L'ECO del Serrasanta

 

N. 2 - 27 gennaio 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Letture

 

Il "tamburo" del Cardinale di San Severino

di Fabio Talamelli


A partire dal 1513 Gualdo ottenne il privilegio di essere costituita in Legazione autonoma ed il governo della città venne affidato ad un apposito Legato Pontificio. Il primo Legato a vita fu il Cardinale Antonio Ciocchi di Monte San Savino, detto perciò il Cardinal Del Monte del Titolo di San Vitale, che ricoprì l’incarico fino al 1533. Quindi, dopo una breve dipendenza dalla Legazione di Perugia, nel 1534 Gualdo ottenne di nuovo un proprio Legato Pontificio, il Cardinale Andrea Matteo Palmieri, che governò la città fino al 1538. Seguì poi la Legazione del Cardinale Antonio Pucci, noto nei nostri archivi storici anche con l’appellativo di "Cardinale di San Severino", il quale, poco dopo il suo insediamento, decise di far collocare all’interno del Palazzo dei Priori una cassetta alquanto singolare chiamata indifferentemente "tamburo", "cippo" o "trombone".

La cassetta, scrupolosamente chiusa a chiave, di cui una copia era custodita dai Priori e un’altra dai Regolatori, avrebbe dovuto accogliere le proteste o le proposte scritte dai cittadini i quali, secondo le attese del cardinale, potevano contribuire in tal maniera a migliorare l’organizzazione e la vita politico-amministrativa del "commune civitatis", attraverso una partecipazione attiva e costruttiva. L' iniziativa pare che abbia subito riscosso un grande favore popolare permettendo a tutti indistintamente di poter esprimere le proprie idee con la garanzia, al tempo stesso, dell’assoluto anonimato.

Prima di ogni Consiglio Comunale, il Cancelliere apriva la cassetta e leggeva ad alta voce tutte le "polizze" davanti ai Priori ed ai Regolatori all’uopo riuniti facendo però attenzione a non mostrare ad alcuno le lettere onde evitare l’eventuale individuazione dell’autore attraverso la calligrafia. I Priori ed i Regolatori, dal canto loro, dovevano vagliare le "polizze" in modo da scartare quelle contenenti offese o comunque di poca importanza, portando invece al Consiglio quelle giudicate di preminente interesse pubblico. A questo punto il Consiglio aveva il compito di discuterle e di prendere i provvedimenti ritenuti necessari a dare corso alle richieste formulate le quali venivano così ad assumere un vero e proprio valore legale tanto da essere trascritte nei "Libri delle Riformanze". Le altre invece venivano bruciate.

Ruggero Guerrieri, nella sua "Storia Civile ed Ecclesiastica del Comune di Gualdo Tadino", riferisce che con questo metodo vennero esternate le richieste o le rimostranze più disparate: leggiamo ad esempio che in una di queste lettere si "domandava" clemenza per un certo Cesario da Gualdo, appena diciassettenne, il quale aveva ucciso la sorella Fiordaligi perché viveva in maniera disonesta, mentre in un altro scritto si invocava la grazia per un certo Francesco di Sabbatello che aveva ucciso la moglie adultera (a quanto pare le morti violente erano cosa abbastanza ricorrente a quei tempi). In altre lettere si denunziavano varie ingiustizie perpetrate dai pubblici ufficiali come pure i difetti di una legge o di un decreto; in altre ancora si chiedeva di riparare il civico acquedotto, alcuni edifici di uso pubblico o qualche tratto delle mura castellane rovinato dal tempo e dall’incuria. Alcuni cittadini si rivolgevano poi al "Consiglio" affinché fossero allontanati dal paese certi soggetti "banditi" dalle città vicine e rifugiati in Gualdo, ma del tutto sgraditi alla popolazione locale.

Tra le altre cose si denunciò pure il caso riguardante alcuni insigni personaggi gualdesi, tra cui spiccava Giovan Diletto Durante, i quali erano esentati dal pagamento di alcuni tributi che gravavano invece, e abbastanza pesantemente, su tutto il resto della popolazione. A tal proposito, riferisce il Guerrieri, vennero ben presto presi urgenti provvedimenti da parte del Governatore Marcello de Tutis, appartenente al patriziato senese, onde porre fine alle ingiustizie denunciate. E fu così che per qualche tempo questo particolare strumento venne utilizzato per coadiuvare gli amministratori della cosa pubblica nella loro delicata attività di governo del paese; ma onde evitare di trasformarlo in un’arma finalizzata a perseguire vendette personali o dar libero sfogo a risentimenti di ogni tipo fu sempre necessario un attento controllo "a monte" da parte della consulta dei Priori e Regolatori. Comunque questa c.d. "cassetta" pare che non abbia avuto vita lunga e a poco a poco si tornò all’utilizzo esclusivo dei rappresentanti eletti dal popolo per far presenti in occasione delle adunanze consiliari i problemi e le richieste della cittadinanza.

 

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