L'ECO del Serrasanta

 

N. 24 - 16 dicembre 2001

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Le mie idee per Colle Mori


05mori.jpg (17753 byte)Lo scorso mese d’ottobre la dottoressa Laura Bonomi Ponzi, soprintendente archeolo-gico per l’Umbria, ha dichiarato che "il sito archeologico Colle Mori costituisce un raro esempio di organizzazione proto urbana in territorio umbro ovvero testimonia la presenza di un’organizzazione sociale ancora prima dell’avvento dei Romani"

Nonostante tale riconoscimento il colle su cui si estende il sito archeologico (posto tra le valli del fiume Vaccara e delle sorgenti di Capodacqua) è eroso da tre cave di pietra dimesse, una frana trasformata in cava di breccia e altre due cave di pietra attive, una delle quali ha provocato la frana di parte dell’area archeologica. Per completare l’opera, con l’inizio della recente campagna di scavi, qualcuno ha avuto la brillante idea di allargare, a colpi di ruspa, un vecchio sentiero montano posto sul lato orientale del colle. Il risultato è che il sentiero non è stato mai utilizzato e il colle, alla faccia degli amministratori "amici della montagna" può vantare un’altra brutta e anche inutile ferita.

Non tratterò degli aspetti storici e culturali del sito archeologico Colle i Mori in quanto, a differenza di altri, non ritengo di esserlo né ho alcun complesso che mi spinga a "spacciarmi" per persona colta. Il sito archeologico "Colle i Mori" rappresenta per Gualdo Tadino un patrimonio unico che, nonostante tutto, può e deve essere salvaguardato e valorizzato perché, oltre alla valenza storica e culturale, può rappresentare una formidabile risorsa economica per il futuro della nostra città. Su questo problema credo che per i nostri amministratori sia finito il tempo di perdere tempo. La gravità della situazione e l’importanza della partita impone una piena e immediata chiarezza sugli intenti.

Se nel passato avessero dato la giusta importanza alla scoperta avrebbero evitato di far costruire case sui terreni dove era stata individuata la probabile necropoli degli antichi Umbri; oggi, se vogliono evitare il completo smottamento dell’antica città, si attiveranno per l'immediata cessazione di qualsiasi attività pericolosa alla stabilità del sito e per la sua messa in sicurezza dal minaccioso movimento franoso.

Se invece ritengono che la completa distruzione del sito possa significare "la loro soluzione" al problema continueranno a perdere tempo con lo scaricabarile delle responsabilità. Se capiscono l’unicità del sito archeologico tenteranno l’immediata acquisizione della superficie quale terreno di pubblico interesse; altrimenti continueranno a ritenere più importante buttare denaro pubblico nell’acquisto di costosi ed inutili immobili.

Se vogliono dimostrare la buona volontà provvederanno all’immediata recinzione dell’area per evitare le "attenzioni" degli archeologi della domenica o peggio dei vandali. Se invece per loro è importante solo finire sui giornali leggeremo che il Comune ha stanziato "ben 15 milioni di lire per una campagna di scavi".

Se hanno a cuore gli interessi della città pubblicizzeranno la scoperta tentando di trasformarla in un evento d’importanza mondiale. Che senso ha pubblicizzare con le iniziative dell'IRDAU un sito archeologico destinato a scomparire? Servirà solo attivare un flusso di futuri possibili studiosi e turisti ai quali indicare ... dove era una testimonianza storica che l'incuria pubblica ha fatto scomparire.

Se per loro la promozione di Gualdo Tadino è altra cosa continueremo ad essere famosi per le trovate stravaganti dei nostri amministratori; se invece capiscono l’importanza economica che tale scoperta può costituire per lo sviluppo turistico della città investiranno somme importanti in campagne di scavi per riportare alla luce, in tempi brevi, l’intera città.

Walter Biagiotti


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