L'ECO del Serrasanta

 

N.10 - 28 maggio 2000

  Pagina iniziale Edizioni Sommario

Storia

 

Come eravamo

Maturano i cambiamenti d'epoca

I grandi cambiamenti dei primi anni del novecento ed una rivoluzione d'altri tempi

di Valerio Anderlini


08maturano.jpg (159069 byte)Nello scorso numero abbiamo ricostruito una immagine della realtà gualdese come si configurava cento anni fa, all'inizio del XIX secolo; in questo numero esaminiamo alcuni aspetti della grande evoluzione nella realtà gualdese nei primi anni del XX secolo che segnarono i cambiamenti d'epoca, già prima della guerra mondiale.

Foto: come si viaggiava sulla strada tra la stazione e Gualdo: sullo sfondo l'Istituto Salesiani

Il primo decennio del secolo è caratterizzato dalle difficoltà finanziarie dell’Amministrazione Comunale, che determinano il rifiuto delle cariche pubbliche, e dal ricorrente problema del "rincaro dei viveri", che determina varie sommosse popolari ed al quale l’Amministrazione Comunale tenta di far fronte con l’imposizione dei calmieri, mentre la vita sociale della città è caratterizzata da un vivace proliferare di iniziative di carattere associativo: accanto alla Società Operaia di Mutuo soccorso, c’è un Circolo ricreativo operaio, un gruppo di dilettanti fotografi, una Società dei Cacciatori, l’Unione ciclistica, la Società Tiro a segno, la Società del monte, l’Associazione sport Appennino, il Concerto cittadino, lo Sport Club Audax Tadino (SCAT), l’Associazione ex allievi salesiani, il Circolo dell’Azione Cattolica, una Sezione Socialista ed un Gruppo Democratico Cristiano.

In campo economico risultano operanti una cooperativa falegnami, tre tipografie, si registra la nascita delle prime aziende (Carlo Luzi – Tancredi Fedi – Molini Americani Ribacchi e De Pretis, Pastifici Ceccarelli e De Pretis) attorno alle quali crescerà il mito di una realtà industriale, mentre si costituiscono la Cooperativa ceramisti ed il Consorzio Agrario mandamentale

In campo politico l’allargamento dell’elettorato, dopo un primo scandalo (per una cena elettorale a base di patate in umido), mentre continua il dibattito fra clericali ed anticlericali, costituisce terreno fertile per il fenomeno delle "mazzette" con cui si contenderanno i voti gli onorevoli Fazi e Theodoli.

Nell’Amministrazione comunale, dopo che Ugo Guerrieri nel 1905 ha declinato l’onorevole incarico di sindaco per la quarta volta, viene eletto Onorato Ribacchi (che muore in carica nel corso di un’epidemia nel dicembre 1906); dopo ben sette mesi di tentativi per eleggere un successore segnati da vari rifiuti di vari personaggi che rispetto agli "onori" della vita pubblica privilegiano gli affari , il 27 luglio in una rocambolesca seduta il Consiglio Comunale conferisce un nuovo incarico all’ex sindaco Francesco Cajani, il cui travagliato mandato è costellato da dissensi e dimissioni, finché nel 1910 arriva alla carica di sindaco l’ingegnere romano Francesco Stangolini.

Nel primo decennio del secolo, che registra un ulteriore incremento della popolazione del 10%, le iniziative di rilievo nella pubblica amministrazione sono il notevole impegno nella diffusione della scuola pubblica in tutte le frazioni (mentre nel capoluogo sono già attive scuole gestite dai Salesiani e dall’Istituto Bambin Gesù), la richiesta di adeguamento della rappresentanza consiliare per effetto del superamento dei 10.000 abitanti, la concentrazione dei beni delle Confraternite nella Congregazione di Carità, l’acquisto di un immobile destinato a pinacoteca comunale, la richiesta di istituzione dell’Ufficio registro e del catasto, l’arrivo dell’energia elettrica nell’illuminazione pubblica, l’ultimazione della strada fra la città e la stazione ferroviaria, l’attivazione del servizio telefonico.

Chiusi nel cassetto dei sogni sono restati alcuni grandi progetti: la costruzione di un collegamento ferroviario con Perugia, la realizzazione di una centrale elettrica in consorzio con il comune di Nocera Umbra utilizzando l’acqua di Boschetto, la costruzione di uno zuccherificio, lo sfruttamento commerciale dell’acqua della Rocchetta, la realizzazione del forno fusorio per la lavorazione del materiale ferroso estratto sulla montagna di Rigali.

Intanto si è accentuato il distacco fra la classe dirigente conservatrice ed affarista (poche persone che non pagano tasse, non pagano contravvenzioni, usufruiscono dei locali municipali senza pagamento di affitto e governano dagli scanni del Municipio incontrollati ed incontrollabili), e la base popolare, la gente comune che stenta a far quadrare i propri bilanci e che continua ad incrementare il fenomeno migratorio, ma che comunque prende coscienza della propria funzione politica fino ad ottenere l’erezione di un monumento funebre "sulla fossa dei poveri" presso il Cimitero, a spesa del comune.

Nel settembre 1912 inizia la pubblicazione di un giornale "Il Risveglio" , diretto da Angelo Lucarelli, e che, quantunque osteggiato da tutte le componenti della élite cittadina che controlla "il palazzo" (preti, socialisti e liberali), diventa interprete di una situazione di disagio esplosiva e che è portata a degenerare; scrive al giornale un lettore, in uno dei primi numeri "… non si fa altro che decantare la prosperità di Gualdo…, tante industrie che dànno lavoro e pane….anche per le donne" ed il giornale risponde: "lavoro?, pane?… se tu sapessi di quante lacrime è impastato!"

Tanti sono i motivi di contestazione e di malcontento che nell’agosto 1913 la Giunta rassegna le dimissioni fra il tripudio della popolazione che festeggia l’evento con la banda musicale in piazza, mentre il campanone civico risuona a morto. E i festeggiamenti proseguono 15 giorni più tardi con una manifestazione presso la Rocchetta.

E’ la fine di un’epoca. Di seguito la cronaca della festa tratta da "Il Risveglio":

Alle 5,30 la banda musicale, suonando, si diresse verso la Rocchetta, seguita da un discreto numero i gente. Aveva piovuto tutta la mattinata, e benché il tempo fosse ritornato al buono nelle ultime ore, l’umidità e la freschezza dell’aria potevano impedire, forse, la straordinaria affluenza di popolo che si annunciava fin dai giorni passati. La risposta dei gualdesi, invece, all’appello lanciato dal Risveglio fu superiore ad ogni aspettativa. Il luogo era modestamente ornato e illuminato dalla luce elettrica condotta espressamente dalla Città. L’Amministrazione dell’Appennino gualdese aveva voluto riserbarci una bella sorpresa: un ponticello stabile, che fu subito battezzato Ponte del Risveglio, gettato nel corso dell’acqua che prima bisognava passar quasi a guado. L’allegria scoppiò quasi subito. La musica risuonava, ripercossa dagli antri racchiusi delle montagne. I bicchieri giravano, perpetuamente ricolmi, tra i musicanti, tra i giovanotti, tra la gente. Poi, tra la baldoria, si fece un gran silenzio, l’austero silenzio del patrio Appennino: era il Risveglio che usciva fuori con la sua imponenza, con la sua severità, con la sua energia, con le sue ciglia aggrottate e le sferza in mano. Nell’austero silenzio del patrio Appennino scoppiarono fragorosi ed entusiastici gli applausi al Direttore e al Redattore capo che parlavano al popolo. Intanto nuova gente accorreva da Gualdo Tadino. La vallata in quel punto era gremita. Il suggestivo crepuscolo dei cieli umbri, del cielo gualdese, pieno di bagliori languidi, di vive tinte sfumate, di zone di luce rosea che guizzavano su, come lunghi strascichi di comete, come ultimi baci al sole agonizzante, tra il turchino, tra il verde, tra il biondo pallore del cielo. Dietro il "Fringuello" la luna, discreta, aspettava che Sfasciabasti avesse dato fuoco ai suoi poderosi lavori pirotecnici, prima di venir a rischiare la valle. Due palloni, l’uno dopo l’altro salirono su, turbinati da l’alto vento, ma calmi e magnifici a salutare la bella luna. E furono inseguiti dalle grida della gente, e dalle note allegre della musica. Un razzo guizzò serpeggiando per l’immensità: allentò la corsa, languì e morì; ma dalla sua morte una pioggia di stelle si diffuse pel cielo e l’attonita vallata sottostante ne rimase tutta illuminata. E poi guizzò un altro razzo, e un altro, tanti, in direzioni diverse, come una volata di serpenti sprizzati da una gabbia misteriosa.

L’incanto finì: allegria, chiasso, risate e musica. Ma ecco una luce che zampilla dall’oscurità, e si fa intensa, si muove, si agita, gioca con se stessa, paga della sua stessa grazia, della sua stessa bellezza. E sembra una sorgente di luci, tutte belle e tutte nuove; un geyser luminoso, strano e fumante; una pioggia di stelle d’argento fuso. E l’aureola d’un iddio. Essa a un tratto sale, sale turbinosa, e si perde tra immani fragori. Eppoi nuove fughe di razzi, e allegria, gridi di meraviglia, risate, musica.

Chi pensava in quei momenti ai Don Rodrigo di Gualdo che sentiva negli scoppi di mortaretti e delle bombe il definitivo tracolla della loro potenza? Chi pensava al divo Sfasciabasti che correva curiosamente di qua e di là, con la miccia in mano come un ripetentesi Pietro Micca, pauroso che quelle serpi ch’egli aveva ristorate in seno non lo mordessero? Quegli scoppi, quei razzi, lassù nell’area pura al cospetto dei liberi monti, di quelle salde ed eterne montagne, da cui ci deve venire fortezza di membra e di carattere, libertà di pensiero e di passione, quegli scoppi, qui razzi, davan campo a pensare a ben altro!

Il ritorno in città riuscì imponentissimo, con una magnifica fiaccolata.Come si supponeva, ebbe luogo una colossale dimostrazione ostile al Municipio, che si mantenne però entro limiti modesti e civili. La festa si chiuse con un allegro banchetto all’Albergo"Ancona".Intervennero la Redazione e fidi amici e fervidi simpatizzanti. Numerosi e spiritosissimi i brindisi; fragorosi gli applausi, viva e schiettissima l’allegria. La festa non poté essere migliore.

 

  Pagina iniziale Edizioni Sommario