L'ECO del Serrasanta

 

N. 11 - 10 giugno 2001

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Opinioni

 

Una proposta per piazza Mazzini

di Massimiliano Barberini


Il recupero dell'area in precedenza occupata dalle scuole medie, apporterà certamente significativi vantaggi. Il primo in assoluto, sarà quello di aumentare in maniera notevole la disponibilità di parcheggi auto sia per i residenti del centro storico che non e, speriamo, sarà il motivo di svolta perché nelle vie del centro si possa passeggiare senza fare inalazioni di monossido di carbonio. L'altro aspetto, ugualmente importante, riguarderà la presenza di una bella area verde dove poter leggere un giornale ed ammirare magari una zampillante fontana. Ma io non mi fermerei qui: al recupero strutturale e funzionale della zona, voglio dare lo spunto anche per un rilancio culturale di questa parte del centro storico, perché questa dovrà essere la priorità generale in un suo futuro. Come la storia più antica e recente ci ha insegnato, viviamo in un territorio soggetto a periodici terremoti che hanno segnato le sorti di tanta parte del suo tessuto urbano. Notevoli sono state le perdite tra i monumenti storici, con porzioni del colle Sant'Angelo più soggette di altre a risentire degli effetti dei movimenti tellurici. Abbiamo ad esempio constatato che la metà verso valle è più vulnerabile e ce lo testimonia la scarsa presenza di abitazioni medievali in tutto il tratto di corso Piave. Emblema di tale situazione è l'area di cui stiamo parlando. Fino a qualche decennio fa occupata dall'antico convento di Sant' Agostino, o ciò che ne rimaneva, più di tutte le altre chiese presenti all'interno del circuito murario manifestava la travagliata storia di quella porzione di colle. Riporta lo storico gualdese Ruggero Guerrieri: "Il chiostro...andato poi in rovina unitamente alla chiesa per terremoto del 1612, l'uno e l'altra vennero quasi dalle fondamenta ricostruiti, ma furono di nuovo abbattuti dall'altro terribile terremoto del 1751. In quell'occasione il convento, bello e ricco fabbricato, ne rimase affatto distrutto , parte del campanile crollò e non fu più integralmente ricostruito, rimanendo come è tuttora tronco a metà; la stessa chiesa subì gravissimi danni, tantoché può ben dirsi che nell'attuale fabbricato, non rimane più oggi dell'antico una sola pietra...". Con la demolizione del complesso avvenuta negli anni '50,1'area fu destinata ad attività di pubblico utilizzo quali scuole, ufficio postale, circolo ACLI .Con 1'avvento dell'ultimo, recente terremoto, il tutto veniva di nuovo colpito tanto da rendersi necessario l'abbattimento del vasto edificio scolastico. Dell'antica chiesa ci rimangono tuttora, insieme alle immagini fotografiche, altari e coro lignei collocati nella chiesa di San Donato, affreschi distaccati conservati presso la Cattedrale, il grande crocifisso ligneo in Pinacoteca, il polittico di Girolamo di Giovanni al museo di Brera e il portone sempre in legno dell'ingresso principale dell'edificio di culto. Del più recente fabbricato adibito a scuole medie, si sono giustamente risparmiate dalla demolizione le pregevoli formelle in ceramica dipinta che sormontavano l'ingresso. Da qui nasce la mia proposta: perché non riassemblare in una esposizione permanente, in un piccolo museo ricavato presso la recuperata zona del centro storico, materiale fotografico delle opere suddette e dei complessi prima delle demolizioni, riportandovi, come testimonianze dei passaggi nel tempo, il portone in legno a memoria dell'antica e importante chiesa e le ceramiche delle ex scuole? Quanti ragazzi sono passati per quella scuola, me compreso, perché cancellarla dalla memoria? Lo stesso grande portone ligneo troverebbe una giusta e meritata collocazione, salvandolo dal continuo girovagare da un magazzino all'altro. In un progetto più ambizioso, si potrebbe reinserire il portone in una ricostruzione in pietra del portale seicentesco che si trovava in facciata, forse l'elemento più pregevole (vi sono delle botteghe specializzate nella lavorazione della pietra arenaria, per es. a San Marino). Il parcheggio di piazza Mazzini, diventando il biglietto di ingresso al centro della città, con questa iniziativa acquisirà anche un suo aspetto culturale e nel frattempo porterà ad informare il visitatore su alcuni itinerari da poter seguire: chiesa di San Donato; futuro, speriamo prossimo, museo del duomo; pinacoteca; ceramica locale; e ricorderà a quanti transiteranno in quella zona, la storia travagliata di tutto ciò che lì sopra fu edificato, a memoria della storicità e perseveranza dell'uomo di fronte alle forze incontrollabili della natura.

 

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