' sicuramente degli anni dell'Accademia il raro documento che pubblico in questa sede: un pregevole acquerello policromo (oggi in collezione privata) avente per soggetto "Un miracolo di San Diego", il santo francescano spagnolo che risana un bambino con l'olio della lampada sacra.

Il racconto, reso con notevole raffinatezza di disegno, sapienza cromatica, ben preannuncia l'eccezionalità dei futuri successi nel campo della decorazione ceramica.

In questa Santarelli conseguì risultati sorprendenti (ce ne sono di incredibili in collezioni private e pubbliche), tali d'aver contribuito anch'egli a riscattare la grande maiolica dall'ambito delle arti minori ove la critica del passato indiscriminatamente relegò la ceramica (si comprende bene come non può essere la materia a determinare una categoria artistica).

Le testimonianze, a questo fine, sono numerose e sarebbe importante ricercare, mettere insieme le opere di lui che sono autentici capolavori. Parlo delle sue cose autografe, sapendo bene i lettori che sotto la sigla sovrapposta AS è finita una sconfinata produzione di fabbrica, pur interessante quando ad essa presiedeva il titolare.

A significativo esempio, autentico capolavoro considero il piatto istoriato che pubblico a corredo di queste riflessioni insieme all'acquerello giovanile del "San Diego d'Alcalà".

07santar1small.jpg (9266 byte)Un miracolo di San Diego di Alcalà (acquerello di Alfredo Santarelli) - clicca l'immagine per ingrandirla

 

Vidi il manufatto, cm. 39 di diametro, con straordinari lustri oro-rubino, presso un ceramista locale, pregando subito dopo l'amico Daniele Amoni, benemerito cultore e divulgatore della nostra maiolica, di fotografarlo. Sono di ciò lieto perché posso almeno serbarne l'immagine e trasmetterla agli estimatori dell'attività del Santarelli.

07santar2small.jpg (15539 byte)Il Mito di Venere (maiolica a lustri oro e rubino) -   clicca l'immagine per ingrandirla

 

L'opera - situabile intorno al 1925 - ha per soggetto il mito di Venere e Adone, il giovane di proverbiale bellezza per cui la dea concepì una struggente passione non ricambiata.

Nella scena, ambientata in un bosco, Adone, armato di lancia e con i suoi cani al guinzaglio, è ansioso di partire per la caccia, mentre Venere - che è scesa dal carro con cui passava in cielo - cerca di trattenerlo implorandolo. Le sue preghiere, però, sono vane.

Dagli elementi di ornato a quelli figurati, la linea è di elevato tenore. Chiuso entro una fantasiosa tesa recante grottesche antropomorfe e zoomorfe e quattro paesaggi montani giustapposti, il tema, tratto da fonte iconografica d'autore, è svolto con gusto decorativo di estrema eleganza, con alta padronanza di segno (e "segnare" con un pennello intriso di acqua e colore una superficie smaltata per crearvi testi duraturi nel tempo richiede non poca padronanza).

Concorre ad esaltare la bellezza del manufatto, la prestigiosa qualità tecnica dei riflessi dei lustri preziosi.

Il maestro gualdese è, qui, in un momento di grazia, di manifesta genialità pittorica. La storia mitologica, ogni storia, sembra trionfare nella maiolica di Alfredo Santarelli.

Concludo questo "ricordo" di lui. Nelle mie visite al Cimitero, sosto spesso presso la Cappella che ne accoglie le spoglie. Dalle minuscole aperture della porta lignea l'occhio si porta allora sull'epigrafe che ne sintetizza la figura ("maestro insigne della ceramica") e sui tre pannelli a piastrelle maiolicate che egli desiderò ad ornamento dell'interno. Per essi, fu delegato un suo valido, affezionato collaboratore, il pittore Afranio Metelli. Con il proprio tipico segno, Metelli vi ha tradotto una "Madonna col Bambino" e "Angeli" da disegni del Rinascimento italiano e, all'altare, la "Deposizione" di Giambattista Tiepolo oggi nella collezione Hausamman di Zurigo, riprendendo con efficacia la modellazione sfatta eppure vibrante dei personaggi del dramma e dello stuolo di angeli adoranti, dell'originale.

Enzo Storelli

 

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