L'ECO del Serrasanta

 

N.21 - 5 novembre 2000

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Arte e Cultura

IL CONCORSO INTERNAZIONALE (3)

Primi successi e prime difficoltà

di Valerio Anderlini


07primi.jpg (19182 byte)Il 1960 fu un anno cruciale per il Concorso che visse subito il suo primo momento di difficoltà, derivante dalla struttura stessa della Pro Tadino. Il grande successo ottenuto dalla seconda edizione della manifestazione non era ancora passato all'archivio che già si ponevano problemi di natura finanziaria, poiché i costi di organizzazione e di allestimento nei quali non ci si erano posti limiti, erano andati di gran lunga oltre le disponibilità che si basavano su rapporti fiduciari fra le banche e gli imprenditori Fedi e Pascucci, oltre a quelli con l'Ente Provinciale per il Turismo ed il Commissario al Comune.

Il Pinocchio di Salvatore Meli

La complessità delle procedure che si erano rese necessarie per le operazioni di importazione temporanea in Italia e successiva riesportazione all'estero di numerosi e voluminosi colli di merce, qualificata a seconda dei casi casse, imballaggi, cartoni, ceramica, opere d'arte, aveva posto in dogana dei problemi mai affrontati nemmeno dagli spedizionieri internazionali, con interventi di organismi periferici del Ministero delle Finanze e delle Sovrintendenze ai Beni artistici, con commissioni di esperti per la congruità dei valori dichiarati, e deposito di cauzioni, costi onerosissimi e tempi altrettanto lunghi, tanto che alla fine di novembre la mancata rispedizione all'estero di gran parte del materiale non rendeva nemmeno possibile quantificare i costi del concorso; le elezioni amministrative tenute ai primi di novembre poi, ponendo fine alla gestione commissariale, facevano dei due imprenditori (per questioni personali) gli individui meno idonei a mantenere i rapporti posti in essere fra l'Associazione ed il Commissario Prefettizio.

Nel momento in cui si accumulavano sui tavoli della Pro Tadino i primi conti da pagare inviati dallo spedizioniere, dopo l'abbandono di Costantino Fedi, arrivarono le dimissioni del prof. Angelo Pascucci, cui seguirono quelle del vice presidente Raffaele Meccoli. L'Associazione, pur decapitata nella sua struttura, ebbe la capacità di riorganizzarsi, per la buona dose di incoscienza con la quale l'insegnante Giovanni Pascucci e l'amico Mario Travaglia, ai quali si aggiunse poi lo scrivente, si fecero carico della situazione, instaurando un buon rapporto con il sindaco Baldassini, confidando sull'aiuto del sottosegretario on. Filippo Micheli che, per la sua preziosa dedizione, sarebbe stato nominato più tardi Presidente onorario del Comitato organizzatore del Concorso Internazionale.

Gli Istituti bancari, dove i conti in rosso dell'Associazione erano stati accesi in virtù della fiducia nei due imprenditori dimissionari, non sentendosi garantiti dalle lettere d'impegno dei vari Enti che avevano assicurato i finanziamenti, chiesero dai nuovi responsabili dell'organizzazione la firma in proprio; una autentica espressione di scarsa fiducia nei confronti delle persone, più che una garanzia ulteriore che le somme erogate non sarebbero state distorte ad altri usi. E' un particolare questo che voglio sottolineare, non per una autocelebrazione, ma perché serve a capire l'attaccamento profondo alla città con cui ha operato l'équipe guidata da Giovanni Pascucci, e i motivi per cui si difende il patrimonio acquisito attraverso il Concorso Internazionale; quanti altri si sarebbero esposti firmando in proprio?

Per condurre a termine la chiusura del Concorso "Olimpiade" fu necessario acquisire una nuova professionalità ed un bagaglio di conoscenze e rapporti, attraverso costose procedure che per mesi si scaricarono sui conti correnti della Pro Tadino, con relativi interessi che gonfiavano i costi, mentre l'impossibilità di chiudere i conti ritardava l'erogazione dei contributi; frattanto si era già messa in moto la macchina organizzativa della terza edizione della manifestazione. Era stato lo stesso prof. Pascucci che, prima di tirarsi da parte, aveva lanciato il bando, scegliendo un tema particolarmente congeniale all'uomo di scuola quale egli si considerava "Dalla letteratura per l'infanzia del mio paese", un tema suggestivo ed allettante che avrebbe raccolto altrettanto interesse di quello dell'anno precedente.

La Pro Tadino si ritrovò così a rispondere alla sfida di gestire in contemporanea la costosa chiusura del Concorso "Olimpiade" e quella del nuovo concorso, verso il quale si appuntò anche un interesse considerevole degli ambienti artistici perugini, mentre restava piuttosto freddo il mondo dei ceramisti locali sempre legati concettualmente alla maiolica commerciale.

(segue)

 

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