L'ECO del Serrasanta

 

N.22 - 19 novembre 2000

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Speciale Gemellaggio

TE LA DO' IO L'AMERICA ...

FOTO ALBUM

 

Da Pittston con nostalgia ...

I significati profondi della riscoperta di una colonia gualdese nel cuore degli USA

di Don Aldo Mataloni


Il vento gelido e gli abiti troppo leggeri per il freddo arrivato all'improvviso, rendono sofferente e mesto il pellegrinaggio a Lackwanna coal mine, nei pressi di Scranton, in Pennsylvania.

Questo luogo isolato e lugubre per le montagne di detriti tirati fuori dal ventre della terra, e di cui la vegetazione non riesce ad ammantar la bruttezza, diventa oggi un luogo di visita come a ricordare un passato che i più vorrebbero cancellare dai ricordi, ma che resta a memoria di un tempo sofferente e crudo.

Una macchina tipo trenino è pronta ad accogliere visitatori e turisti; un uomo, con il casco tipico dei minatori, ci guida con fare sicuro mentre il trenino scende nelle profondità della terra fino ad una galleria da dove a piedi, per un camminamento tortuoso e umido, inizia la visita. Qui dentro, per anni, tanti gualdesi hanno trascorso gran parte della loro vita guadagnadosi pane e sostentamento per le loro famiglie con il lavoro massacrante e insalubre dei cavatori del carbone."Mio padre aveva nove anni, quando ha iniziato a lavorare nella mina. " ci dice una donna di origini gualdesi, ammirata e commossa da quel ricordo.

Domenica 29 ottobre, la delegazione gualdese che in Pennsylvanja era venuta per il gemellaggio con West Pittston, ha cominciato dalla miniera di Lackwanna il suo cammino di ricognizione come si fa per le cose perdute o andate a male. La sensazione e stata che in queste terre niente è andato a male; il nostro Paese lasciando partire tanta gente ha perduto energie, intelligenze, forze fresche di uomini e di donne che hanno lasciato case, luoghi a loro cari, persone amiche, ma in loro non è venuto mai meno l'affetto, il ricordo, la nostalgia per una terra che si era dimostrata arida ed impietosa. Con una memoria quasi incosciente hanno continuato un rapporto d'amore che sa tanto d'eroico. "Io sono nato in America, ma in casa mio padre parlava sempre in italiano. Io la vostra lingua l'ho imparata da lui, scusatemi se non parlo tanto bene ..."

La Pennsylvanja. In questo Stato, tra i più grandi d'America, si è vissuta una delle storie umane più affascinanti e misteriose del nostro secolo. Chi visita i Cimiteri attorno a Scranton, nella Contea di Luzern fino a Harrisburg e Filadelfia, non può non rimanere impietrito alla vista delle pietre funebri e delle croci seminate tra il verde dei prati e leggere i nomi.

Gli italiani dopo il lavoro e le semplici fortune hanno consumato qui i loro giorni e sono rimasti con quei nomi appesi alle croci, leggeri come nuvole, a sfidare il tempo e ricordare epopee sulle quali l'America è nata e ha fatto fortuna. I Gualdesi te li incontri dappertutto. Gli anziani soprattutto, sanno ancora tutto di tutti: ricordano nomi, famiglie, le case, la scuola, la Chiesa i mestieri antichi, le osterie e le mattonelle. Staresti a sentirli per giorni. Le parole sono quelle del dialetto d'una volta che noi non conosciamo più, ma gli occhi...

Come puoi dimenticare gli occhi di Tino Lispi che parla e racconta storie e memorie con una vigoria d'un fiume in piena? I Gualdesi della Pennsylvanja hanno lasciato un segno profondissimo di operosità e di ingegno e le loro famiglie si sono integrate con la gente del luogo sviluppando una armonica collaborazione che ha prodotto benessere e fortuna. Il gemellaggio con West Pittston ha permesso di riallacciare contatti di amicizia e di rispetto, ma soprattutto ha rigettato nel cuore di tanti nostri compaesani un seme di nostalgia per il loro paese e ha rimesso in circolo sentimenti e amori a volte sopiti. Quando la sera dei Santi ci siamo ritrovati nella Chiesa della Madonna del Carmine a Pittston, ci siamo fatti prendere da un moto di vera commozione nel vedere la Chiesa gremita come per le grandi solennità e tanta gente commossa nel riascoltare una messa nella lingua italiana; e si leggeva negli occhi e sui volti un istintivo ringraziamento come se fossimo venuti a regalare chissà quale preziosità. Era riesplosa, ancora una volta, quella voglia di Italia, quel desiderio di casa, quel sapore di terra che non si scorda.

Il gemellaggio ha detto tutto questo. Il di più e nascosto nel mistero delle cose, in quello che potrà succedere dopo questo avvio di rinnovata amicizia sancita da discorsi e da firme ufficiali davanti ai rispettivi Consigli Comunali e davanti alla gente.

La accoglienza festosa e calda che fu riservata al la delegazione di West Pittston quando per i Giochi delle Porte, venne qui a Gualdo Tadino, è stata ricambiata con una attenzione e un riguardo veramente commoventi. Guidati dal Sindaco di West Pittston abbiamo visitato fabbriche moderne, luoghi di ricerca, la Contea di Luzern e la splendida Capitale dello Stato, Harrisburg.

Siamo ritornati a casa e ai lavori d'ogni giorno felici per questa bella esperienza di incontri e di amicizia; ma un poco di nostalgia ancora l'abbiamo dentro, perchè un pezzo di cuore e rimasto tra i mucchi di carbone, sulle colline di Lackwanna.

 

 

Te la do' io l’America ...

di Giancarlo Franchi


"Te la do io l’America" si sentiva dire in giro dopo il film di Benigni, come per ammonire che il sogno americano per noi Italiani era soltanto un fatto da non prendere in considerazione. "L’America è in Italia" qualcuno ci ha detto durante la nostra visita nella città della Pennsylvania, la terra che raccoglie migliaia di nostri concittadini che, appunto, hanno tentato la via dell’America. Terra esotica, fascinosa, che doveva risolvere la sopravvenienza a quanti dopo un viaggio via mare di ben 30 giorni tentarono la via della nuova vita, la via dell’oro. In Italia, diciamocelo francamente, in quei tempi brutti, non c’era da mangiare per tutti: la gente scappava: Chi per motivi politici, chi per mera sopravvivenza. Tutti lasciavano il nostro paese per le terre lontane, europee o americane. Il simbolo atavico dell’emigrante era la valigia di cartone, assicurata da una cintura per evitarne l’apertura, dove si stipavano i "panni" da lavoro e (quando c’era) la "muta della domenica". Poche cose, le essenziali, per affrontare un immane sacrificio che avrebbe garantito pane ai familiari. Qualcuno è riuscito a fare fortuna, qualche altro a vivere dignitosamente. Tutti comunque si sono inseriti con pari opportunità nella "famiglia" più eterogenea del mondo. I nostri connazionali sono cittadini americani a tutti gli effetti, anche se nelle loro menti è sempre presente il tricolore: ancora vivi i ricordi e gli affetti. L’incontro con la comunità italiana della Pennsylvania è stato commovente e spiccatamente familiare: quella gente (che non si chiama più Francesco, ma Franck e così via) si è stretta intorno a noi, ci ha aperto le case, ci ha dato ospitalità, ha lamentato il fatto che la sistemazione di alcuni in albergo interrompeva i discorsi che non avrebbero mai avuto fine. La sete di sapere, di rivivere gli avvenimenti della terra natale. La voglia di raccontarci la loro "avventura", della loro famiglia, di quanto sono riusciti a fare con tenacia ed abnegazione giorno dopo giorno nella "mina" e nello "store". E, di qui, la precisazione che "store", italianizzato in storo sta per negozio, commercio. Lo storo, dove, oltre alla vendita di tutto, si confezionavano per gli emigranti dell’alta Umbria le specialità di maiale: salsicce, braciole, bistecche, salumi i "perduti budellucci", il sanguinaccio. Nei mesi d’inverno, peraltro ancora più rigido del nostro, ritornavano con la mente a Gualdo, alla bottega, mitica, dei Rigalesi; al tempo che hanno trascorso nelle nostre viuzze del centro storico, nelle frazioni. Qualcuno di costoro i Sacramenti li ha ricevuti in terra americana avendo lasciato la terra natia in tenera età.

Il gemellaggio non deve essere, però, pensato come identificazione delle radici, della cultura o nel racconto di "cose" gualdesi, nocerine, eugubine, sigillane ecc.: esso, infatti, ha anche gettato le basi per una collaborazione tra gli operatori americani e italiani per una presenza sempre più importante nei mercati della Pennsylvania ove spadroneggiano i prodotti cinesi. Gli accordi sono già in atto: una funzionaria del "Team Pennsylvania" corrispondente alla nostra Camera di Commercio come organizzazione, con i presupposti dello sviluppo della "new economy" sarà in Gualdo il giorno 26 prossimo per verificare le potenzialità delle nostre aziende. Bisognerà, comunque, stare con i piedi in terra anche se - occorre dirlo - un certo entusiasmo lo abbiamo già registrato nell'intervento che Claudio Carini ha svolto davanti al management della Pennsylvania. Come dire: se sono rose fioriranno ... L'opportunità è ghiotta, almeno sulla carta. Sarebbe veramente un bell’affare unire l’utile al dilettevole, anche perché la nostra ceramica, il nostro artigianato per eccellenza, potrebbe rappresentarci degnamente in terra americana, quella terra che ci ha dimostrato amicizia nel passato e dovrebbe ancora riservarcela per il futuro. D'altronde, sono già in essere con i "bayer" di Nova Jork rapporti di lavoro. Essi debbono essere aumentati e la via intrapresa dovrebbe dare i flutti sperati. Che dire dei nostri Gualdesi? Vogliono ritornare a Gualdo per i "Giochi de le porte". E verranno numerosi almeno da quanto ci hanno anticipato. L’elenco telefonico di Scranton annota tutti i cognomi, come se un pezzo di Gualdo fosse stato portato colà. Sembrava di essere tutti parenti ed eravamo, per la verità, parenti più o meno stretti, tanto da farci pensare che non risulterebbe un’astrusità che il nome di Scranton potesse essere cambiato in Nuova Gualdo per la massiccia presenza di nostri conterranei che sono di certo la comunità più numerosa fra gli Umbri. I saluti li hanno mandati per tutti e hanno detto anche arrivederci a presto in quanto questo primo approccio dovrà avere una lunga coda che potrebbe anche rappresentare una nuova opportunità per le nostre attività ricettive studiando le formule per invogliare a rivedere il suolo natio i "Gualdesi d’America".

E, dulcis in fundo, un ringraziamento particolare va madato all'infaticabile Bill, il Bicchielli della "new economy", sindaco di West Pittston che si è fatto veramente in quattro per assicuraci gli spostamenti in terra americana, per la visita alla miniera, ad Harrisburg (la Capitale dello Stato) dove ci ha fatto conoscere quattro giudici della Corte della Pensylvania, visitare la residenza del governatore e il palazzo del senato. Vogliamo trovare un difetto su questa visita agli Americani ? Per un continente tanto grande sette/otto giorni sono poca cosa ...

 

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