L'ECO del Serrasanta

 

N. 24 - 16 dicembre 2001

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Attualità

NATALE A SCUOLA

Un passo avanti ... un passo indietro

di Angelo Pucci


Premessa

In una lettera del 25 maggio 2001 la direttrice didattica Serenella Capasso, in risposta ad un quesito posto dai docenti della scuola elementare e materna del Circolo, inerente ai comportamenti politicamente corretti da adottare in occasione di ricorrenze religiose, rispondeva nei termini seguenti:

" (…) in tre intese tra lo Stato Italiano e le Confessioni Religiose è stato espressamente esplicitato che 'non si richiede di svolgere l'insegnamento di catechesi o di dottrine religiose o pratiche di culto ritenendo l'educazione e la formazione religiosa dei giovani di stretta competenza delle famiglie e della Chiesa."

La direttrice ricordava quindi le garanzie di ordine generale:

  • il diritto di tutti di non avvalersi di insegnamenti religiosi;

  • che comunque l'insegnamento religioso non abbia luogo secondo orari che possano risultare discriminanti;

  • che non siano previste forme di insegnamento religioso diffuso nello svolgimento dei programmi di altre discipline;

  • che non possano essere richieste agli alunni pratiche religiose o atti di culto.

Dopo una valutazione positiva del comportamento dei docenti che avevano posto il quesito, la direttrice concordava "nel ritenere che l'azione educativa non debba essere posta al servizio di 'maggioranze' o 'minoranze', ma che debba essere posta a tutela di ogni bambino individuando opportune iniziative capaci di mediare e non esasperare i conflitti."

"Altro invece" - proseguiva la Dr. Capasso - "può essere individuato in ordine alle conoscenze di culture e tradizioni locali e non."

"Politicamente corretto" nelle nostre scuole

Non entrerò nel merito dei richiami normativi della direttrice, la cui ineccepibilità va data in questa sede per scontata. Tuttavia, la sua lettera costituisce uno stimolo per una serie di riflessioni a ridosso delle festività natalizie e delle attività scolastiche ad esse correlate, soprattutto dopo il dibattito, politico e religioso, apertosi nella società dopo i tragici fatti di New York.

Immaginiamo una classe composta da 23 alunni, di cui 20 cattolici e 3 islamici, che si appresta ad addobbare l'aula, a preparare le recite, a svolgere temi sulla ricorrenza del Natale. In questo caso è imperativo non urtare la suscettibilità di quegli alunni provenienti da paesi, culture, religioni diverse dalla nostra, senza peraltro rinunciare alle attività tipiche del periodo prenatalizio. Si capisce che il compito dei docenti, in una tale situazione, non è facile.

Alcuni potrebbero essere tentati di evitare qualsiasi nesso religioso, con il risultato che il Natale verrebbe festeggiato esclusivamente con riferimenti a Babbo Natale e all'abete decorato e illuminato, con la contestuale cancellazione della nascita di Cristo, dell'inizio dell'era cristiana, da cui peraltro prende i passi il nostro calendario, per non parlare delle canzoni natalizie, potenzialmente considerate "politicamente scorrette", che invece fanno parte del nostro panorama culturale plurisecolare. Inoltre, togliendo i riferimenti religiosi si rischia di ridurre il Natale, ancora più di quanto lo sia già, a una mera occasione di consumo.

Confine tra religione e cultura

In sostanza: qual è il confine tra cultura e religione? E' una linea di demarcazione netta oppure molto ampia, con infinite interconnessioni? E' indubbio che il cristianesimo e in particolare il cattolicesimo hanno profondamente segnato, nel bene e nel male, a seconda delle opinioni, non soltanto il nostro senso della morale, ma anche la nostra storia, la filosofia, le scienze, l'arte, l'architettura, il progresso tecnologico.

In nome del "politicamente corretto" si finirà per chiederci di fare astrazione del nostro intero bagaglio culturale?

Per conoscersi: un passo indietro o un passo avanti?

Se l'imperativo è quello di evitare ad ogni costo i conflitti, sempre e comunque umanamente possibili, credo che la via sia quella del passo indietro, evitare contatti, non toccare argomenti discussi, costruire steccati e ghetti mentali e tangibili. Così forse non si urterà alcuna suscettibilità, ma di certo si finirebbe per essere diseducativi. Se, invece, come propende la direttrice Capasso, ci si deve muovere mettendo in campo "iniziative capaci di mediare e non esasperare i conflitti", allora la strada maestra è quella del passo avanti, incontrarsi, discutere, conoscersi a vicenda.

Il giovane islamico sia messo in condizione di conoscere il significato esteso e intero del Natale, come tradizionalmente spiegato e gestito in occasione delle attività scolastiche prenatalizie, e altrettanto sia messo il giovane cattolico in condizione di conoscere il significato pieno del Ramadan, senza che da nessuna delle due sponde si ceda a tentazioni di proselitismo o pretese di conversione.

Faccio fatica a capire la necessità di un passo indietro in nome del rispetto per culture e fedi diverse, proprio perché farei fatica a pretendere da un altro un passo indietro per rispetto nei miei confronti.

 Educare bambini … e adulti

Per fare questo c'è bisogno di reciproco senso di responsabilità, insieme a grande sensibilità e tatto da parte di docenti, genitori e istituzioni religiose. Divulgare il "sapere", da che mondo è mondo, non è mai stata una passeggiata. Men che meno lo è oggi, soprattutto tra gli adulti, a giudicare dai battibecchi in una trasmissione di "Porta a Porta" di inizio novembre tra il cristiano-democratico unito, on. Buttiglione, nei panni di un improbabile "signore della guerra" ("se non ci danno Bin Laden, andremo a prendercelo dove sta."- ma non si ha notizia che sia partito per l'Afghanistan con il contingente italiano -) e un certo Adel Smith, presidente di una non meglio definita associazione musulmana, che riferendosi al crocifisso, blaterava di "cadavere appeso al muro" e di "deicidio-suicidio".

Apprezzabile e rincuorante, invece, l'intervento di Massimo Cacciari, che, autodefinitosi non credente, richiamava il signor Smith (l'avrà sentito anche Buttiglione?) all'obbligo di conoscere almeno il significato della croce: perdono senza rappresaglia, amore senza ricompensa, elevazione nella sconfitta. Valori islamici e valori cristiani, in senso lato, spesso si incontrano e non è affatto velleitario l'invito del Papa alle altre religioni a pregare insieme per la pace.

Non inibire la conoscenza reciproca

Non c'è quindi motivo alcuno, in nome di un malinteso senso del rispetto o di "correttezza politica", per impedire ai nostri ragazzi la conoscenza piena dei credo e dei valori dei loro compagni di fede diversa.

Sono consapevole della delicatezza dell'argomento e non ho soluzioni magiche da proporre. Mi limito a sperare che questo pezzo abbia la funzione di un sasso gettato nello stagno e che provochi qualche riflessione in più. Visto anche che negli ultimi giorni, proprio in previsione delle recite scolastiche prenatalizie, è spuntata qualche polemica caratterizzata dal tifo pseudo-talebano e pseudo-crociato, più che da una vera disponibilità di conoscenza.

E' indispensabile che i ragazzi capiscano il mondo in cui vivono. Saranno loro a determinarne il futuro.


Angelo Pucci può essere contattato all'indirizzo E-mail angelopucci@protadino.it.

 

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