L'ECO del Serrasanta

 

N.20 - 22 ottobre 2000

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Ceramica

 

Quando il Concorso diventa internazionale

Le Olimpiadi di Roma l'occasione per il grande salto

di Valerio Anderlini


08quando.jpg (18960 byte)Sulle ali dell'entusiasmo per il lusinghiero successo della prima edizione del suo Concorso della Ceramica la Pro Tadino, prima ancora che essa chiudesse i battenti, si mise alacremente al lavoro per la seconda edizione, con un poco di esperienza alle spalle, ma ancora con tanta improvvisazione, pochi mezzi finanziari e tanto dilettantismo.

Vijo Makinen, I Lottatori

Nel 1960, uscita dal tunnel della ricostruzione, l'Italia si preparava ad ospitare le Olimpiadi di Roma; il tema "Olimpiade" fu ritenuto pertanto un tema quasi d'obbligo per la seconda edizione del Concorso: se per la prima edizione gli elenchi dei ceramisti da invitare erano stati forniti dalla Camera di Commercio e dalle Associazioni degli artigiani, si fece ricorso all'aiuto dell'onorevole Filippo Micheli per ampliare l'arco degli inviti si fece con la collaborazione delle ambasciate di vari paesi esteri, la stampa specializzata del settore fu messa tempestivamente in allarme con comunicati, fu tempestivamente dato alle stampe e diffuso un bando di concorso e fu stabilito il primo premio di 1.000.000 di lire, che appariva notevole per le condizioni del momento. In altre parole l'organizzazione della manifestazione fece un primo salto di qualitÓ, diventando internazionale prima ancora che qualcuno ne avesse chiesto o sancito la qualifica e, per fare le cose in grande, fu chiesto addirittura il Patrocinio della Presidenza della Repubblica. Anche se non dichiarato c'era un tentativo di emulazione con la mostra che annualmente si svolge a Faenza.

Il riscontro sul piano della partecipazione a questa seconda edizione and˛ oltre ogni ragionevole previsione con grossi problemi di gestione che non erano stati nemmeno valutati: oltre 200 adesioni provenienti da tutti i paesi dell'Europa occidentale crearono problemi di lingua che la Pro Tadino non era attrezzata ad affrontare (anche se nel bando e relative norme organizzative era stato previsto un servizio interpreti, in realtÓ non si andava oltre il francese scolastico di alcuni degli organizzatori); la movimentazione di opere provenienti dall'estero rese necessario incaricare uno spedizioniere internazionale di Ancona; l'entrata in Italia di "opere d'arte" provenienti dall'estero comport˛ implicazioni con la Dogana e le Soprintendenze alle Belle Arti delle cittÓ in cui avveniva lo sdoganamento e con quelle di Perugia; la spedizione dei colli dall'estero e per l'estero (alla fine della rassegna), come era stato previsto nel bando di concorso a carico dell'organizzazione, comport˛ dei costi e problemi enormi che per l'Associazione si sarebbero trascinati per anni.

L'allestimento della mostra delle opere partecipanti al concorso, curato personalmente dalla Pro Tadino con collaboratori dilettanti e di fortuna e carichi di entusiasmo ma privi di qualsiasi esperienza, avvenne ancora presso la Chiesa di San Francesco: dopo la massiccia partecipazione di ceramisti locali legati alla produzione tradizionale che si era avuta nella prima edizione, nella seconda se ne ebbe un calo immediato determinato dalla delusione nel constatare quanto la produzione locale fosse lontana dai gusti artistici del momento e non mancarono conseguenti polemiche.

Tuttavia la grande partecipazione di artisti provenienti dall'estero, e l'interesse che era stato costruito attorno alla manifestazione attraverso la stampa, ebbero un felice riscontro anche nell'alta qualitÓ degli elaborati presentati: la commissione giudicatrice nella quale erano inserite personalitÓ di primo piano, come il Direttore della Triennale di Milano Dr Ferraris ed il Direttore della rivista Ceramica Informazione Dr Folliero, non ebbe difficoltÓ a districarsi da opere banali ed assegn˛ il primo premio al ceramista finlandese Viljio Makinen per la scultura "I lottatori", mentre si classificavano nell'ordine il tifernate Massimo Baldelli, il siciliano residente a Sesto Fiorentino Salvatore Cipolla, i perugini Giovanni Dragoni e Bruno Orfei.

Degli elaborati passati in proprietÓ della Pro Tadino, ancora secondo la formula del premio acquisto, rimangono per il costituendo museo il gruppo dei lottatori di Viljo Makinen ed un grande pannello di Giovanni Dragoni essendo andate disperse le altre.

(segue)

 

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