L'ECO di Sigillo

 

N. 21 - 4 novembre 2001

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Sigillo

 

A Cesare quel che è di Cesare

di Giuseppe Pellegrini


Leggo sul n. 19 de L'ECO, datato 7 ottobre 2001, alla pagina del Comune di Fossato di Vico: "L'inaugurazione dell'Antiquarium", la cui cerimonia ufficiale si è svolta sabato 22 settembre alla presenza di ..., inoltre: "nelle sale del Museo si potranno così ammirare, conoscere meglio e più da vicino centinaia di reperti e materiali trovati appunto nel Comune di Fossato di Vico, i quali, per valore artistico, storico, scientifico, etnico meritano di essere considerati patrimonio della comunità ...", leggo ancora: "attraverso le testimonianze rinvenute sia esponendo i reperti che costituiscono la raccolta comunale sia mostrando i materiali che attualmente sono conservati in altri luoghi, come il noto Marte, dalle montagne di Fossato di Vico, ora al Museo nazionale dell'Umbria o la statuetta bronzea, raffigurante un leone, rinvenuta alle "Cese" nel 1937 e conservata al museo archeologico nazionale delle Marche."

Ho avuto la fortuna e l'onore di visitare il Museo Nazionale Archeologico delle Marche, per fotografare, dietro pagamento di una cifra, una statuetta di leone in bronzo, denominata "Il Leoncino di Sigillo", e dalle ricerche effettuate in quel Museo non esiste altro ritrovamento bronzeo di leone rinvenuto in Fossato di Vico.

Per evitare polemiche e per testimoniare che il Comune di Sigillo ha in costruzione un "Centro di Documentazione Archeologica - Paleontologica- Pittorica cittadina" da sistemare nella ex chiesa di San Giuseppe al Corso, e che per tale Centro sono state avviate le pratiche, in collaborazione con altri enti ed istituzioni, per la sistemazione delle opere d'arte ritrovate nel nostro territorio; voglio testimoniare al sig. Carlo Barsotti e a tutti coloro che si occupano di storia della nostra Gente, che, l'antichità della fonte che ha accennato al Paese degli Umbri di Sigillum, è la menzione Pliniana "Gens Antiquissima Italiae", che considera questa popolazione la più antica e riconosciuta da tutti gli storici.

Questo è quanto narra il soprintendente Edoardo Galli, nato a Majera (Cosenza), il 3 maggio 1880, morto a Roma il 24 luglio 1956, che al tempo del ritrovamento era soprintendente alle Antichità di Ancona: "anche questa volta si è trattato di una scoperta fortuita. In un giorno imprecisabile del 1937, alle "Cese", sulla montagna di Sigillo, mentre un ragazzo vigilava al pascolo un gregge di pecore tal Morettini Luigi di Angelo, nato a Sigillo il 7 dicembre 1920 sì avvide che in una buca del terreno, scavata forse dalle acque, giaceva, con la bocca spalancata in alto, il leoncino che si studia; l'ingenuo pastorello ebbe l'impressione che fosse una serpe. Lo liberò dal terriccio, e a sera lo portò a casa di suo padre. L'interessante oggetto rimase così presso il contadino Angelo Morettini, nato a Sigillo il 5 marzo 1889, ivi residente in Via Ippolito Borghesi 127, padre dello scopritore, per ben quattro anni.

Commercianti di Antichità di Roma e di Firenze ebbero sentore del rinvenimento, e ne contrattarono l'acquisto per una notevole somma; ma l'affare per fortuna non fu concluso. Intanto l'Umbria veniva aggregata, in seguito alla revisione territoriale dei nostri uffici nel 1939, alla Soprintendenza di Ancona, che iniziò subito i lavori di rafforzamento e di restauro del Teatro Romano di Gubbio. In una delle mie ispezioni a dette opere, nell'estate del 1941, venni a sapere del ritrovamento, e non indugiai a mettere in salvo il leoncino, che un caso davvero provvidenziale non aveva lasciato sfuggire da Sigillo.... durante l'avventurosa prolungata permanenza nella dimora del Morettini a Sigillo, la piccola belva fu vista da parecchie persone del paese e di fuori, compresi, come si è accennato, alcuni scaltri trafficanti di Antichità, i quali avevano fiutato la buona preda e, se non avessero troppo lesinato sul prezzo, l'avrebbero a quest'ora chissà dove trasmessa. Il Leoncino, durante tale periodo di prigionia, non ebbe però a subire alcun oltraggio da parte dell'incoscio detentore, che si limitò ad appenderlo ad una trave per mezzo di un fil di ferro, come un salame. In questa posizione io lo vidi per la prima volta ...". Il soprintendente Edoardo Galli, che curò l'acquisto del Leoncino di Sigillo, nell'estate del 1941, presentò ed illustrò uno studio pubblicato sulla Rivista Studi Etruschi - Volume XVII - Firenze - Leo S. Olschki Editore - 1943, dal titolo: "Il leoncino di Sigillo".L'Archeoclub Grifo Sigillo, associazione che sono onorato di rappresentare, nel Natale 1999, ne ha ripubblicato il testo integrale, corredato di foto, che non possono essere riprodotte senza il consenso dei Beni Culturali. Leggo, sempre su L'ECO, stesso numero e stessa pagina, a firma di Alberto Giombetti: "La cultura è un bene pubblico, perciò lontano dalle perversioni maniacali dei vari personaggi locali". (non so cosa voglia dire, se avesse la bontà di spiegarsi meglio). Giombetti titola il suo articolo: "...ma la cultura non ha colore". Concordo pienamente, però: se non ha colore, un nome lo deve pur avere.


Nota della redazione: L'incolpevole Barsotti ha solo riportato nell'articolo solo quanto ascoltato dal relatore.

 

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