L'ECO del Serrasanta

 

N. 13 - 8 luglio 2001

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Confraternita

 

La confraternita della discordia

di Giancarlo Franchi

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E' veramente un bella gatta da pelare la querelle insorta tra l'ultima Confraternita gualdese ancora in vita e gli ecclesiastici del territorio. La Curia, a chiare note, ha denunciato, mediante affissione nella Basilica di San Benedetto e in occasione durante la Messa domenicale, di rompere qualsiasi collaborazione con la Confraternita della SS. Trinità. La bufera è nata per una mera questione di Statuto.E' una storia dai contorni oscuri che fa parlare la gente in un senso o in un altro. C'è chi dice, infatti, che la Confraternita non deve ascoltare la Curia, chi condanna l'ostinazione dei Confratelli che non intendono perdere la loro autonomia. Costoro, per quanto è dato di sapere, gradiscono la collaborazione - peraltro attiva sino a ieri - ma non giustificano l'ingerenza dei prelati.

I Confratelli vogliono tenersi quel poco di cui ancora dispongono, per cui la rottura dei rapporti è inevitabile. Il divorzio tra Confraternita e Curia è già stato consumato. Preso a pretesto il discorso dello statuto, dalla Curia sono arrivate sanzioni, divieti precisi di presenziare alle funzioni religiose (Cristo Morto, Processione del Venerdi Santo, Ascensione, Festa della Trinità, Corpus Domini, Veglia pasquale, Lavaggio dei piedi ecc.); e ciò perché la libertà dei Confratelli di amministrarsi autonomamente i beni terreni contrasterebbe con la pratica di culto. La Curia, infatti, arroga a sé tale diritto e detta i doveri cui dovranno sottostare i Confratelli, costoro tuttavia non hanno gradito l'ingerenza vescovile. Mortificati dall'atteggiamento della Curia. Hanno chiesto lumi a chi poteva saperne di più; ripassato il diritto canonico per quanto li riguardava; vagliato le leggi dello Stato per poi tirare le debite conclusioni. Quando il quadro si è fatto chiaro hanno fatto un passo che la Curia ha condannato severamente: la registrazione dell'atto a rogito del Dott. Angelo Frillici, che non dà nuove regole alla Confraternita, ma si limita a correggere alcune frasi (dopo più di cent'anni dalla stesura del testo originariamente predisposto da Mons. Roberto Calai Marioni il 25 marzo 1897) anche alla luce della vigente legislazione.

Il nuovo statuto è stato registrato all'Ufficio del Registro e, in forza di esso, la Confraternita ha personalità giuridica, è ente morale autonomo che può gestire con propria amministrazione proventi e rendite. In poche parole nulla è cambiato dal punto di vista amministrativo se si tralascia il fatto che la Curia chiede il controllo totale della congregazione religiosa.

Qualcuno domanderà: "Perché i Confratelli hanno disatteso il dettato del Vescovo?". Risposta:"la Confraternita, d'intesa con le autorità religiose, da tempo aveva operato modifiche al vetusto statuto. Il 26 gennaio 1992 infatti, aveva redatto una nuova bozza con l'assistenza di Mons. Giancarlo Anderlini, che rappresentava la Curia, che trovavano l'accordo totale dei Confratelli, che però, inviati per l'accettazione e conferma, non sono stati mai restituiti con l'imprimaturdalla Curia, che - a sua volta - dopo otto anni, ha inviato per la dovuta accettazione uno statuto diverso, che ha ingenerato la querelle. Su di esso il giudizio espresso dai Confratelli è stato negativo perché con la sua applicazione si sancisce la fine della Confraternita, la quale sarebbe rimasta tale nella facciata mentre, in realtà, avrebbe perduto la propria autonomia. Di fronte a tale realtà, i Confratelli hanno scelto la via dell'autonomia patrimoniale senza peraltro rinunciare alle attività religiose che ormai si perpetuano da più di 800 anni. Nel buio medioevo i padri fondatori scelsero questa aggregazione per stare più vicini a Dio; dopo otto secoli di attività se ne annullano i valori morali e religiosi dei componenti il sodalizio di mera ispirazione religiosa.

Qualcuno ricorda quando gli "infedeli gualdesi", in presenza di una chiesa diruta e abbandonata alle intemperie, si rimboccarono le maniche (era l'anno 1960), si cercarono in tasca, promossero collette fra i fedeli e impiegando il loro tempo libero, il tempo da dedicare alle famiglie, investirono sul Monte delle "bisbocce" la cifra di lire otto milioni, un esborso che rapportato ai nostri giorni è pari a lire 160 milioni di lire. La Curia, per bocca di Mons. Pronti nella circostanza interpellato, pur approvando l'iniziativa riferì di non poter partecipare alle spese perché non ne poteva giustificare l'esborso avendo la Confraternita autonomia economica e patrimoniale. La fede di questi uomini permise di trasformare quel "diruto" in chiesa e costruire nel tempo sacrestia e annesso refettorio, locale quest'ultimo che viene aperto ai pellegrini che in alcuni giorni dell'anno possono trascorrere ore in letizia e col piacere di sorbire una bevanda calda; mangiare una fetta di pane con pecorino e/o salumi vari. Così facendo, i Confratelli svolgono un servizio di accoglienza, direi necessario, in favore della Città che a parole si vanta di essere ospitale ma che, nella realtà, dimostra di essere precisamente l'opposto.

A questo punto viene spontaneo domandare: "Di chi è la colpa?". Di tutti e di nessuno. La colpa (se di colpa si vuol parlare) potrebbe essere di chi invece vuole imporre la propria legge. Le parti non dialogano più. C'è guerra fredda e in questo particolare clima saltano tutti i possibili accordi. La Curia dopo aver decretato la sospensione dell'atavica aggregazione che ha funzionato per più di ottocento anni e che, al presente, per disobbedienza, è stata messa al bando come una qualsiasi associazione, ne ha costituito un nuovo corpo sociale, derivazione di quella vecchia o un'aggregazione nuova di zecca ?. I vecchi Confratelli ripetono da giorni è "da padroni manco garzoni.?". La vecchia Confraternita per la Curia non ha più ragione d'esistere, per lo meno dal punto di vista religioso. E la parabola del "figliol prodigo" sembra un fatto a sé stante, o, come asseriva Terenzio, nell'Andria, "veritas odium parit" (la verità partorisce l'odio).

 

 

Un comunicato della Curia


Con riferimento a quanto pubblicato su vari organi di stampa e su L'ECO del Serrasanta, in merito alla Confraternita della SS.ma Trinità in Gualdo Tadino, si precisa quanto segue:

Sono anni che la Curia diocesana, il vescovo e il Vicario Generale, d'intesa con i sacerdoti del Vicariato di Gualdo Tadino, stanno trattando con i responsabili della predetta Confraternita: tutti gli sforzi sono stati inutili, sebbene si sia fatto tutto il possibile, in base alle normative canoniche e concordatarie, per venire incontro ad alcune esigenze locali.

La Confraternita ha rifiutato lo statuto - base che la Conferenza Episcopale Italiana ha elaborato per tutte le Confraternite d'Italia e che è stato serenamente e pacificamente accettato da tutte le altre Confraternite della diocesi (sono ben 67). La medesima ha rifiutato di avere qualsiasi rapporto di controllo e di coordinamento con il Vescovo e i parroci della zona. Non ha dato neppure resoconto circa la soddisfazione o meno dei legati di S. Messe in suffragio dei benefattori. Pertanto è la stessa Confraternita che si è messa volutamente e tenacemente fuori della comunione ecclesiale. Il Vescovo, con rammarico e profondo dispiacere, non ha potuto fare altro che prendere atto di questa precisa e ostinata volontà.

I componenti della Confraternita, con atto notarile recentemente hanno costituito un'associazione privata di cittadini che ha cercato di intestarsi i beni della Confraternita, venendo meno alla sua storia e alla volontà di coloro che in passato hanno fatto parte della medesima Confraternita. L'atto è profondamente ingiusto e la Curia Vescovile, qualora non prevalga il buon senso, userà tutti i mezzi, anche legali, perché tali beni restino in esclusiva proprietà e uso della Confraternita. In questa circostanza state diffuse maldicenze prive di fondamento e vere e proprie calunnie, usando la meschina forma dell'anonimato.

E' precisa volontà del Vescovo e dell'intera Diocesi ridare nuova vita e nuovo vigore alla Confraternita della SS.ma Trinità. Per questa ragione è stato nominato Commissario straordinario Don Giovanni Battista Brunetti che ha raccolto nuove adesioni al sodalizio. Si fa affidamento sulla rettitudine e sulla correttezza di non pochi confratelli, che hanno sofferto e subìto le vicende di questi ultimi anni, e su chiunque altro intenda collaborare serenamente alle attività pastorali della Chiesa.

Si potrà così continuare una ricca tradizione, che in passato ha fatto onore a Gualdo Tadino.

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