L'ECO del Serrasanta

 

N. 19 - 7 ottobre 2001

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Speleologia

grupspelgt.gif (5180 byte)25 ANNI SOTTO TERRA

L'antro dell'Acero

di Vittorio Carini e Giuseppe Venarucci

 

07acer1.jpg (19728 byte)Questa volta il nostro cammino inizia dalla Rocchetta, ci addentriamo nell’imponente gola lasciandoci alle spalle le due cave, le palestre di roccia dove generazioni di speleologi gualdesi hanno imparato ad usare corde ed attrezzature da risalita, la Coda del Diavolo, le vie d’arrampicata, pozzi e condotti d’acque sottratte alle montagne gualdesi. Al Pian della Croce continuiamo verso destra, per la via principale che si addentra nelle Porte del Diavolo, costeggia gli ultimi canaloni che scendono da monta Fringuello, procede poi per alcune svolte, in una delle quali, sulle rocce a sinistra per chi sale, è ancora rintracciabile la fonte della Strocchetta. Su questa strada un tempo non era infrequente incontrare "Fabino", Affabino Meccoli, uno degli ultimi carrettieri, col suo mulo ed il suo carico di legna, un personaggio dotato di una saggezza antica e profondamente legato a queste montagne, tanto da considerarlo parte stessa di quel paesaggio: peccato non aver approfondito le nostre conversazioni al di là di scambi di saluti, poche battute prima di riprendere ognuno la sua strada, perdendo così una fonte sicura di conoscenze, di tradizioni, di toponimi, di storie legate a questa parte di territorio che per tutta una vita ha percorso. La strada del Fonno prosegue ora diritta ed in pendenza, oltrepassiamo la deviazione a sinistra per la via degli Elci e quella a destra per i Nacchi. Ancora salita, ancora svolte, una strada con un fondo fastidiosamente sassoso, la fatica comincia a farsi sentire, dopotutto abbiamo risalito quattrocento metri di quota. Qui, in un punto preciso ma senza alcuna particolarità per individuarlo, abbandoniamo la strada e c’inerpichiamo per un prato scosceso, senza una traccia di sentiero o altri segni di passaggio, saliamo fino ad incontrare la macchia dove ci addentriamo appena. Unico punto di riferimento è il bivio per il sentiero che si dirige verso la Valle del Pero, poco più 07acer2.jpg (29003 byte)avanti sulla strada che continua fino alla pratarella del Fonno. Siamo sul fianco ovest del monte Nero, quota m 1100, un acero piega i suoi rami sopra una piccola depressione del terreno, una paretina di rocce, un modesto ingresso triangolare, il buio. L’Antro dell’Acero è una grotta difficile da ritrovare, posta nel Calcare maiolica, in una diaclasi ortogonale ad una faglia poco distante, scoperta per caso nel 1986 nel corso di un’escursione. Ovviamente era completamente ostruita da detriti di ogni dimensione, che furono parzialmente estratti in tre campagne di scavi, nel 1986, nel 1988 ed infine nel 1995, l’ultima operazione impegnativa organizzata dal Gruppo Speleologico Gualdo Tadino sui monti di casa. Attualmente la grotta, un pozzo piuttosto ampio ostruito da detriti, terra e massi, può essere facilmente discesa, facendo attenzione alla frana instabile incombente alle proprie spalle: sul fondo alcune concrezioni indicano la via da seguire per cercare prosecuzioni al di sotto dei riempimenti, ma il lavoro è ciclopico, in quanto proprio la frana per cui si è scesi deve essere consolidata o, meglio, rimossa per poter continuare a scavare in sicurezza. Fuori solo silenzio, profondo, il frusciare di una brezza leggera tra le foglie secche che tappezzano l’ingresso, lontano l’acuto richiamo di un falco. Ancora mezz’ora e il sole scenderà dietro l’ultima quinta di rocce della gola, la luce radente penetra tra i rami dell’acero e illumina con riflessi di rame la volta di pietra antica.

Vittorio Carini

 

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario