L'ECO del Serrasanta

 

N.12 - 25 giugno 2000

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Attualità

 

Il problema "museo della ceramica"

di Cinzia Tini


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Colgo l’invito fatto qualche settimana fa da "L’Eco del Serrasanta", per esprimere un personale parere sulle opere di arte ceramica contemporanea di Gualdo Tadino. Orfane di una sede degna (il Palazzo del Podestà é assolutamente insufficiente a contenerle) , con un concorso che ormai si trascina in modo stanco e povero di contenuti, tali pregevoli oggetti d’arte hanno perso il posto d’onore che spetterebbe loro in una città che, della ceramica, si fa vanto di essere centro di secolare produzione e antica gloria. Tra le proposte avanzate per la loro locazione, c’é un’ex fabbrica adiacente la Rocca Flea e Villa Casimiri.

Uno dei pezzi pregiati ... senza casa

 

Personalmente, credo che sia sbagliato, pensando al futuro di queste opere, progettare un semplice museo, ovvero una galleria che metta in fila e in mostra le singole sculture, con didascalia e materiale informativo, aperta il fine settimana e sostanzialmente, cambiando i contenuti, assimilabile al Museo Civico della Rocca Flea. Non può né deve essere così. Innanzitutto perché la nostra collezione di ceramica contemporanea é di natura diversa rispetto a una pinacoteca civica: quest’ultima può avere dai 100 ai 200 pezzi che, tranne qualche fortuita acquisizione, rimarranno sempre gli stessi per l’avvenire. La collezione del Concorso, invece, é quella che in termine tecnico si chiama "collezione aperta", ovvero un corpus di opere d’arte che ogni anno, in virtù del Concorso Internazionale, si accresce di nuovi pezzi ai quali occorre dare giusta collocazione museale. E’ per questo che qualunque luogo si scelga per queste opere d’arte, dovrà essere un sito sufficientemente grande per prevedere l’estensione negli anni della collezione, per non ritrovarsi tra due o quattro lustri a dover nuovamente cambiare sede o, come malauguratamente si é fatto finora, smembrare il corpus in diversi edifici. Non basta. Considerando che sarà impossibile nel tempo esporre tutte le opere premiate del Concorso per evidenti problemi di allestimento, l’edificio che accoglierà le opere dovrà possedere un ampio magazzino, nell’accezione nobile del termine, ovvero una sala rispondente a tutti i crismi della conservazione, facilmente ispezionabile e percorribile, dove i pezzi possono essere visionati su richiesta, e che consenta la rotazione delle opere d’arte esposte al pubblico in cicli quinquennali, come accade in tanti musei italiani e stranieri. Non basta ancora. Visto che annualmente si svolge un Concorso che deve recuperare il carattere di ampio fenomeno culturale posseduto un tempo, l’edificio dovrà possedere un’altra sala espositiva, dove verrà allestita la mostra delle opere dell’ultimo Concorso, variabile mano a mano che si svolgono le diverse edizioni. E c’é ancora di più. Non può essere nemmeno dimenticata la sezione di design industriale che il Concorso Internazionale della Ceramica deve avere parallelamente alla sezione artistica. Questa, se ben collegata con le aziende internazionali produttrici di oggetti di arredo, che potrebbero acquistare i brevetti dei modellini realizzati, farebbe da sostegno economico all’intera manifestazione. Anche per questa sezione di design occorre creare un ulteriore spazio espositivo, parallelo ed autonomo rispetto a quello artistico. Basta così? Ora che ci siamo, non fermiamoci e proviamo ad andare ancora più in là. Un’ istituzione così pensata può chiedere il riconoscimento, da parte del Ministero, dello status di Fondazione, con i finanziamenti che questo comporterebbe; nonché potrebbe istituire un rapporto di qualità con le Università italiane e straniere. Il consiglio direttivo del Concorso della Ceramica potrebbe istituire borse di studio per laureati, dottorandi e specializzandi in storia dell’arte i quali, avuto accesso tramite graduatoria al finanziamento, sarebbero chiamati in controparte a elaborare un progetto di ricerca su una tematica, un artista o quant’altro inerente il Concorso Internazionale della Ceramica di Gualdo Tadino. Tesi meritevoli potrebbero essere pubblicate su riviste specializzate del settore e restituire alla città un posto d’onore tra la critica. Quali soldi per realizzare tutto questo? La Regione, in una passata visita a Gualdo Tadino dell’ex assessore alla cultura Bocci, ha sbandierato tanto interesse per questo Concorso Internazionale della Ceramica: mettiamoli alla prova. La Comunità Europea può essere l’altro ottimo referente per una iniziativa di questa portata. Quale luogo per questo progetto? Certamente non una sistemazione di ripiego; certamente non una struttura già fortemente caratterizzata da un’impronta storica; certamente una zona ampia in disuso da recuperare secondo i parametri della archeologia industriale. Potrebbe essere l’ex Consorzio Agrario?

Quanto scritto é solo una proposta, forse sognatrice, ma per una volta sarebbe bello provare ad essere "grandi", che non significa progettare cose che poi non si é in grado di realizzare o di gestire, ma guardare al futuro con un occhio che vede un po’ più lontano delle quattro mura (mal tenute per altro!) gualdesi. Non costruiamo il museo della ceramica qualunque, visitato sì e no da 20 persone al mese, il più delle volte sprovvedute e perplesse di fronte all’arte contemporanea, che, per sua natura, non è, né può essere ad uso del grande pubblico. Creiamo un polo di cultura che sappia piuttosto attrarre gli artisti per primi, gli studiosi, gli appassionati, le industrie del settore, poi forse per ultimo (ma in questo caso non sono importanti!) anche i turisti. Pensiamo da eroi e non da qualunquisti . Scriveva D’Annunzio: Necessario é navigare … vivere non é necessario.

 

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