L'ECO del Serrasanta

 

N. 20 - 21 ottobre 2001

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Ambiente

grupspelgt.gif (5180 byte)25 ANNI SOTTO TERRA

La grotta dell'Ornello

di Vittorio Carini e Giuseppe Venarucci

 

08ornello.jpg (22868 byte)"Beatus vero pater Franciscus ... ad haeremitorum fratum de Gualdo pervenit ... servum Dei fratrem Favam, qui in antro speluncae intra montes se recluserat et nimia penitentia consumabatur, beatus pater Franciscus benignis monitis inde illum eduxit, et sicut carissimum Filium, et secum reconduxit ...". L’episodio riportato da Fra’Paolo da Gualdo (Historia antiquae civitatis Tadinae) è ripreso da Lodovico Iacobilli nelle "Vite de’ Santi e Beati di Gualdo": "... intorno l’Anno 1224 il P. S. Francesco venne a visitare questo Convento ... fu richiesto da F. Fava a dargli licenza, che potesse dimorare ... à far penitenza solo in una spelonca sassosa, e profonda, ch’era nella parte posteriore di quel Monte, e sotto l’Eremitorio di Compitella ... ma il buon F. Fava, spinto da troppo desiderio di penitenza…hebbe à consumarsi. (S. Francesco) andò con li suoi frati à trovarlo, e lo ridusse à vita commune con gli altri nel Convento ...". La spelonca in questione è verosimilmente la nostra grotta dell’Ornello, unica cavità praticabile nella zona di Campetella, "sassosa" perché si apre in una parete di roccia, "profonda" per i suoi quattordici metri di sviluppo, che nei secoli passati, quando le caverne simboleggiavano il regno del male, erano più che sufficienti ad incutere timore. Conosciuta da sempre per la facilità d’accesso e per l’evidenza del suo ingresso, consiste in una galleria orizzontale piuttosto ampia che penetra nella roccia, finché una parete chiude inequivocabilmente, senza lasciare la minima speranza di prosecuzioni. L’ingresso, ampio, è raggiungibile in breve dal Pian della Croce, luogo di un fascino particolare, tanto da ispirare leggende (riportate da don Alessio Bucari Battistelli nella "Bastola", 1902) in cui compaiono Bastola, diavoli, croci scagliate via da forze demoniache: oggi, al crepuscolo dell’ultima generazione romantica ed allo sbiadire dei miti, il posto ospita un profondo pozzo ed un’opera di presa per il business degli anni 2000, l’acqua minerale. Non visibile dalla strada, che continua per la Valle del Fonno, perché nascosta dalla vegetazione, la grotta, che si raggiunge risalendo una breve china tra rovi e arbusti fino alle rocce (versante di monte Nero), è quasi dimenticata da escursionisti, speleologi, ciclisti, crossisti e quanti altri passano nei pressi: ultimi frequentatori sono stati i cercatori di metalli che hanno scavicchiato qua e là sconvolgendone il fondo, ma di queste attività non esistono documenti, relazioni, bibliografie, così qualsiasi informazione, preziosa anche se minima, importante anche se negativa per il reperimento d’oggetti o altro, va persa per sempre o è affidata alla reticente memoria del ricercatore. Lo stesso nome della grotta, un chiaro fitotoponimo da orniello (Fraxinus ornus), ha corso dei rischi: rivisitata e topografata da speleologi eugubini negli anni ’70, fu iscritta al Catasto Speleologico Umbro come "Grotta II del Partigiano". Dopo la formazione del GSGT, provvedemmo ad inoltrare al Catasto una richiesta per ripristinare il toponimo originale, prontamente accolta: ma, curiosamente, confusa con la precedente intestazione, tanto che oggi, negli elenchi catastali delle grotte umbre, alla n. 473 UPG si trova "Grotta II del Ornello" (sic). La confusione cresce con il ricordo della storica visita di San Francesco, particolarmente caro al multiforme ingegno del presidente Giovanni Pascucci, che per semplificare cominciò ad indicarla come "Grotta di frate Fava", nome con cui oggi si tende ad identificarla. Del rifugio eremitico di un tempo ora resta la tranquillità che il posto sa infondere, la luce filtrata dalle foglie degli alberi che si compenetra con il buio, con quieta armonia, con la gradualità dolce del tempo che passa, di un dolce tramonto che accompagna fiduciosi al buio della notte.

 

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