L'ECO del Serrasanta

 

N.13 - 9 luglio 2000

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Prima pagina

 

UN LIBRO SUL TERREMOTO

"Oltre la prova la speranza"

di Pierluigi Gioia


01terrem.jpg (10722 byte)Una chiesa di Santa Chiara gremita: e questa è già una cosa insolita. E se a quest’assemblea così nutrita e così attenta si rammentano i sentimenti e le sensazioni, lontane ma sempre forti, vissute durante l’interminabile sisma del ’97 e del ’98, si ha proprio l’impressione, indescrivibile, che ciò che ciascuno dei presenti prova sia identico. Per tutti. Se dunque si vuol tentare di descrivere, sulla carta, la presentazione di "Oltre la prova la speranza", è necessario iniziare dalla sua fine, quando il sindaco, Rolando Pinacoli, se ne esce con una frase estremamente sintetica, ma che riassume alla perfezione il senso non solo dell’incontro, ma anche della stessa pubblicazione. Dice: "Cara Rosanna, tu hai parlato ai nostri cuori"

Alcuni assenti, ma non sembra

Qualcuno aveva paura, prima dell’inizio della presentazione, che le numerose assenze potessero in qualche modo sminuirla, diminuire la stessa partecipazione all’evento. Tra i relatori invitati, infatti, vistosi i forfait di Enzo Boschi, di Franco Barberi e del provveditore agli Studi Miccichè. Ma attorno a Rosanna Rinaldini, a presentare il suo libro, si sono stretti, oltre al sindaco Pinacoli, all’assessore Mario Anderlini e a Valerio Anderlini – presenze, per così dire, istituzionali – anche il direttore dell’osservatorio sismologico di Perugia, padre Martino Siciliano, padre Mario Collarini, don Girolamo Giovannini e la giornalista RAI Adriana Retacchi, personaggio televisivo di una certa notorietà con lontane origini gualdesi.

Corrispondenze

Una presentazione calorosa, sotto ogni aspetto, proprio perché, quando si parla di terremoto, nessuno può restare fermo, impassibile, razionale: ciascuno, invece, si sente quasi in obbligo di raccontare le proprie esperienze, di comunicare le proprie sensazioni e di condividerle, quasi, con gli altri. Per questo, nel presentare Oltre la prova la speranza, "album" di morte, distruzione e rinascita, nessuno dei relatori ha pensato di parlare della struttura del volume, dell’efficacia della sua prosa e della sua poesia, della suggestione delle immagini; tutti, invece, sono partiti dalla propria esperienza personale del terremoto. Un omaggio a Rosanna Rinaldini, che nel suo "diario di bordo" ha proprio lasciato una testimonianza di tante esperienze personali del sisma, dagli abitanti di San Lorenzo e Busche ai primi soccorritori, dai vigili del fuoco agli uomini della protezione civile, dai volontari di ogni parte d’Italia agli obiettori di coscienza, dagli scout a tutti i rappresentanti delle associazioni, laiche e religiose, di volontariato. La testimonianza dell'intrecciarsi di tanti affetti e soprattutto del rinascere – da qui il titolo – della solidarietà e della speranza.

Inizia il sindaco, ripercorrendo gli eventi precedenti e immediatamente successivi al terremoto, non obiettivamente ma attraverso il filtro della sua personale esperienza di uomo che si è trovato sulle spalle la pesante responsabilità di gestire un’emergenza come quella del sisma. In particolare si sofferma sui volti e sulle consuetudini di San Lorenzo e di Busche, su quella secolare "eredità di affetti" sconvolta da un cataclisma e poi a fatica risorta grazie alla ricostruzione che già oggi ha permesso ad alcuni degli abitanti della frazione di tornare nella propria abitazione. Una rievocazione commossa, rivolta anche a tutti quelli che non hanno fatto in tempo a rivedere il proprio tetto…

Terremoto come mistero

Parla al cuore dei presenti anche don Girolamo Giovannini, con una testimonianza di quelle che fanno venir la pelle d’oca o restar sgomenti di fronte alla nostra incapacità di vedere al di là delle apparenze. Era il giorno prima dell’inizio del sisma e don Girolamo si trovava a Lourdes in preghiera, mentre sua madre, vegliata dai familiari, era ormai in agonia. Uscì dal coma solo per un istante, solo per pronunciare queste terribili parole: "Figli miei, fuggite! fuggite via da qui!" e poi più nulla. Non sarebbe più uscita dal coma prima di morire, il 28 settembre, dopo che le due tremende scosse avevano finalmente rivelato ai familiari il loro oscuro senso. Terremoto, dunque, come evento misterioso, inestricabile, improvviso, al di fuori delle nostre capacità di previsione e, nello stesso tempo, segno e testimonianza di quel mondo del trascendente, in cui le parole tempo, morte, distruzione e mistero non hanno più senso. Tant’è che neppure lo scienziato, padre Martino siciliano, si sente in grado di dare certezze. L’unica è questa: bisogna imparare a convivere con questi eventi, che probabilmente fra qualche secolo torneranno a devastare queste stesse terre, come già fecero due secoli e mezzo fa. Anche se il terremoto è finito, non per questo la terra smetterà di tremare ed ogni tanto sussulteremo a qualche improvviso tremore. Colpa di quelle faglie che attraversano il cuore della terra, proprio sotto i nostri piedi. Piccole faglie, per fortuna, ma che spesso si fanno sentire. Reagire, dunque, alle avversità, prevenire – se possibile – ma soprattutto ricostruire. E il libro della Rinaldini è davvero testimonianza eloquente di questa progressiva presa di coscienza del male, della rinascita della solidarietà e della sua concretizzazione nel cemento e nei mattoni.

Parte anche padre Mario Collarini da un’esperienza, quella di un bambino di tre anni che, dopo aver sentito la seconda forte scossa sismica, esce con un’affermazione di involontario ed irresistibile umorismo: "In vita mia non ho mai sentito una scossa più forte!". Anche il suo intervento è una testimonianza personale: del lungo cammino attraverso cui è venuto alla luce il lavoro della Rinaldini, che non avrebbe mai pensato di pubblicare nulla, ma che proprio grazie all’affettuoso contributo di tanti suoi conoscenti si è poi convinta di far condividere a molti i frutti della sua fatica, dei suoi "foglietti volanti".

Il "mio" terremoto

Anche la giornalista Adriana Retacchi parte dalla propria esperienza del terremoto, non vissuta direttamente ma solamente attraverso la testimonianza dei reportage, dei servizi, degli articoli da parte dei corrispondenti nelle zone terremotate; le sue lontane origini gualdesi e i racconti di suo fratello, che spesso si recava in Umbria e a San Lorenzo, le fecero ad un certo punto sentire come proprio quell’evento naurale. Quel terremoto, insomma, che in quanto notizia giornalistica sarebbe potutto essere per lei un semplice evento di cronaca, divenne il "suo" terremoto. Non esiste, del resto, un terremoto, ma ce ne sono tanti. Tanti quanti quelli che emergono dalle pagine di Oltre la prova la speranza: uno per ogni persona che l’ha vissuto. Gli stessi sentimenti costituiscono le tessere di un enorme puzzle: solo ricostruendolo si può avere idea dell’entità, della vastità e delle conseguenze di un sisma. E la Rinaldini è riuscita non solo a delineare questo "dramma umano" ma è scesa più in profondità, riportando alla luce le vestigia di un "dramma cosmico" che opprime non solo l’uomo ma tutta la natura: dalla rondine che, tornando a primavera, non ritrova più il tetto della casa distrutta, al piccione che osserva allibito le macerie della propria piccionaia.

"Haud mollia iussa"

E’ commossa, alla fine, Rosanna Rinaldini dopo aver ricevuto l’attestazione di stima da parte di tante persone, compresa la sua direttrice didattica, la dott.ssa Serenella Capasso. Quasi si schernisce, ma è in fondo felice di essere stata quasi "costretta" a furor di popolo a trasferire sulla carta i propri "foglietti volanti" e di aver raccolto, con il contributo non solo di fotografi professionisti ma anche di dilettanti e di amici, le numerose fotografie che sono entrate a far parte della sua raccolta. Fotografie che ritraggono momenti terribili. Ma soprattutto istanti di vera comunione fraterna e di solidarietà senza confini. Insomma, Oltre la prova la speranza.

 

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