L'ECO del Serrasanta

 

N. 2 - 27 gennaio 2002

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Territorio

 

La Flaminia mortificata

di Giuseppe Pellegrini


Sorpresa e sgomento ha suscitato la notizia del "declassamento" della Flaminia da strada statale a strada provinciale; questa strada che con un ottimo stato di servizio: "ha prestato opera servile all'Italia ed al Mondo, fin da quando le legioni romane vi passavano per portare il nome di Roma oltre i confini nazionali, in Gallia ed in Bretagna", è stata relegata a "sito archeologico". Gli uomini nuovi l'hanno mortificata: hanno sezionato il suo tratto, hanno fatto dei calcoli, (ci piacerebbe sapere su quali basi essi siano stati fatti), ed hanno deciso che essa non serve più, va messa in soffitta con le robe vecchie, inutili cianfrusaglie senza alcun valore.

Non abbiamo alcuna intenzione di fare della polemica: "quando si è duramente colpiti non ci si può irretire in polemiche sterili ma è necessario dimostrare a coloro che hanno sbagliato quale sia stato il loro errore ed indicare la via per poterlo riparare". Non intendiamo impostare il problema su basi politiche, poiché il tratto della Flaminia interessa ben sette Comuni, retti da Amministrazioni democraticamente elette, ma, pretendiamo, soprattutto, far rilevare l'importanza economica della strada.

Oltretutto il provvedimento ci sembra grottesco alla luce degli allargamenti apportati, che in alcuni tratti superano i nove metri. Ma da Foligno a Fossombrone, guarda caso, noi ci inoltriamo nella zona dell'Alta Umbria, che della Flaminia, del suo traffico, della ricchezza che passa ogni giorno, aveva creato una delle ragioni essenziali di vita. Ogni attività turistica, ogni tentativo di creare nella zona attività industriali aveva i suoi giusti presupposti nella strada, sul suo fine sul quale si fondavano giuste speranze di vita e di sviluppo.Non si è voluto tener conto di ciò: "un'assurda decisione uccide tutti i paesi della Flaminia: da Nocera a Gualdo, da Fossato a Sigillo a Costacciaro, da Scheggia a Cagli". Da qui una profonda amarezza, una voglia di guardarci intorno e di scuotere sconsolatamente il capo, una voglia di suonare le campane delle nostre chiese a lutto, di radunare le popolazioni sulle piazze per dire loro che anni di lavoro, di impegni si sono persi per l'incomprensione di coloro che, solo preoccupati di redigere calcoli, hanno dimenticato quello più essenziale, quello ossia di non far morire una zona, fra le più belle dell'Italia Centrale, che ha una sola ricchezza: "La Flaminia".

Ma gli abitanti e gli uomini responsabili dell'Alta Umbria non amano "le piazzate", come non amano gli inutili congressi celebrativi: "sanno in questo momento di dover iniziare una battaglia che va combattuta apertamente si, ma contenuta nei suoi limiti e nel suo significato". Essi vogliono, come le altre zone della Provincia hanno già avuto, (basta leggere i giornali), una giustizia distributiva di mezzi e di strumenti adeguati allo sviluppo dell'economia della zona, senza compromessi e senza mezze misure: "soprattutto senza perdita di tempo in modo che i calcoli possano tornare giusti anche per coloro che desidererebbero il contrario".

Una simile iniziativa fu presa nel 1961, quando si cercò, ancora una volta di declassare la Flaminia. Allora i responsabili delle Amministrazioni Comunali, adottarono un Ordine del Giorno unanime. Giustificatissimo quindi l'allarme poiché la Flaminia, da rango di strada di grande comunicazione, non debba venir declassata e degradata al rango di strada provinciale, utile al solo traffico locale e ricercata tutt'al più, da qualche turista straniero che non resiste alla tentazione di calcare la storica strada consolare romana.

Molti esempi a noi vicini ricordano gli antichi fasti: "uno per tutti "Il Passo del Furlo". Dall'oggi al domani 52 esercizi chiusero definitivamente i battenti. A buon intenditor!!!

Leggiamo sul "Giornale dell'Umbria di mercoledì 19 dicembre 2001: "i Sindaci di Sigillo e Nocera Umbra, i rappresentanti dei Comuni di Scheggia e Pascelupo, di Fossato di Vico e di Gualdo Tadino hanno sottoscritto un progetto dalla Regione dell'Umbria e della Provincia di Terni, denominato: "Vie Romane del Mediterraneo". Tale progetto è destinato a fare in modo che la Flaminia sia riconosciuta: "sito archeologico".

Signori Amministratori, ma i vostri elettori sono stati avvertiti, se sì, cosa ne pensano?

Povera consolare Flaminia, e poveri noi cittadini, finalmente si è avverato un sogno durato 2200 anni !!!

 

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