L'ECO del Serrasanta

 

N. 21 - 4 novembre 2001

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Gualdo Tadino

IL FILO DEI GIORNI

La saggezza della storia vissuta

Gianni Pasquarelli spiega il suo libro ai gualdesi


05ilfilo.jpg (22703 byte)La prefazione di Antonio Pieretti e la recensione di Valerio Anderlini al mio libro ("Il filo dei giorni") hanno smosso in me un pungolante interrogativo. Mi sono detto se i loro lusinghieri giudizi sulla mia fatica per scrivere qualcosa del mio paese e di me stesso, non fossero troppo generosi, e dunque non creassero in coloro che dovessero leggere il libro un'aspettativa fuori misura portatrice d'una qualche delusione. Perché? Perché non sono un narratore né un romanziere, mentre stavolta mi sono infilato in un'impresa che è insieme narrativa e saggistica, dunque una strana miscela che mi ha procurato, via via che il libro andavo scrivendo, un mal di pancia intellettuale non ancora quietatosi.

Quando gli anni si ammucchiano e il futuro è assai più breve del passato, il ritornare alle radici del proprio tragitto esistenziale lo senti incalzante. Allora requisisci il ricordo, ti affidi ad esso e provi a metterlo nero su bianco: I giorni sfocati dell'infanzia, le stagioni nitide dell'adolescenza, i sobbalzi scalpitanti della prima giovinezza e la successiva maturazione che ti regala il tempo finiscono per aprirsi a ventaglio, e allora credi di poterli raccontare di getto perché stanno lì, non hai che da coglierli e collegarli. Ma siccome non sei un narratore che nutre la penna di estro creativo, quei ricordi non li vivi come qualcosa che stia fermo e voglia essere fonte di ispirazione immaginifica e basta. No, vi metti del tuo, della tua esperienza, dei tuoi valori se ne possiedi, del tuo bagaglio di idee se te ne sei fatto uno.

E allora constati che quei ricordi mutano, ti dicono oggi ciò che non ti dicevano ieri, e non perché essi siano cambiati, ma perché sei cambiato tu, le tue categorie di giudizio, le tue sensibilità, il tuo modo dl scremare dal passato. Nel libro troverete una galleria di personaggi gualdesi specie (ma non solo) nel capitolo dedicato alla rivisitazione della campagna elettorale dei 1948. Su quei personaggi dico la mia dall'alto degli anni che ho oggi, e nel dirla constato che ho cambiato idea su buona parte di loro.

Analogo discorso vale per le vicende che in Italia e fuori hanno caratterizzato l'ultimo mezzo secolo di storia: la seconda guerra mondiale, la caduta del fascismo, la Liberazione e la Resistenza, la rinascita della democrazia, la "guerra fredda" in Europa e nel mondo, la rivoluzione nelle campagne, il Sessantotto, il Terrorismo. Alcune di quelle stagioni le vissi a Gualdo, altre no, anche se a Gualdo sono tornato spesso per alimentare sentimenti e appartenenze. Pure qua i ricordi si affollano e senti che il raccontarli non basta perché essi inviano messaggi contraddittori da una stagione all'altra della tua vita, senti insomma che anche qui sei come costretto a mettervi del tuo, così che il racconto s'impasta con il saggio e finisce per procurarti quel mal di pancia intellettuale di cui scrivevo sopra.

Ma perplessità e titubanze non significano che ho violentato i ricordi, forse ad essi ho fatto dire ciò che essi hanno prodotto in me dl riflessione o di turbamento o di dubbio, e in questo senso i ricordi si fanno testimonianza. schietta di un uomo che ha il gusto di pensare per così dire di suo, ma che sente pure lo stimolo a mettersi nei panni degli altri che non la pensino come lui. Per cui non leggete il libro come fosse oro colato, se avrete voglia di farlo. Esso non è oro colato perché chi l'ha scritto lo ha vissuto come una provocazione verso se stesso prima che verso gli altri, una confessione genuina, un sasso in piccionaia per discutere e far discutere, un messaggio ai giovani gualdesi che, lo vogliano o no, dovranno ora imbracciare loro il futuro, come abbiamo fatto noi in tempi ormai remoti.

Ringrazio il Direttore de L'ECO, Valerio Anderlini, per avermi dato con generosa amicizia la troppa ospitalità che gli ho chiesto. Non l'ho fatto per solleticare vanità o spocchia o altro simile che non mi sono congeniali: gli anni, semmai, invitano al silenzio della lettura e all'ascolto ammaestrante dell'esperienza altrui. L'ho fatto perché ho sentito questo libro, a differenza che altri, talvolta come testimonianza, tal altra come messaggio. E l'una e l'altro spingono forte affinché possano raggiungere i loro destinatari. I lettori.

 

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