L'ECO del Serrasanta

 

N. 2 - 27 gennaio 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Notizie dal Palazzo

CERAMICA

Il denaro comunale a sostegno delle aziende

di Walter Biagiotti


A Gualdo Tadino la disoccupazione è a livelli talmente bassi da poter affermare che, almeno dal punto di vista quantitativo, il comune vive una situazione di quasi piena occupazione. Il merito va, oltre che ai molti piccoli imprenditori, alla presenza di due grosse realtà industriali (Tagina e Merloni) che rappresentano per la città il valore aggiunto rispetto ad altri comuni umbri. In questa situazione potrebbe quindi sembrare paradossale che il Comune elargisca un contributo di oltre 1 miliardo in favore di oltre 120 aziende gualdesi (7-8 milioni ciascuno). Ma il politico "furbo", anziché preoccuparsi di fare il proprio dovere (facilitare l’acquisizione delle terre industriali e l’urbanizzazione delle stesse) preferisce "mettere il cappello" su questa felice situazione, tentando di far credere di averne qualche merito ed arrivando a far scrivere sui giornali che il contributo comunale alle imprese (una manciata di soldi per tutti), ha reso possibile la creazione di oltre 50 nuovi posti di lavoro.

Purtroppo i bilanci aziendali sono ben altra cosa rispetto alla propaganda: la chiusura di alcune aziende, e lo stato di crisi di altre, hanno messo a nudo l’acutizzarsi di una situazione difficile che attraversano molte piccole aziende. Il contributo comunale ha avuto l’effetto previsto e scontato: il Comune ha speso oltre 1 miliardo, le aziende in procinto di chiudere hanno chiuso, quelle in crisi sono rimaste tali, i titolari delle aziende sane potranno permettersi una vacanza in più. Se aggiungiamo che anche i sindacati denunciano che i dipendenti delle aziende gualdesi sono i meno pagati d’Italia, ecco dimostrato come, di fronte alla propaganda, poco importa ai nostri amministratori se i soldi di tutti servono poco e solo a pochi.

Accettato che il denaro pubblico possa essere utilizzato in favore di privati l’amministratore pubblico serio dovrebbe avere chiare le necessità, le problematiche, gli strumenti e gli obiettivi che vuole perseguire, non a suo favore ma a favore delle aziende e, a caduta, della collettività cittadina. Se il futuro di ogni azienda è legato allo sviluppo della qualità, la realizzazione della stessa non deve essere solo enunciata come sentimento campanilistico né data per scontata. Per ciò che attiene la ceramica artistica il futuro è vincolato alla formazione di tornianti e pittori. I corsi di formazione professionale perciò, finanziati con denaro pubblico, non possono più servire solo a soddisfare docenti e divertire hobbisti. Gli aspiranti tornianti e pittori vanno scelti tra i giovani dotati; la formazione va svolta nelle fabbriche e nei laboratori che hanno capacità e volontà di insegnare; i soldi pubblici vanno utilizzati per integrare adeguatamente, e per periodi sufficientemente lunghi, lo stipendio dei giovani in formazione, evitando che gli stessi vengano attratti da lavori di basso profilo meglio remunerati. Per quanto riguarda la ceramica d’uso o oggettistica, la qualità del prodotto è determinata dai materiali e dalle forme.

Poche aziende gualdesi hanno la capacità o la forza economica per studiare nuovi materiali, nuovi colori e nuove forme di oggetti. La storia trentennale del concorso internazionale e la sua fama poteva, e potrebbe ancora se esistessero volontà ed idee, stimolare l’interesse e la partecipazione di artisti e designers e diventare, al fianco della sezione prettamente artistica, un evento culturale per la città ed economico per le aziende. I migliori risultati di questo concorso, magari con cadenza biennale, meriterebbero veramente a questo punto un copyrigth comunale, che sarebbe ben più utile del marchio D.O.C. che, senza una storia ed un prestigio riconosciuti al di fuori delle mura domestiche, rischia di essere inutile e velleitario. Non va poi dimenticato che qualsiasi prodotto pur funzionale, originale e bello diventa "utile" per l’azienda che lo produce, allorché la stessa riesce a venderlo. La partecipazione alle fiere campionarie delle aziende, realizzate con il contributo del Comune, molto spesso non ha portato nessun risultato e la cosa non deve stupire. Se dietro un’azienda, o un gruppo di aziende, non esiste una struttura commerciale che ne cura le vendite diventa azzardato sperare di attrarre, interessare, convincere ed acquisire un cliente che si trova a passare per i corridoi di una fiera. Per le relativamente scarse quantità produttive delle nostre ceramiche un bravo operatore commerciale, insieme ad un discreto prodotto, potrebbe contribuire a risolvere la crisi delle piccole aziende; se il denaro pubblico venisse impiegato anche in questa direzione, forse le stesse potrebbero trovare la forza di crearsi un mercato stabile e remunerativo.

Pur nella convinzione che non esistono ricette preconfezionate che possano risolvere la crisi di un settore come quello della ceramica, una raccomandazione generale di buon senso credo possa essere universalmente accettata: i metodi e gli strumenti per sostenere e promuovere qualsiasi prodotto devono essere analizzati e programmati da professionisti; l’intensità e la durata degli interventi devono rispondere alle esigenze del prodotto e basarsi su risorse certe nella quantità e nella durata. Dovrebbe poi essere evidente che, trattandosi di denaro pubblico, alcune regole andrebbero rispettate: i risultati positivi devono soddisfare sia gli imprenditori che i dipendenti e la quota di contributo pubblico deve comunque essere minoritaria rispetto alla somma investita dall’azienda. Se infatti un'azienda privata è disposta a sostenere e promuovere il proprio prodotto solo con il denaro pubblico, qualsiasi progetto rischia il fallimento e qualsiasi contributo pubblico rischia di diventare uno sperpero.

 

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario