L'ECO del Serrasanta

 

N.9 - 14 maggio 2000

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Storia

 

Gualdo Tadino cento anni fa

Come eravamo all’inizio del secolo che si avvia alla conclusione

di Valerio Anderlini


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Con il prossimo 31 dicembre, oltre che il secondo millennio (sono ancora fresche le polemiche in proposito di qualche mese addietro), chiuderà anche il XX secolo, che ha avuto inizio il primo gennaio 1901: passano agli archivi della storia gli anni contrassegnati con il 1900, cento anni di progresso e di sviluppo quali mai l’umanità aveva registrato in passato, di trasformazioni e di accadimenti dei quali non sono molti coloro che possono dire "c’ero anch’io"; cerchiamo in questo articolo di presentare una immagine della realtà Gualdo Tadino, quale si presentava all’inizio di questi cento anni.

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Agli inizi del 900 il quadro sociale ed economico del comune di Gualdo Tadino si presenta particolarmente complesso: è una entità strutturalmente povera, che nel trentennio seguito all’Unità d’Italia è passata dai 7900 abitanti del 1870 ai 10.700 del 1899, con un incremento demografico del 26%, senza un pari sviluppo nella produzione dei mezzi di sussistenza, ma che comunque presenta un indice di industrializzazione superiore rispetto alla realtà regionale, come evidenziano i dati del censimento dell’industria curato dalla Camera di Commercio, riportati nell’annuario del 1893.

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La popolazione per oltre i due terzi risiede in campagna, ove le attività agricole, disponendo come forza motrice esclusivamente della trazione animale, sono ancora esercitate con metodi primordiali, anche se da qualche anno sono arrivati i primi vomeri metallici a sostituire i vecchi aratri di legno, cui seguiranno poi le prime trebbiatrici, azionate dai motori a scoppio alimentati dalle sbuffanti caldaie a vapore, mentre non si conoscono ancora i concimi chimici.

Va notato tuttavia che, anche nell’economia del capoluogo, è forte l’incidenza dell’agricoltura e delle attività connesse allo sfruttamento della montagna, con autentiche sacche di miseria, quantunque nella città siano presenti da tempo numerosi laboratori artigianali, che operano in particolare nel settore della ceramica con occupazione di oltre 200 addetti (Rubboli, Pascucci, Santarelli); primi timidi tentativi di industrializzazione si evidenziano poi nella trasformazione dei prodotti agricoli (molini, pellami) e nell’edilizia (fornaci, calcinai).

Le attività economiche esercitate nel territorio comunale sono comunque insufficienti a soddisfare i bisogni di una forza lavoro esuberante, per la quale unico palliativo alla fame è l’emigrazione, tanto che nel 1900 opera nella città un ufficio delle società di navigazione per favorire l’espatrio verso l’America, in alternativa ai flussi cospicui verso i paesi europei e al pendolarismo stagionale verso la maremma e la campagna romana.

La maggior parte della popolazione vive in condizioni primitive, spesso anche in coabitazione con gli animali; l’acqua corrente, anche se profusa in abbondanza dalle numerose fontane pubbliche sparse per la città, nelle abitazioni private è un servizio ancora nemmeno ipotizzabile, mentre nelle frazioni, acquedotti e fognature esistono... solo a cielo aperto.

Elevato è il tasso di natalità, ma altrettanto elevato è quello della mortalità infantile, mentre sono diffuse malattie come la pellagra, la tubercolosi e il vaiolo.

La mobilità sul territorio è resa possibile soltanto dai treni che percorrono la linea ferroviaria al traino delle locomotive a vapore, ad una velocità che per coprire i 297 chilometri fra Ancona e Roma, richiede non meno di dieci ore; in alternativa il calesse con relativi cavalli.

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Alla guida della città, parte pensante della società comunale, si propone un’oligarchia espressione del voto per censo, erede consapevole ed orgogliosa di un retaggio culturale non comune, nella quale si contrappongono esponenti del liberalismo anticlericale, legato idealmente alle "patrie battaglie" risorgimentali, ed il vecchio mondo erede del misticismo umbro, che non ha ancora assorbito il trauma del passaggio dallo Stato Pontificio all’Italia unitaria; fin dal 1894 è attiva una sezione del Partito Socialista, riferimento per le classi popolari, che già nel 1898 hanno dato corpo ad agitazioni "per il prezzo del pane", non trovando più soddisfazione nelle forme di paternalismo, e frutto di esperienze maturate nelle terre di emigrazione.

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All’inizio del secolo la carica di sindaco è ricoperta dall’avvocato Ugo Guerrieri, un radicale che, in seguito alle dimissioni di Francesco Cajani ed al rifiuto di assumere la carica da parte di altri, dopo aver espletato le funzioni di facente funzioni, nel 1899 è stato confermato nell’incarico, sovvertendo il risultato elettorale favorevole ai clericali.

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La vita pubblica è segnata dallo scontro politico fra clericali e anticlericali: caso forse unico, nell’Italia condizionata dal veto pontificio del "non expedit", il Consiglio comunale di Gualdo Tadino annovera ben due prelati, mons. Roberto Calai ed il canonico Michele Tomassini i quali, oltre a partecipare attivamente al dibattito politico, si distinguono con grandi iniziative filantropiche (fondazione dell’Ospedale, dell’Istituto Salesiano e dell’Asilo infantile con mezzi propri il primo, costruzione del nuovo Cimitero di San Facondino, in esecuzione di un legato testamentario del segretario di Pio IX, mons. Giuseppe Stella il secondo), mentre il Comune è paralizzato dalla mancanza di mezzi finanziari.

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Il nuovo secolo si apre nel miraggio dell’energia elettrica: difatti il 24 gennaio 1900 la Giunta Comunale ha deliberato di chiedere il riconoscimento di pubblica utilità per l’impianto elettrico.

Il sogno dell’energia elettrica, anche se per la sua realizzazione sarà necessario quasi un decennio, saluta l’inizio del ventesimo secolo; al cronista non può passare inosservato che il 22 giugno dello stesso anno il Consiglio Comunale ha approvato lo statuto del Monte di Pietà: dovizia e povertà, ovvero ansia di progresso e dura realtà. Per comprendere quali erano le condizioni di vita nella Gualdo Tadino all’inizio del ‘900 si provi ad immaginare, non una giornata o un mese, ma la quotidianità, senza l’energia elettrica e gli usi connessi cui siamo abituati, e senza le derivazioni industriali dello sviluppo del motore a scoppio, di cui l’automobile è solo una espressione.

Allo spuntare dell’alba del ventesimo secolo ai margini dell’area utilizzata come piazza del mercato, dove il Consiglio Comunale era solito regolamentare le modalità di esposizione del bestiame in occasione delle fiere, cresce il nuovo Ospedale, la cui prima pietra è stata posta il 18 luglio per volontà di mons. Roberto Calai, mentre dall’altra parte della città viene portata a termine la costruzione dell’Istituto Salesiano.

 

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