L'ECO del Serrasanta

 

N. 2 - 27 gennaio 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Letture

VIAGGIANDO VIAGGIANDO

Abraham Yehoshua, "Il signor Mani"

ed. Einaudi, 1996

 


06sigmani.jpg (8950 byte)"Il signor Mani" è un libro scritto qualche anno fa da uno dei più grandi scrittori israeliani contemporanei, Abraham Yehoshua. Narra la saga di un'antica famiglia ebraica, i Mani, che si raccontano a ritroso nel tempo, nello spazio di sette generazioni. Sono cinque dialoghi molto appassionati, dove i protagonisti liberano le loro identità raccontandosi ad altri, cercando nella persona che li ascolta il rifugio delle proprie azioni e dei propri sentimenti. Naturalmente è un libro incentrato sull'ebraicità dei personaggi, che si muovono in un'atmosfera di apparente tranquillità, poiché le loro vite sono segnate dalla tragicità della violenza e della stupidità umana. Molto bello il secondo dialogo in cui il protagonista, un soldato tedesco, si interroga sul significato dello sterminio ebreo. "La parola razza era solo un'allegoria, una metafora per un'altra parola, più rispettabile: natura … il carattere umano e nazionale, che bisogna scoprire e che si può anche cambiare". In queste parole è insito forse il significato più profondo che muove le guerre: la paura di non riuscire a scoprire la propria "natura", quella parte di noi stessi più profonda, libera dalla storicità che crea le identità personali. Il povero soldato tedesco, costretto da un potere "alto" ad uccidere, cerca di trovare una giustificazione ai suoi gesti disumani. La guerra, la violenza, nascono allora sempre da una grave forma di debolezza, istigata dalla paura di perdersi, di non essere più se stessi, dalla paura ancestrale dell'uomo di perdita della propria individualità a favore di una personalità "globale", integrata con tante altre umanità, costruita con il tempo, un tempo che molto spesso distrugge l"'io", quello più vuoto ed individualista. Le parole dello scrittore sono, in questo momento, più attuali che mai. Saranno le guerre che ci costringono ormai giorni a riflettere, il segno della debolezza e della paura di un individuo, di un popolo, che non riesce ad accettare l'idea di perdere una parte della propria dimensione "naturale" e culturale a favore di una identità globale, risultato comunque inequivocabile della storicità della vita?

 

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