L'ECO del Serrasanta

 

N. 23 - 2 dicembre 2001

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Speleologia

grupspelgt.gif (5180 byte)25 ANNI SOTTO TERRA

La grotta della Miniera

di Vittorio Carini e Giuseppe Venarucci

 

16grottmin1.jpg (17571 byte)Bel pomeriggio, quello del 28 agosto 1976, il cielo è azzurro, spruzzato dal bianco di rade nuvole sospinte da una tramontana leggera. La strada, dalla cava di Rigali verso il Fringuello, è in forte pendenza, prima ombre d’alberi poi una cruda luce batte sulle pietre. Ora si scende dove il verde cupo della pineta c’inghiotte, poi si risale per una carrareccia segnata dai solchi lasciati da antiche ruote. Italo Scatena guida la comitiva, ne fanno parte Vittorio Carini, Sauro Lupi e Luigi Vecchiarelli. La mèta è la Cava del Ferro, ma non è in quel suggestivo anfiteatro di rocce e cunicoli lo scopo della spedizione. Si cerca un ricordo, vecchio più di trent’anni, una galleria poco discosta, al cui interno si apre un misterioso pozzo. La casetta diroccata, la cava antica con i mucchi di pietre giallo ocra che il muschio non riesce a nascondere, da qui bisogna rientrare nella macchia, tagliata da poco, scendere in un intrico di rami, d’alberi abbattuti. Ma il luogo in cui avrebbe dovuto trovarsi la galleria è ormai un anonimo fosso, l’ingresso è scomparso, forse è crollato. Gli sguardi, persi oltre quel muro di terra, immaginano invisibili vie dentro la montagna, non si arrendono all’evidenza che qui non c’è nulla, oltre una vecchia storia, un fosso come tanti, un tappeto di rami e foglie secche. Il condizionale di Italo è 16grottmin2.jpg (16747 byte)scontato, il "dovrebbe essere qui" è preso per buono, si tornerà tre giorni dopo con pala e piccone per cercare la galleria misteriosa. Ancora un pomeriggio di sole, che filtra tra il fitto delle foglie degli alberi, un lavoro lungo, duro: breccia, sassi, massi, infine un getto d’aria. Per la prima volta la montagna ci soffia sulle facce sudate il suo freddo respiro, dal buco, grande come un pugno, un vento che piega gli steli d’erba vicini. Un largo sorriso soddisfatto si accese sul volto di Sauro, un sorriso che oggi è solo un ricordo, un sorriso che talvolta scorgo in un taglio di luce, quando m’immergo nel lungo andito della Miniera. Il 2 settembre tornammo in forze: Sauro Lupi, Mauro Mancini, Pier Giuseppe Moroni e Vittorio Carini completarono la riapertura dell’ingresso e percorsero le gallerie orizzontali giungendo fino alla sommità del pozzo inesplorato, il cui imbocco fu nei giorni seguenti allargato ed 16grottmin3.jpg (25478 byte)armato con chiodi da roccia ed una sbarra di ferro, al fine di poter penetrare in esso, per conoscere quell’orrido buio in cui era chiaramente udibile lo stroscio di un corso d’acqua che precipitava in basso. La prima discesa del pozzo, m 52 di profondità, dopo rischiosi tentativi in proprio, fu fatta il 10 ottobre 1976, da Carini, Lupi e Vecchiarelli insieme agli speleologi perugini Paolo Boila e Riccardo Rondoni, con il determinante apporto di quel magnifico gruppo guidato da Francesco Salvatori, al tempo uno dei migliori in Italia, intervenuto in forze sul posto presupponendo la scoperta di un nuovo grande abisso sui nostri Appennini. La ciclopica frana sul fondo di quello che allora fu chiamato il pozzo della Sassaiola, non superata nemmeno negli scavi successivi ripetutisi per più anni, pose fine all’esplorazione, ma non all’entusiasmo e sicuramente non guastò la felicità dei presenti, gualdesi e perugini, che degnamente festeggiarono in casa Vecchiarelli la riscoperta della Grotta della Miniera per il resto del giorno ed alcune ore della notte.

Da questi avvenimenti, da quel nucleo di protospeleologi gualdesi che in breve raggruppa tra le sue file altri validi elementi, dall’importante supporto di Francesco Salvatori e del suo Gruppo, dal credito riscosso nella città di Gualdo Tadino, dove si desta l’interesse e la stima degli amministratori e soprattutto del dresidente della Pro Tadino, Giovanni Pascucci, prenderà forma il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino, ora giunto ininterrottamente al venticinquesimo anno d’attività.

 

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