L'ECO del Serrasanta

 

N. 13 - 8 luglio 2001

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Territorio

COSTACCIARIO

Curiosità d'altri tempi

di Peppino Lupini


Anni 1937-38-39

Sono stati anni molto speciali che non si sono più ripetuti, e caratterizzati dalle moltissime feste da ballo, anche improvvisate in case di contadini, ma più spesso nelle sale del dopolavoro, il sabato fascista. La squadra dei giovani di quegli anni: Miro, Giovannino, Sergio, Peppino, Ilio, Giuletto, Grello. La squadra delle cinque bellezze che il sabato tutte abbracciate e ben vestite passeggiavano per il corso, ed erano la nostra curiosità e oggetto di corteggiamento: Wanda, Menella, Linda, Luciana, Giannina e qualche volta Ludovica.

Oltre al ballo questi giovani si riunivano nelle cantine, ma prima svegliavano la Delfina per avere un poco di sardelle (sardine). Riporto il canto:

Bevi, bevi compagno/se no ti ammazzerò../Non mi ammazzà compagno /che adesso beverò/ Me l'ho bevuto tutto/ e non mi ha fatto male/ è l'acqua che fa male/ il vino fa cantare/ il fumo della cresta/ mi fa girar la testa/ Chi ha il bicchiere in mano/ al suo compagno impresti.

Le feste da ballo a Costacciaro erano rinomate nei paesi vicini perché c'era il grande teatro. La festa era organizzata solamente dalla Associazione Nazionale Combattenti, che era molto stimata e riconosciuta dal Governo. Era assolutamente apolitica e non ha mai censurato i suoi dirigenti anche se non avevano la tessera del fascio.In occasione delle festività nazionali specie il 24 maggio e il 4 novembre pensava ad organizzare il corteo di ex combattenti e tutti gli alunni delle scuole bene inquadrati con i propri insegnanti. Esisteva anche la banda musicale comunale. Tra gli ex combattenti, volontari ad aiutare il buon andamento delle feste da ballo, ricordiamo il presidente il Biondo, Cardino, il Locco, Ferri, Lupini, Squiqquero, Odocaro, Landi. La festa da ballo aveva alcune regole molto interessanti: almeno per un ballo era la dama a scegliere il cavaliere e guai a rifiutarsi. Almeno un ballo, detto della manfrina, era seguito da tutti, poi al buffet a consumare. Pagava sempre il cavaliere.

Il ballo della sala era diretto dal grande cantore Ilio che a turno doveva chiamare ogni dama e poi il cavaliere.Ritornello:

Io ballo in questa sala/ e non so se ballo bene/ ma questo ballo non si può far se (il nome del ballerino) al ballo non viene.

La fuga dei fidanzati

Prima della guerra nessuna coppia di fidanzati conviveva senza sposarsi, per cui nei casi di ostacoli al matrimonio, ricorrevano alla fuga presso un parente che doveva, per usanza e legge secolare, concedere una camera per consumare il matrimonio, e mettere la famiglia di fronte al fatto compiuto.

Il sabato fascista tutti i giovani erano inquadrati, specialmente dalla maestra Emma e Graziella per la ginnastica: Balilla da 6 a 11 anni, Avanguardiati da 12 a 16 anni, mentre i giovani fascisti con Squiqquero partecipavano alla premilitare. Luconi di Sigillo curava l'avviamento allo sport dei diciottenni e nel 1937 la squadra partecipò al Torneo Umbro di pallacanestro e conquistando il secondo posto.

Personaggi di Costacciaro

Cardino: vissuto oltre 90 anni, sempre allegro e buontempone, fascista ante marcia, ex combattente e amico di tutti. Visse sempre con lavori saltuari da imbianchino dell'ANAS fino a Pontericcioli. In certe occasioni si vestiva da ammiraglio e con l'auto scoperta guidava cortei e sfilate, come la benedizione delle autovetture il giorno del Beato. Si prestava come volontario per le riunioni al teatro, per le prove della filodrammatica. Assieme a Melagodi preparava con qualche ora di anticipo il grande fuoco nel camino e la cuccuma del caffè.

Bazzoli: scopino e beccamorto, da solo puliva tutto il paese e la spazzatura veniva gettata nella buca del trione.

Pietrino: unico cantoniere di campagna che pensava da solo a tenere aperte le cunette stradali e a richiudere con la breccia le buche più grandi.

Berrettoni: commerciante ambulante che comprava di tutto, era la provvidenza di noi ragazzi, gli davamo le pannocchie di granturco per avere qualche lira per le prime sigarette. Pure molte mamme gli vendevano qualche straccio e qualche etto di lana del guanciale (cuscino).

 

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