L'ECO del Serrasanta

 

N. 2 - 27 gennaio 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

I classici

I CLASSICI VALGONO PER L'UOMO DI OGNI TEMPO E DI OGNI LUOGO

Ma che c'entrano Gualdo Tadino e l'Umbria?

 


07fontamara.jpg (11338 byte)"All'entrata di Fontamara, sotto una macera di sassi, sgorga una povera polla d'acqua ... riappare ai piedi della collina, più abbondante, in forma di ruscello. Prima di avviarsi verso il piano, il ruscello col suo fosso fa molti giri. Da esso i cafoni di Fontamara han sempre tratto l'acqua per irrigare i pochi campi che possiedono ai piedi della collina e che sono la magra ricchezza del villaggio. Per spartirsi l'acqua del ruscello ogni estate fra i cafoni scoppiano spesso liti furibonde. Negli anni di maggiore siccità, le liti finiscono talvolta a coltellate; ma non per questo l'acqua aumenta ...

Ora avvenne che gli ultimi cafoni di Fontamara, i quali la mattina del due giugno scesero la collina per andare al lavoro, s'incontrarono al piano con un gruppo di cantonieri, arrivati dal capoluogo con pale e picconi per deviare l'acqua, per allontanare il misero ruscello dai campi e dagli orti che aveva sempre irrigato, sempre, a memoria d'uomo, e per avviarlo nel senso contrario, in modo da obbligarlo a costeggiare dapprima alcune vigne e a bagnare infine delle terre che non appartenevano ai Fontamaresi, ma ad un ricco proprietario del Capoluogo, don Carlo Magna.

In un primo momento noi pensammo che i cantonieri volessero burlarsi di noi .. Perciò noi pensammo che la deviazione del ruscello fosse una nuova beffa. Infatti, sarebbe proprio la fine di tutto, se il capriccio degli uomini cominciasse a influire perfino sugli elementi creati da Dio, cominciasse a deviare il corso del sole, il corso dei venti, il corso dell'acqua stabiliti da Dio..,

Ma i cantonieri, senza altre spiegazioni, avevano messo mano alle pale e ai picconi per scavare il nuovo letto dell'acqua. Allora lo scherzo sembrò oltrepassare i limiti. Un ragazzo tornò su, a Fontamara; allora allarmò ognuno che trovò per strada. "Bisogna correre, provvedere subito" ripetè affannosamente a ognuno. "Bisogna avvertire i carabinieri, avvertire il sindaco, giù, nel capoluogo, al più presto". Di uomini a spasso, in paese non ce n'erano. Nel mese di giugno gli uomini han troppo da fare con la campagna. Dovevano andare le donne... Tutto il paese fu messo a rumore; le donne sì ripetevano la notizia da un vicolo all'altro; anche quelle che già sapevano di che si trattava, se lo facevano ripetere dieci volte da ognuno che passava davanti alla loro porta, però nessuno si muoveva... Come al solito nessuna "poteva" andare. Ognuna insomma voleva farsi i fatti suoi.

Allora Marietta trovò come compagna un'altra ....... Eravamo già un gruppo di una quindicina di donne pronte a partire.. .Faceva un'afa da vomitare. A quell'ora neppure i cani si mettono in cammino. La polvere accecava. Quando i cantonieri ci videro scendere verso il piano, vocianti, avvolte da una nuvola di polvere, ebbero paura e scapparono attraverso le vigne ... Arrivammo al capoluogo solo verso il mezzogiorno. Il polverone della strada ci aveva imbiancate come se fossimo state al molino; quando apparimmo sulla piazza del municipio, molti ebbero paura. Il nostro aspetto non doveva essere rassicurante.

Le donne chiedono di parlare col sindaco; non sanno che c'è il podestà (il fatto narrato si svolge in Abruzzo, in epoca fascista ndr).

Cosi arrivammo al cancello di una villa di recente costruzione, appartenente a un romano conosciuto in tutta la contrada, e anche a Fontamara sotto il nome di Impresario... Tre anni prima, quando l'impresario era arrivato dalle nostre parti, nessuno sapeva chi fosse, né dove fosse nato...Tutto quello che comprava, lo spediva a Roma. ..Qualcuno allora disse:"L'impresario ha scoperto l'America dalle nostre parti, quest'è la verità" . . Egli aveva trovato la ricetta per trasformare in oro anche le spine

L'Impresario non c'è: è alla fornace; le donne ci vanno, ma non è nemmeno lì: forse è alla segheria, forse alla conceria. Le donne litigano tra loro, si incolpano l'una con l'altra, temono anche i rimproveri dei mariti. Poi vanno da don Carlo Magna, che possedeva quasi tutta la contrada di Fontamara, e dicono: "Non si può togliere l'acqua alla terra che ha sempre bagnato; è un sacrilegio; è un peccato contro la Creazione; di esso dovrete rispondere davanti al Trono Eterno".

Ma apprendono che le terre sono state acquistate dall'Impresario; che, dopo averle rese irrigue, le avrebbe rivendute a un prezzo più alto. Le Fontamaresi allora tornano alla villa dall'Impresario, dove c'è un banchetto al quale partecipano i notabili, tra cui don Circostanza, "il difensore del popolo". Arriva l'impresario indaffarato con gli operai, con un modo di fare e di parlare che mette soggezione; e - rivolto alla moglie - dice:

"Ah, parli del banchetto per la mia nomina? Mi dispiace, ma non ho tempo... Gli invitati si offenderanno? Ma no, sta sicura che non si offenderanno. Li conosco bene, servi da bere, servi molto da bere e non si offenderanno. Va là, che li conosco ...

Intanto i commensali ubriachi si erano raccolti sul balcone della villa. Tra essi adesso spiccava l'avvocato don Circostanza... Appena ci riconobbe, con ambo le braccia ci fece un larghissimo festoso saluto.. .Egli era il nostro Protettore... la nostra difesa.. I

Le donne espongono il problema: L'acqua non deve essere tolta ai Fontamaresi; tirano qualche pietra contro una finestra; torna l'Impresario, al quale le donne dicono che i cantonieri stanno facendo una prepotenza.

"Se si trattasse di una prepotenza" rispose subito l'impresario "potete star sicure che saprei io come reprimerla. Finché io sarò capo del comune, prepotenze non ce ne saranno. Ma in questo caso, mi dispiace, siete male informate, non si tratta di una prepotenza. Segretario, spiega tu di che si ..."

"Non si tratta di una prepotenza" balbettò il segretario. Parola d'onore. Sotto il nuovo Governo, prepotenze non ne possono succedere. Prepotenze? Giammai. E' una parola proibita. Ecco, si tratta di un atto legale; anzi, addirittura di un favore che le autorità han voluto fare a Fontamara". Disse "favore" e si guardò attorno sorridendo; poi cacciò di tasca un fascio di fogli e continuò più spedito: "Ecco qui una petizione con i nomi di tutti contadini di Fontamara, insomma i vostri mariti, senza una sola eccezione. La petizione chiede al Governo nell'" interesse superiore della produzione" che il ruscello venga deviato dalle terre insufficientemente coltivate dai Fontamaresi verso le terre del capoluogo "i cui proprietari possono dedicarvi maggiori capitali". Non so se voi donne potete capire certe cose".

Le donne sanno che la sera prima un certo cav. Pelino aveva fatto firmare gli uomini su fogli di carta bianca; dicono: "Basta coi discorsi. Ogni vostro discorso è un imbroglio. Basta coi ragionamenti. L'acqua è nostra e resterà nostra. Ti mettiamo fuoco alla villa, com'è vero Cristo".

Le parole esprimevano esattamente il nostro stato d'animo; ma quello che ristabilì la calma fu don Circostanza.

"Queste donne hanno ragione" si mise a urlare, separandosi dai colleghi e venendo verso di noi. "Hanno dieci volte ragione, cento volte ragione, mille volte ragione". Noi allora tacemmo, fiduciose. Don Circostanza prendeva le nostre difese e noi sapevamo che era un grande avvocato. La sua voce suscitò in noi una commozione infantile, veramente inspiegabile...

"Queste donne hanno ragione" continuò l'Amico del Popolo. "Io le ho sempre difese e le difenderà sempre. che cosa vogliono in fondo queste donne? Essere rispettate"... continuò don Circostanza rivolto con braccio minaccioso verso i notabili. "Esse meritano il nostro rispetto. Queste donne non sono prepotenti. Esse non sanno che la legge è purtroppo contro di loro, e non vogliono andare contro la legge. Esse vogliono un accordo amichevole col podestà. Esse fanno appello al suo buon cuore. Esse non fanno appello al capo del comune, ma al benefattore, al filantropo, all'uomo che nella nostra povera terra ha scoperto l'America. E' possibile un accordo?"

La vera soluzione la presentò don Circostanza. Queste donne pretendono che la metà del ruscello non basta per irrigare le loro terre. Esse vogliono più della metà, almeno così credo di interpretare i loro desideri. Esiste perciò un solo accomodamento possibile. Bisogna lasciare al podestà i tre quarti dell'acqua del ruscello e i tre quarti dell'acqua che resta saranno per i Fontamaresi. Così gli uni e gli altri avranno tre quarti, cioè, un po' più della metà. Capisco" aggiunse don Circostanza " che la mia proposta danneggia enormemente il podestà, ma io faccio appello al suo buon cuore di filantropo e di benefattore."

Gli invitati, riavutisi dalla paura, si misero attorno all'Impresario per supplicarlo di sacrificarsi in nostro favore.

Dopo essersi fatto pregare, l'impresario finalmente cedette."

Ignazio Silone

Tratto da "Fontamara ",

ed. Mondadori, Milano, 1981,

pp. 49-88.

 

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