L'ECO del Serrasanta

 

N. 2 - 27 gennaio 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Letture

Le fiabe di nonna Mirella

I gemellini

fiabe.gif (7408 byte)

 

Tanto tempo fa c'erano due gemellini, un maschietto ed una femminuccia che vivevano con i loro genitori in una casetta piccolina; la bambina si chiamava Rosetta ed il bambino Ugo. Erano molto poveri, ed anche se il loro babbo e la loro mamma facevano tanti sacrifici la vita era proprio dura. Nella casetta c'era lo stretto necessario, un tavolino che si reggeva appena appena con quattro sedie sgangherate, quattro piatti, quattro bicchieri, quattro cucchiai, forchette e coltelli, poche pentole ed in un angolino un piccolo focolare che faceva più fumo che calore. La cameretta dei due bimbi semplice con due lettini ed un comodino con sopra una candela che accendevano al momento di andare a letto. Ma loro si accontentavano perché di notte, quando non c'era la luna, dalla piccola finestrella vedevano uno spicchio di cielo stellato, e quando c'era la luna la loro cameretta era più illuminata ed allora spegnevano la candela. Si volevano molto bene e tutte le sere, prima di coricarsi, dicevano le preghiere chiedendo a Gesù di aiutare i loro genitori. Rosetta era tanto carina ma lei si vedeva bruttina, aveva i capelli rossi lisci come gli spaghetti e la faccina piena di lentiggini. Il fratellino non era meglio di lei, aveva le orecchie a sventola, lentigginoso pure lui, esile esile. La loro mamma faceva di tutto per tenerli puliti ma i loro vestitini erano proprio sciupati a forza di essere lavati, e le scarpe tutte rattoppate. Non avevano giocattoli. Il maschietto che era ingegnoso con i rocchetti di filo che scartavano le sarte e con un po' di chiodi faceva dei trenini per la sorellina che si costruiva delle bambole di pezza. Le braccia e le gambe erano fatte con dei bastoncini, la faccetta veniva pitturata con i petali dei papaveri, la bocca, le guance e gli occhi con dei pezzetti di carbone. Venivano carine!

D'estate si divertivano a giocare sui prati fioriti, d'inverno sulla neve, e quando non potevano uscire per il troppo freddo spaziavano con la fantasia assieme ai giocattoli che si erano costruiti. Una sera d'inverno la mamma diede loro il permesso di andare in chiesa. Mentre erano in chiesa si mise a nevicare a quando uscirono e videro la neve ebbero paura pensando a come avrebbero fatto a tornare a casa, ma poi piano piano, stretti stretti, si avviarono. Mentre camminavano sentirono un lamento: "Oh, povera me! Come farò con tutta questa neve e gelo sulla strada e tornare a casa.

I bambini si fermarono, videro una signora e le fecero coraggio dicendole di stare tranquilla che l'avrebbero accompagnata loro. Erano intirizziti dal freddo ma ci riuscirono. Quando la loro mamma, preoccupata, li vide rientrare tutti gelati le fece scaldare vicino al focolare e loro le raccontarono di ciò che era accaduto. La bufera continuò per giorni; poi, una mattina quando si svegliarono videro il sole che entrava da quella piccola finestrella e si misero a saltare dalla gioia. Finalmente avrebbero potuto di nuovo giocare sui prati anche se c'era la neve. Sentirono bussare alla porta, e la mamma che andava ad aprire. Sull'uscio c'era un signore distinto che cercava i due bambini che avevano aiutato una signora in una notte di bufera. Portava un grosso pacco. Con curiosità aprirono il pacco e con grande sorpresa dei genitori di Rosetta ed Ugo trovarono di tutto. Giocattoli, fichi secchi, arance e mandarini, due paia di stivaletti rossi, tanta stoffa per fare vestiti ed un cappottino per ogni gemellino. La mamma non finiva mai di esclamare: "Ma che meraviglia! Come è possibile avere tutta questa bella roba!". C'era anche una lettera della signora che era grata ai due bambini e li ringraziava per averla aiutata; loro erano stati generosi con lei e lei così li aveva ricompensati.

La mamma si mise subito a cucire un vestitino per Rosetta ed un paio di pantaloncini per Ugo. Quando la domenica successiva il babbo li portò al paese, tutti vestiti a festa con gli stivaletti ed il cappottino nuovi, facevano veramente un figurone e la gente si girava meravigliata dicendo quanto erano belli quei due bambini. E così cambiò la vita per tutti. Il babbo trovò un buon lavoro e la mamma si mise a cucire vestiti per le signore del paese. I due bambini seguitarono a giocare felici sui prati. Qualche volta i genitori di Rosetta ed Ugo dicevano fra loro: "La generosità dei nostri figli è stata proprio ben ripagata!"

 

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario