L'ECO del Serrasanta

 

N. 11 - 10 giugno 2001

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Gualdesità

 

Quel Lorenzo Pignani da Gualdo

di Giancarlo Franchi


04quel.jpg (25102 byte)Più volte abbiamo parlato di Lorenzo Pignani, insigne ceramista gualdese che operò in Roma nel 17° secolo. E in questi ultimi giorni se n'è parlato ancora in occasione di pubblica asta che tra le altre pregevoli opere "batteva", appunto, un piatto di maiolica romana eseguito, sicuramente, nella bottega di Lorenzo Pignani, al quale venne concesso da Papa Clemente X il brevetto per applicare oro alle sue ceramiche.

Il piatto raffigura il blasone di Antonio Pignatelli (1615-1700 ),divenuto Papa Innocenzo XII. E' foggiato a guisa di metallo sbalzato e presenta la sbaccellatura del grande cavetto a scanalature radianti dal rilievo circolare centrale. I colori impiegati sono quelli della ceramica rinascimentale e cioè l'azzurro, il verde, il giallo e l'ocra. La bordura del piatto è stata realizzata con decorazione di stelle nei colori che si alternano celeste e giallo. Al centro si evidenzia, come già accennato, la riproduzione del blasone di Antonio Pignatelli, dipinto con eccellente ed inusitata elaborazione pittorica, impreziosito a corollario da elementi decorativi floreali.Un elemento importante e che potrebbe essere giudicare innovativo è la raffigurazione, inserita sulla parte inferiore dello stemma gentilizio, di un viso, scanzonato e allo stesso tempo pensoso. Ci domandiamo a chi potesse appartenere. Potrebbe trattarsi dell'autoritratto dell'artista; come del ritratto di Papa Innocenzo XII. Data l'espressione un po' sardonica e sbarazzina che si nota dopo un'attenta lettura della figura inserita nel contestato pittorico, saremmo più propensi a pensare che l'artista abbia voluto inserire le sue sembianze come per ricordare l'effigie di chi ha eseguito il "pezzo" che, per nostra sfortuna, non reca la firma di chi l'ha eseguito.

Ma chi era Antonio Pignatelli? Era nato a Spinazzola (Bari) nel 1615, fu governatore di Perugia, nunzio apostolico a Firenze, in Polonia e Vienna; cardinale ed arcivescovo di Napoli. La storia lo ricorda come uomo bonario, virtuoso e universalmente stimato. Appena eletto Papa si accinse con vigore ad eliminare il nepotismo che bandi con la bolla Romanun Decet Pontificem (1692): per essa si vietava ai pontefici futuri di conferire beni ed uffici della Chiesa ai propri parenti sotto qualsiasi titolo e pretesto.

L'opera ha la dimensione di cm 44,5 ed è datata 1692. Esaminando il manufatto dalla fotocopia dell'opera in nostro possesso, si può confermare che Lorenzo Pignani evidenzia elevata capacità pittorica e conferma la popolarità che si è guadagnato in terra romana. L'imprimatur papale, d'altronde, è la dichiarazione che il nostro concittadino fosse artista assai stimato nella Capitale dove esercitava la sua arte impreziosita da riflessi d'oro, applicati "con un sistema speciale sino allora mai usato".

 

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