L'ECO del Serrasanta

 

N. 13 - 8 luglio 2001

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Emigrazione

 

Il sindaco: viaggio in Francia

Da Lourdes agli emigrati; il museo dell'emigrazione


08francia1.jpg (13017 byte)Ci sono momenti in cui è indispensabile staccare la spina per ricaricare le pile che alimentano il fondo dell’entusiasmo, quello necessario per affrontare le molteplici e complesse vicende della vita di un amministratore. Il ritorno con Massimo a Lourdes, sebbene per soli tre giorni, ha riprodotto le sensazioni positive già provate nelle analoghe precedenti esperienze. La riflessione è sempre la stessa: il miracolo di Lourdes è vedere un ambiente in cui le persone ritrovano la propria dimensione nel rapporto con gli altri, soprattutto con i meno fortunati. Perciò viene da pensare che se tutti si vivesse come quei giorni a Lourdes, dedicandosi con vera passione e trasporto agli altri, il mondo sarebbe sicuramente migliore.

Allo stesso modo se la qualità dei rapporti tra le persone fosse simile a quello che si ha con i propri concittadini quando li si incontra all’estero, come ho avuto modo di verificare nell’ultima parte del viaggio in Francia (Lorena-Mosella) e Lussemburgo, la vita scorrerebbe più serena e interessante. Ho avuto innanzitutto la sensazione, sebbene non andassi da qualche anno in quelle zone, che nulla fosse mutato nei rapporti tra i miei concittadini e corregionali con il loro Comune e la loro Regione d’origine. C’è sempre la stessa voglia di conoscere, sapere, essere informati, ed è evidente il desiderio di non essere dimenticati. Soprattutto i nostri emigrati vogliono essere considerati e apprezzati per quello che sono riusciti a realizzare nei paesi in cui sono stati accolti.

08francia2.jpg (13884 byte)Il primo incontro si è svolto ad Audun le Tiche con i gualdesi che erano stati informati della mia visita tramite una lettera. È stata un’occasione per rivedere amici, compaesani che da tempo non incontravo più come, ad esempio, Enrico Paoletti anziano minatore in pensione che, tra l’altro, a Gualdo abitava vicino a casa mia. Quindi sono seguite le domande incalzanti sulle tasse, sulla casa, sulla nettezza urbana. Perché paghiamo così tanto per le nostre case in Italia e le utilizziamo per così poco tempo, al massimo poche settimane all’anno? Perché, chiedevano, non abbiamo lo stesso diritto di riparare la casa, distrutta dal terremoto, di chi è rimasto? Le risposte si danno con un certo imbarazzo. Il Comune di Gualdo Tadino sta tentando di diversificare, ovviamente nei termini consentiti dalla legge, il pagamento dei tributi per chi sta all’estero. Tutto ciò anche perché, in effetti, potrebbe non essere conveniente investire per costruire una casa, che poi si usa poco, nel proprio comune se poi costa tanto mantenerla (Ici, nettezza urbana ecc.).

Poi, la risposta sul terremoto, con un pizzico di orgoglio. E' grazie alle domande e richieste pressanti del Comune di Gualdo Tadino che i cittadini che risiedono all’estero sono stati inseriti, proprio in questi giorni, nelle fasce finanziate, potendo così anche loro, finalmente, dare il via alla ricostruzione delle proprie case. Ma oltre che per fornire risposte alle tante domande, l’incontro era stato programmato per illustrare l’iniziativa del Museo dell’Emigrazione. Tutti i presenti hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa. C’era anche chi aveva rispolverato dalle soffitte, per consegnarli al Museo, i ricordi della propria storia di emigrato: documenti, passaporti, permessi di soggiorno, libretti sanitari, foto e strumenti di lavoro. C’è stato chi, come Angelo Collarini, ha portato la mazza, il piccone, le trivelle per collocare le mine, la tuta, il casco, la lampada, il contenitore per il carburo, insomma tutti gli strumenti, ma anche foto, che ricordavano il proprio lavoro nella miniera.

Stesso clima, stesso ambiente, a Esch-sur-Alzette il giorno dopo. La concomitanza con il congresso dell’Arulef mi ha consentito di ricordare ai presenti il mio primo viaggio in Lussemburgo, 35 anni fa, appena terminato il Liceo. Quel viaggio, gli incontri con i tantissimi gualdesi allora domiciliati in rue des Boers e rue du Brill (due vie che sembravano letteralmente appartenere a Gualdo Tadino nonostante i 1.250 km di distanza) hanno comunque condizionato la mia vita e il mio lavoro.

Ormai dopo 35 anni in quelle vie ci abitano solo pochissimi gualdesi. Mi ha dato un senso di tristezza, ad esempio, vedere il caffè Conti, storico riferimento sin dagli anni Venti dei tanti emigrati e dei tanti rifugiati politici che avevano scelto Esch-sur-Alzette, il caffè Conti di Bordicchia, di Angelo Barboni, ridotto a New Pub Conti, frequentato quasi esclusivamente da portoghesi.

Ma per fortuna c’è ancora il Caffè Italia, ex Riganelli, dove è possibile incontrare tutti quelli che sono rimasti. Certo, molti sono ritornati e, purtroppo, molti non ci sono più. Penso a Ribelle Sabbatini, penso a Franco Parlanti, a Riccardo Paoletti (Tenagliola), a Elvio Latini, ad Angelo Filippetti, a Candida!

L’incontro di Esch era stato preceduto, la serata di sabato a Villerupt, da quello non meno intenso con i donatori di sangue, anch’essi gemellati con l’Avis gualdese, rappresentata da Giuseppe Pasquarelli e Bruno Nati, che si sono ritrovati per la loro tradizionale festa annuale. Se il passato del gemellaggio con quella zona della Francia è rappresentato dalla storia dei nostri emigrati, il presente e il futuro sono nei rapporti ormai consolidati e di vera amicizia tra le associazioni, in particolare quella dei donatori di sangue.

La domenica a Thil, alla festa dell’Arulef, con tagliatelle e salsicce che sapevano di Italia, in un clima piovigginoso, l’entusiasmo dei tanti gualdesi e umbri presenti per il museo dell’emigrazione è stato altissimo. Anche qui documenti, foto, materiale per questa iniziativa che è entrata subito nel cuore dei tanti emigrati contattati in questo soggiorno intenso di due giorni. Anche a livello istituzionale, il Museo ha ottenuto risposte concrete. I comuni di Audun-le-Tiche e Villerupt, presenti alle varie iniziative con Sindaco e Giunta, hanno assicurato la piena collaborazione. Il comune di Audun tramite il sindaco Lucien Schaefer, ha deciso di donare al museo un carrello originale della miniera ormai dismessa di Micheville.

Il vice sindaco di Villerupt, Jean Pierre Iovalone, contatterà l’Arbed, la fabbrica siderurgica in cui lavoravano e lavorano tanti italiani, per offrire una testimonianza importante al museo.In quei giorni sia in Francia che in Lussemburgo siamo stati tutti ospitati da gualdesi. Mi pare doveroso salutare Giovanni Zeni, Attilio e Rita Paoletti, Giuseppe Rondelli e gli altri per l’accoglienza calorosa che ci hanno riservato.

Il Sindaco

Dr. Rolando Pinacoli

 

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