L'Eco del Serrasanta - 13 febbraio 2000

Ricordi


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PERSONAGGI

Baldassini, una famiglia di ceramisti provenienti da Iesi

UN PERSONAGGIO GUALDESE:

ROBOAMO BALDASSINI, ceramista e socialista

di Daniele Amoni


La storia locale è talvolta obbligata ad approfondire eventi e personaggi che, da soli o insieme ad altri, hanno contribuito alla crescita socio-culturale della città.

Il personaggio di cui vorrei trattare la storia, sicuramente interessante, è Roboamo Baldassini, mio bisnonno, padre di Armando, sindaco di Gualdo Tadino per quasi 25 anni. Le motivazioni che mi hanno portato ad aprire una "finestra" su questa figura di gualdese "importato" sono diverse, perché eclettico era il personaggio, ma pienamente inserito nel contesto storico, sociale, politico e artigianale di Gualdo.

Roboamo era nato a Jesi il 25 dicembre 1873 da Giovanni di Angelo Baldassini, commerciante, e da Anna di Domenico Manizza, cucitrice; la loro abitazione si trovava in contrada Mercatale al n° 1117. Il nonno Angelo, soprannominato Faini, di Giuseppe e Maria Farinelli, sposato con Caterina Catani, era morto il 25 dicembre 1866 all’età di 75 anni.

La famiglia Baldassini si stabilì a Gualdo Tadino nei primi mesi del 1874 in un’abitazione posta in via del Corso, quando Robuamo aveva soltanto pochi mesi. L’arrivo a Gualdo fu, però, scosso da un grave evento: suo padre Giovanni morì il 1 novembre 1874 all’età di 43 anni lasciando la famiglia in mezzo ad enormi difficoltà economiche.

Le motivazioni che furono alla base del trasferimento da Jesi a Gualdo non sono ben chiare, anche se ritengo che fossero legate alla produzione della ceramica e soprattutto all’arrivo di Paolo Rubboli che proprio in quegli anni attivava un proprio opificio. Dal volume di Maurizio Rubboli Tittarelli "La maiolica Rubboli a Gualdo Tadino" (ed. Volumnia, Perugia 1996) apprendiamo che Paolo dal 1863 al 1865 lavorò presso la fabbrica Ginori di Doccia, l’attuale Sesto Fiorentino, quando nella fabbrica ci fu un forte incremento di personale tra il 1863 e il 1870.

Comunque a Doccia da oltre un secolo si trovava una nutrita stirpe di ceramisti legati al cognome Baldassini, tuttora presente.

  1. Baldassini Giuseppe di Luigi, lavorava intorno al 1830 presso la manifattura Ginori, come pittore miniaturista di scene, ritratti, paesi;
  2. Baldassini Luigi, pittore, direttore dei decoratori dal 1786 della Ginori; colorista provetto, riprodusse su placche di porcellana le più belle pitture del Rinascimento.
  3. Baldassini Antonio detto Il Carabbiniere, documentato tra il 1741 e il 1747 come pittore di maioliche;
  4. Baldassini Lorenzo, pittore (1741-1742) e argentiere (1747);
  5. Baldassini Pietro, formatore di maiolica (1741-1742) e fornacciaio (1747).

Probabilmente Paolo Rubboli aveva conosciuto Giovanni Baldassini il quale avrebbe voluto impiantare a Gualdo un opificio; nell’atto di morte presso l’anagrafe comunale è infatti definito con la qualifica di industriante, attuale industriale.

Anna Manizza allevò con amore Robuamo e i suoi fratelli: Giuseppe, nato il 16 ottobre 1869 (sposerà nel 1898 Anna Innamorati di Foligno) e Angela, nata il 21 settembre 1871 (sposerà a Dudelange-Germania-nel 1910 Rocchegiani Giovanni)

Fin da bambino Robuamo andò ad imparare il mestiere di ceramista, prima dai Rubboli e poi presso Alfredo Santarelli, mentre il suo animo si infervorava agli ideali socialisti tanto che a 20 anni fondava insieme a Michele Berardi, Felice Tomassini, Giuseppe Paffi, Vittorio Righi e Alvise Panunzi la prima sezione gualdese del partito socialista italiano.

L’8 settembre 1897 Roboamo sposò la gualdese Enrica Mancinelli, figlia di Eleuterio e Nicola Cola, e da quell’unione nacquero: Giovanni (1898-1974) che sposerà Ines Righi; Armando (1900-1982) che sposerà Caterina Sabbatini; Angelo Gino (1902-1986) che sposerà Velia Storelli; Allina (1907-1925) e Godelio (1909-1926). Anche nell’atto di matrimonio è definito cocciaio.

Sull’esempio di altre cooperative italiane anche a Gualdo Tadino nei primi anni del Novecento attecchirono idee e progetti allo scopo di favorire l’aggregazione tra operai per migliorare le precarie condizioni di vita.

Nel 1907 fu tra i soci promotori della la COOPERATIVA DI PRODUZIONE TRA OPERAI CERAMISTI, chiamata comunemente Cooperativa Ceramisti, insieme con Mario Barberini, Giuseppe Pierotti, Giovanni Gubbini, Luigi Tomassini, Nicola Carini, Ernesto Carini, Giovanni Marinelli, Felice Tomassini, Policarpo Morroni, Onorato Marinelli, Giuseppe Gubbini, Aiuto Morroni, Francesco Barberini, Giovanni Baldelli, Giuseppe Paffi, Antonio Evangelisti, Gioacchino Angeli, Salvatore Sabbatini, Vito Micheletti, Luigi Angeli, Ferdinando Anderlini, Francesco Gammaitoni, Enrico Anderlini e Oreste Rondelli. La Cooperativa raggiunse eccellenti risultati con manufatti di rilevante pregio sia per il disegno che per i riflessi, dove il rubino primeggiava con un’intensità diversa da quella di altri opifici. "Intento della Società era quello di fondare una fabbrica per la produzione e la vendita di manufatti in ceramica, di procurare il lavoro ai consociati, di formare un fondo di previdenza per la disoccupazione ed inabilità al lavoro e, infine, di mantenere il buon accordo tra i membri che la componevano" (Sergio Ponti). Nel 1909 si associarono anche Stefano Berardi, Luigi Pasquarelli e Carlo Tomassini.

Dal 1907 al 1909 favorì la nascita della Lega di Gualdo Tadino aderente alla Federazione Italiana dei Ceramisti (2.325 iscritti) che al momento del IV Congresso di Firenze (aprile 1909) contava ben 40 iscritti. E’ interessante notare dall’analisi del documento da me trovato che Gualdo Tadino era l’unica cittadina umbra a contare una Lega e che gli aderenti locali erano superiori per numero a quelli di altre città più grandi come Bologna, Pesaro, Lodi, Fabriano. All’aumento delle iscrizioni alla Federazione fece riscontro un incremento notevole della tiratura de "Il Ceramista" che dalle 1.000 copie dell’ottobre 1905 passò a 2.550 copie nel 1907. Su "Il Ceramista" comparivano spesso articoli che riproducevano le convinzioni dei socialisti riformisti, soprattutto il miglioramento delle condizioni dei lavoratori fino alla convinzione che lo sciopero diventasse un mezzo di lotta estremo al quale ricorrere solo quando ogni possibilità di comporre la vertenza fosse preclusa.

Roboamo, però, oltre che per la politica e per la ceramica, era attirato da altre attività. Dopo la chiusura della sezione di Gualdo Tadino del partito socialista dovuta a palese inattività di propaganda (1910) ad opera della Segreteria Provinciale, Roboamo nel 1911 fu tra i soci sostenitori della sezione gualdese del Tiro a Segno Nazionale, in cui si cimentavano tanti appassionati, tra cui Luigi Malcotti, Ireneo Scatena, Alfredo Travaglia, Francesco Vecchiarelli, Pericle Pennoni, Giovacchino Sergiacomi, Giuseppe Vetturini, Angelo Guerra.

Nel 1928 lo troviamo tra i soci della Società della Balla, una specie di buontemponi che si divertivano a fare scherzi e a comporre versi satirici, insieme a Aladino Giubilei, Omobono Donnini, Artemio Paoletti, Spartero Morroni, Gildo Paffi, Francesco Vecchiarelli, Guglielmo Lacchi, Vingaldo Megni, Policarpo Morroni, Successo Morroni, Alvaro Teodori.

La passione per la ceramica, però, contagiava ben presto anche i figli Armando e Angelo Gino, quest’ultimo pittore di buon talento presso la Cooperativa Ceramisti. Nel 1932, Armando, già stampatore presso la medesima, fondava la Baldassini-Paoletti-Tomassini con sede nell'attuale via 5 Luglio, insieme ad Artemio Paoletti e Nazzareno Tomassini, dando inizio ad una produzione di ceramiche rustiche d'uso domestico che includevano anche le caratteristiche "brocche gualdesi".

Erano tempi duri per le attività artigianali, come difficile era il clima politico che si respirava per i simpatizzanti socialisti, dopo l’avvento del fascismo. La storica Cooperativa si trovò in difficoltà economiche tanto che in data 22 marzo 1934 il Tribunale di Perugia ne decretò lo scioglimento. Il primo luglio, però, risorse sotto una nuova dizione, Anonima Nuova Cooperativa Ceramisti, i cui soci fondatori furono Filiberto Berardi, Giove Depretis, Delio Donnini, Augusto Anderlini, Nicola Carini, Nello Depretis, Arnaldo Megni, Ernano Megni, Vito Micheletti, Angelo Petrini e Francesco Pennacchi.

Roboamo o Robuamo, come talvolta si appellava, morì il 31 gennaio 1938, all’età di 65 anni; l’atto, redatto presso l’ufficio anagrafe del Comune di Gualdo Tadino, porta la qualifica ceramista, come pure ceramisti furono i testimoni: Artemio Paoletti di anni 37 e Vito Moriconi di anni 47. Con lui scomparve una delle figure più interessanti del mondo politico e imprenditoriale locale.

Le notizie sopra riportate provengono dallo Stato Civile del Comune di Jesi, di cui ringrazio la signora Norma Boari per la gentilezza dimostrata, dalla Biblioteca Pubblica di Sesto Fiorentino, la cui responsabile Laura Guarnieri, con squisita sollecitudine e professionalità, mi ha fornito le notizie archivistiche, e dallo Stato Civile del Comune di Gualdo Tadino, il cui personale è sempre cortese e disponibile.


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