L'ECO del Serrasanta

 

N.11 - 11 giugno 2000

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Storia

COME ERAVAMO (3)

 

Gli anni dei cambiamenti

 

Dalla rivoluzione con i fuochi artificiali a quella dei manganelli, mentre altrove c'è stata quella di ottobre

 

di Valerio Anderlini

 


Nel precedente numero, attraverso la testimonianza del periodico Il Risveglio (forse il primo giornale in assoluto a suscitare una rivolta popolare), abbiamo rivissuto la fine di un’epoca nella storia di Gualdo Tadino e il tramonto di una classe dirigente, travolta dall’irrompere sullo scenario di una nuova generazione, emergente dopo quella degli entusiasmi risorgimentali; una rivoluzione pacifica, della quale i rintocchi funebri del campanone comunale, accompagnati dal concerto della Banda musicale davanti al Municipio e dai fuochi pirotecnici di Sfasciabasti alla Rocchetta, potevano dare l’immagine di una tardiva belle epoque ormai tramontata, mentre cresceva la nuova realtà di diseredati, per molti dei quali il pane era impastato di lacrime, in una economia che faceva nascere il mito della Gualdo industriosa, ma l’operaio lavorava 11 ore al giorno.

Seguiamo in questo numero come, contemporaneamente alla fine di questa, epoca si apriva quella dei cambiamenti, cui avrebbe dato un’accellerazione imprevedibile la prima guerra mondiale.

***

Nel 1914, dopo che il Consiglio comunale è stato portato a trenta componenti per effetto della crescita demografica, le prime elezioni amministrative determinano l’arrivo di vari nomi nuovi del parlamentino cittadino; il nuovo Consiglio elegge sindaco Francesco Maurizi, il Vice Ispettore scolastico, che è costretto tuttavia alle dimissioni per incompatibilità fra le due cariche, mentre lo scoppio della guerra mondiale, per l’incerta posizione dell’Italia neutrale, provoca un massiccio rientro dall’estero di lavoratori emigrati nelle zone industriali della Francia e della Germania, diventati inaffidabili per entrambi i belligeranti.

Il 24 maggio 1915 l’entrata in guerra dell’Italia, per il Comune ancora alle prese con l’improvviso acuirsi dei cronici problemi della fame e della disoccupazione, determinato da tanti rientri, complica ulteriormente la situazione; infatti, all’incerta posizione del sindaco, si aggiunge il richiamo alle armi di un terzo dei Consiglieri.

Finalmente l’ 8 ottobre è eletto sindaco Celestino Colini, la cui attività, sino alla fine del 1918, sarà essenzialmente condizionata dall’economia di guerra: si costituisce un Comitato della mobilitazione civile (presieduto dall’avv. Giuseppe Gubbiotti), un Comitato di soccorso, si deliberano in più occasioni approvvigionamenti di generi alimentari e l’adozione di vari provvedimenti a sostegno del fronte interno e della classe operaia.

Di rilievo, nel periodo bellico, risulta l’attivazione delle miniere di Branca, per l’estrazione della lignite; vi trovano occupazione anche numerosi lavoratori provenienti dal territorio gualdese: tuttavia ne beneficiano solo i residenti nelle zone limitrofe, poiché l’unico mezzo di locomozione, oltre all’ansimante gambadilegno che arranca sulla ferrovia a scartamento ridotto da Branca a Fossato di Vico, per i fortunati che la possiedono, resta la bicicletta.

Per tutto il 1917 ed il 1918, mentre il paese trepida a causa delle alterne vicende della guerra, si susseguono i provvedimenti di carattere annonario: la requisizione, l’approvvigionamento ed il razionamento dei generi di prima necessità da parte del Comune; negli stessi anni la città accoglie un gruppo di prigionieri austriaci, utilizzato per impiantare pinete sulle pendici del monte Serrasanta.

Il 1919 si apre con una tardiva commemorazione della vittoria (23 febbraio); evidentemente le condizioni sono tali che non c’è molto da festeggiare. Con la pace torna a casa, dopo anni trascorsi in trincea, una massa di reduci carichi di aspettative e di bisogni, plasmata e indurita dalle vicende belliche, dopo essere stata strappata ad un mondo paternalistico che non esiste più: i gualdesi caduti al fronte sono ben 159, imprecisato è il numero dei mutilati e degli invalidi, l’economia del paese è allo stremo e per giunta imperversa l’epidemia della spagnola.

Per fronteggiare la disoccupazione favorendo una ripresa dell’edilizia, il comune cede a prezzi simbolici aree circostanti alla Porta Romana (attuali via F. Storelli, via G. Mancini, via V Luglio, giardini), ma la situazione sembra precipitare, con ricorrenti agitazioni di piazza; mentre nel mondo agricolo serpeggiano rivendicazioni tese a modificare il contratto mezzadrile, e tante piccole imprese di coltivatori diretti non ancora meccanizzate producono solo miseria, per molti reduci non c’è altra alternativa all’emigrazione. Inizia il biennio rosso.

La traballante amministrazione del sindaco Colini, impotente a fronteggiare i problemi, fra cui la difficile definizione dei rapporti economici con il gestore dei servizi della tesoreria comunale in tutto il periodo bellico, rassegna le dimissioni, ma, dopo una breve reggenza del commissario Alfredo Perziani, le ritira formando una nuova Giunta; tuttavia l’Amministrazione comunale continua a stagnare nelle ristrettezze economiche.

Il 12 ottobre un gruppo d’imprenditori gualdesi (fra i quali Giuseppe ed Augusto Depretis, l’ex sindaco Francesco Stangolini, Corrado Guerrieri e Carlo Luzi) costituisce, insieme ad altri, la Società Umbra Cemento Portland, con sede a Gualdo Tadino, ma che opera in comune di Gubbio; il 26 dicembre scompare il pittore Giuseppe Discepoli.

Nel 1920 si tengono le prime votazioni dopo il compimento dell’unità nazionale; nel collegio elettorale sono a confronto quattro liste: alleanza liberaldemocratica (6 eletti), socialisti unitari (3 eletti), popolari (1 eletto) e repubblicani (nessun eletto). La situazione difficile che il paese attraversa (l’ordine pubblico turbato dalle intemperanze fasciste e dal rivendicazionismo socialista) fa presagire cambiamenti anche nella politica locale.

Scoppia intanto la prima polemica ferroviaria: Gubbio, insoddisfatta della linea a scartamento ridotto Fossato di Vico-Arezzo, preme per avere la ferrovia grande; Gualdo Tadino si propone come stazione terminale della nuova linea, anche in considerazione che si lavora da anni al progetto di un collegamento Gualdo Tadino-Perugia; Fossato di Vico insorge perché non accetta di perdere il capolinea della linea per Arezzo; alla fine non se ne fa nulla: gli eventi successivi metteranno tutti d’accordo, con la bocciatura sia del progettata Gualdo-Perugia, sia della richiesta ferrovia grande per Gubbio la quale, anzi, più tardi perderà anche quella a scartamento ridotto.

Il 19 giugno scompare l’istituzione cittadina di Mons. Roberto Calai.

L’11 dicembre il Consiglio comunale ufficializza il trasferimento del cimitero civico dalla Madonna delle Rotte a San Facondino (di fatto già in atto da un decennio), "previa esumazione delle salme dei nostri antenati", e il 27 dicembre approva la convenzione con l’Istituto Salesiano per il funzionamento delle scuole secondarie (tecniche e ginnasiali). Romeo Carlotti parcheggia davanti al palazzo comunale una delle prime automobili.

Nuove attività produttive, come la Ditta Rubboli & C. "per la produzione di ceramica artistica e con l’impegno di fondare una nuova bottega anche a Gubbio", la fabbrica di fiammiferi Brambilla-Pascucci & C. e la fabbrica di liquori Brambilla, costituiscono primi segnali di ripresa economica, ma il 31 dicembre il sindaco comunica alla Giunta che non è più possibile proseguire con una amministrazione regolare e rassegna nuovamente le dimissioni.

Il 1921 si apre con il commissario Licinio Angelini alla guida dell’amministrazione comunale, mentre sono sempre più frequenti le manifestazioni della violenza squadrista, collegate alla diffusione del fascismo (purghe e manganelli per gli avversari), nel quale alle paure dei proprietari terrieri, dei benpensanti, dei timorosi del rivendicazionismo socialista, spesso si associano anche i motivi di malcontento e di frustrazione dei diseredati, e che in giugno inaugura la sezione di Gualdo Tadino; la piccola borghesia locale assapora la sua rivincita sulla rivoluzione pacifica del 1913.

In settembre si torna alle urne; gli elettori sono 3724, ma i votanti solo 1603: risultano eletti 22 candidati della lista popolare e 8 di quella socialista, ma il clima politico si presenta rissoso e deteriorato: Francesco Cajani non accetta la carica di sindaco e la situazione si trascina fino al 8 dicembre quando è eletto sindaco il consigliere del Partito Popolare Egidio Martino Pucci, di San Pellegrino, mentre si consolida il fascismo.

Il censimento della popolazione segna 12.165 unità

Ricerche archeologiche in località Malpasso fruttano importanti rinvenimenti che però, con il beneplacito del Consiglio Comunale, prendono la via dei musei nazionali (attualmente esposti a Villa Giulia). Il 25 dicembre viene fondato il "Reparto esploratori cattolici Gualdo Tadino 1°", il secondo della provincia.

L’8 gennaio 1922 nasce il Circolo cattolico Calai; il 17 novembre, dopo la conquista del potere centrale, il fascismo impone le dimissioni dell’Amministrazione Comunale retta dal Partito Popolare, mettendo d’accordo socialisti e popolari; segue la gestione del commissario Nestore Bartoletti.

Nel clima di disordine politico non c’è memoria storica, né della partecipazione di gualdesi alla "marcia su Roma", né della scissione socialista che segna la nascita del Partito Comunista; l’uccisione di Trento Alimenti in un conflitto a fuoco con i Carabinieri (1922) è un episodio che sarà rivendicato più tardi come uno dei germi di questa nuova realtà, che si affaccia sugli scenari politici locali e che, per alcuni suoi esponenti, registra ben presto l’esilio e la deportazione al "confino".

Il 21 gennaio 1923, dalle votazioni per il rinnovo del consiglio comunale, risulta eletto un cocktail, nel quale agli uomini di partito si mescolano figure emergenti dell’imprenditoria locale, esponenti del mondo agricolo, vecchi notabili desiderosi dell’ordine, emarginati o disgustati dall’ esperienza di governo dei popolari e dai loro contrasti con i socialisti; il 4 febbraio è rieletto sindaco Francesco Cajani.

L’8 dicembre nasce la Filodrammatica dialettale Don Bosco; l’opera salesiana inizia la pubblicazione de La voce del collegio; il Dr Ruggero Guerrieri pubblica Il laudario lirico della Confraternita di Santa Maria dei Raccomandati in Gualdo Tadino, un importante documento letterario da lui scoperto in un bastardello quattrocentesco.

Il 24 maggio 1924, in un clima d’euforia collettiva, il consiglio comunale all’unanimità, delibera di conferire la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini: la rivoluzione dei manganelli può considerarsi compiuta, nel paese apparentemente tornato alla normalità, con la chiusura dei circoli cattolici e con i dissidenti costretti al confino o all’estero.

 

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