L'ECO del Serrasanta

 

N. 2 - 27 gennaio 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Meteorologia

CON LA TESTA FRA LE NUVOLE (26)

Rubrica meteorologica a cura di Massimiliano Squadroni e Pierluigi Gioia

Il vento, dannazione e salvezza


08met.jpg (31485 byte)Chiunque osservi, tra Gualdo Tadino e Fossato di Vico, i rari filari di cipressi ai lati della (ex) statale Flaminia, noterà che essi sono in gran parte incurvati verso il fondovalle. Noterà anche che non esistono cartelli stradali o pubblicitari di grosse dimensioni e che le abitazioni non hanno, per la maggior parte, finestre nei lati rivolti verso l’Appennino. Perché? La spiegazione è ovvia: qui si subisce la dura legge del vento. Ma il vento, a Gualdo, è non solo dannazione ma anche salvezza. E vedremo perché.

Un'immagine al visibile del satellite meteosat: si osservi la nuvolosità che le correnti di bora addossano al versante orientale dell'Appennino (effetto stau). Una volta valicata la catena montuosa, sul versante umbro, le nubi si dissolvono (föhn).

A tutta velocità!

Chiediamoci innanzitutto perché il vento sia spesso così violento in queste zone; perché, ad esempio, quando a Fabriano tira una leggera bava di bora, a Fossato di Vico le raffiche di vento ribaltano persino i camion. La responsabilità è, in primo luogo, dei valichi appenninici. Nonostante l’altitudine media dell’appennino umbro-marchigiano superi di poco i 1.000 metri, la catena costituisce un ostacolo comunque difficile da superare per le correnti provenienti dall’Adriatico, tanto che, specie se l’aria risulta piuttosto fredda e stabile, essa si blocca contro le pendici dell’Appennino, tende ad ammassarsi sul versante marchigiano e a creare, viceversa, una sorta di "buco", di depressione su quello umbro. Questo dislivello barico (cioè differenza di pressione) è talvolta anche di 2 o 3 hPa (ectopascal, l’unità di misura della pressione): sembra poco, ma è sufficiente a creare una sorta di "risucchio" violento dell’aria attraverso le uniche aperture a disposizione, cioè i valichi appenninici, verso la depressione generata al di là della catena. (vedi immagine) E qui, per una legge della fisica, molta aria, richiamata da una zona ampia, che transiti in un varco stretto, è costretta ad accelerare. Ecco perché, dai valichi di Fossato, Valmare e Valsorda, le correnti di bora penetrano in maniera così violenta, passando da i 20 ai 90-100 Km/h.

L’effetto föhn

C’è anche un’altra ragione. L’aria, dopo essere stata costretta a salire sul versante sopravvento, aver scaricato la sua umidità sotto forma di pioggia o neve, ormai molto più secca (e quindi più pesante) tende a discendere dalla vetta lungo il versante umbro: qui, a causa del suo peso e della pressione esercitata dal vento in quota, acquista velocità, precipitando violentemente a valle. Questa situazione è ben evidenziata dalla "scorza" di nuvole che avvolge le montagne poco dopo che ha iniziato a soffiare la tramontana. Naturalmente l’effetto si verifica – e anche in modo più violento – anche quando a Gualdo soffia un vento moderato di libeccio e le correnti, dopo aver scaricato pioggia sul versante umbro, ormai più secche precipitano a valle sul versante marchigiano, che è più ripido e quindi dà origine a venti violentissimi che spesso giungono a spazzare persino le coste adriatiche. Nei due casi, si parla di "vento di caduta": il famigerato föhn.

I benefici

Qui però cominciano gli effetti benefici del vento. In primo luogo, l’effetto föhn produce un riscaldamento dell’aria e quindi, in proporzione, il versante sottovento risulta sempre meno freddo di quello esposto direttamente alle correnti. Ad esempio, in occasione di venti dall’Adriatico, la quota delle nevicate è più bassa di 100 o persino 200 metri sul versante marchigiano che non su quello umbro, dove quest’ultime risultano anche meno abbondanti. Inoltre, l’aumento di velocità del vento, fa sì che si mantenga immediatamente a ridosso del versante umbro una certa ventilazione anche quando nell’altro versante il vento è ormai molto debole. Qual è il vantaggio? In occasione di notti serene, la temperatura, grazie al vento, si mantiene su valori molto più alti di quelli delle zone in cui non tira vento. Per fare un esempio: nella notte fra il 5 e il 6 gennaio 2002, quando a S.Egidio (Perugia) la temperatura ha toccato i – 12°C e a Fabriano i – 11°C, a Gualdo si è mantenuta attorno ai +2°C grazie proprio al vento. Nelle notte successive, però, il vento si è calmato e le temperature sono precipitate a – 6/–7°C. E infatti: in media, a Gualdo, la temperatura minima a gennaio è di 1°C. A Fabriano, invece, è di – 0,3°C. Perché? Chiedetelo, fra le altre cose, al vento delle nostre parti…

P. G.

 

 

I numeri del freddo

Tra il 1° dicembre e il 20 gennaio sono stati ben 36 i giorni con temperatura minima sotto lo zero, di cui – a Palazzo Mancinelli, zona di valle – ben 21 consecutivi; 14 i giorni di gelo, con temperatura media del giorno sotto lo zero; 2 i giorni con temperatura minima inferiore a – 10°C; 21 i giorni di neve (il doppio della media di un intero inverno); - 5,6 la media delle minime delle prime due decadi di gennaio – contro una media di 1°C; solamente 65 i cm di neve caduta in 50 giorni di freddo; 0 il numero delle perturbazioni atlantiche transitate sull’Italia dall’inizio di dicembre; 30 il numero di perturbazioni atlantiche sarebbero dovute passare alle nostre latitudini nello stesso periodo di tempo; 45 i giorni di durata dell’ondata di gelo, una delle più lunghe mai registrate nella storia meteorologica del nostro paese. ad malora!

 

 

Pierluigi Gioia può essere contattato all'indirizzo E-mail pierluigigioia@protadino.it.

Massimiliano Squadroni può essere contattato all'indirizzo E-mail massy@squadroni.com.

 

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