Sanità

COMPRENSORSO E OSPEDALE COMPRENSORIALE A BRANCA

Le verifiche di settembre

Settembre, nei quadro di un rilancio della politica comprensoriale, doveva essere il mese delle verifiche sulla fattibilità dell'ospedale unificato a Branca; lo avevano sollecitato i sindaci di Gualdo Tadino, Valfabbrica e Fossato di Vico nell'intento di introdurre elementi di certezza su un problema che si sta trascinando da troppo tempo, fra contraddittorie prese di posizione, colpi di mano e manovre striscianti, fuochi di paglia e calumet della pace, in quel mondo particolare che è il sottobosco della sanità nel quale navigano sindaci di Gubbio e Gualdo Tadino per farne oggetto di politica comprensoriale.

Le notizie del mese sono state sostanzialmente queste:

- l'INAIL che aveva assicurato l'apertura di un'agenzia a Gualdo Tadino, visionando ed ottenendo dal sindaco la disponibilità di idonei locali, dal 20 settembre l'agenzia l'ha aperta a Gubbio, presso la sede dell'INPS (pare vero, l'INPS già in affitto per i propri uffici, che si preoccupa di ospitare anche un altro Ente! e chi la beve?); è stato l'ultimo siluro alla ricercata concordia ed allo spirito di collaborazione per cui al Sindaco di Gualdo Tadino non è restato altro che esprimere il proprio disappunto che ha fatto tenerezza;

- il 18 settembre la stampa ha riportato la notizia data dall'assessore regionale Nadia Antonini che, a seguito dell'inserimento del territorio perugino fra quelli cui destinare ulteriori risorse da parte del governo, potrebbe essere destinato all'ospedale unificato, il cui costo complessivo è di 65-70 miliardi, un finanziamento di 25 miliardi (mentre i rimanenti dovrebbero essere poi reperiti attraverso l'alienazione delle attuali strutture ospedaliere);

- il 22 settembre la stampa ha riportato la dichiarazione del Rettore dell'Università di Perugia, in polemica con l'assessore Antonini, che "l'obbligazione della Giunta Regionale di pagare i debiti pregressi della ex USL nei confronti della Università (50 miliardi), presa con delibera del 6 settembre 1996, non ha finora portato nelle casse dell'Università nemmeno una lira"; e si badi bene, si parla di una delibera di tre anni fa e non di una promessa.

- i1 25 settembre infine il Messaggero ha titolato "Polo unico ospedaliero, mancano i soldi", con riferimento al progetto di unificare gli ospedali perugini; chiaramente ci vuol poco a capire che, se e quando ci sarà possibilità di scegliere dove la Regione deve indirizzare i possibili finanziamenti il "Polo" di Perugia non sarà il sacrificato.

Sono ovviamente cose completamente diverse ed è ovvio che queste valutazioni, non ci risparmieranno da parte degli alchimisti e tecnici della ragioneria, accuse di fare confusione fra spese in conto capitale e conto economico, tra spesa corrente e residui passivi, fra sopravvenienze attive e sopravvenienze passive, e cose di questo genere, poveri pierini che ci permettiamo di sollevare motivi di perplessità su una certa disinvoltura nel fare i conti; siamo preparati: del resto, a suo tempo a Gubbio, quando la ex USL Alto Chiascio ripianò le voragini nel bilancio della Comunità Montana omonima, nonostante "espresse disposizioni di legge" stabilissero che le due gestioni dovevano essere autonome, furono inventate persino le "operazioni di ingegneria ragionieristica".

Non sfuggirà a nessuno quindi che sul problema si continua a vendere fumo e non certezze.

Ma, tornando all'argomento, è legittimo chiedersi: quanto possono contare le futuribili promesse di un assessore che fra sei mesi non sarà più tale (a primavera si vota per il rinnovo dei Consigli Regionali) su un progetto che non ha riscontro nel Piano Sanitario Regionale, il quale è legge finché non ne viene varato un altro? Che faccia piacere o no, la comune fede politica dei due sindaci e dell'assessore non è sufficiente a fornire garanzie; senza poi aggiungere altri motivi di perplessità sui futuri assetti politici regionali che, ormai da più di dieci anni sono così precari da non aver permesso - tanto per fare un esempio - nemmeno il riassetto delle Comunità Montane più volte avviato, figurarsi un nuovo piano sanitario che riaprirebbe appetiti su vari fronti!

Per cui, a meno che non si voglia barattare la chiusura dell'ospedale di Gualdo Tadino con l'adesione del comune di Gubbio all'ESA, combinando fra i due comuni lo scambio fra gestione della sanità e quella dei rifiuti solidi, il Sindaco di Gualdo Tadino, per la tutela della salute dei propri cittadini, è opportuno che riprenda con l'Amministratore della ASL n.3 il discorso della funzionalità della struttura ospedaliera gualdese, sui tanti punti che abbiamo sollevato nel nostro numero 18 dell 9 settembre, e sui quali il Dr Macchitella a tutt'oggi non ha fornito né risposte, né chiarimenti, sia sul piano interlocutorio, sia su quello operativo. Altrimenti, continuando a rinviare la soluzione dei problemi attinenti alla funzionalità di certi servizi presso l'ospedale di Gualdo Tadino c'è il rischio che l'ospedale unificato ce lo troveremo bell'e fatto a Gubbio, dove (mentre Gualdo si balocca sul progetto dell'ospedale unificato) nei primi mesi di quest'anno sono state sanate tutte le carenze di organico. Sulla fattibilità dell'ospedale unico comprensoriale a Branca, inutile illudersi e continuare ad illudere la gente!

E in alternativa, se proprio la gestione del nostro ospedale che pur ha i conti a posto (come messo in risalto in più occasioni) è un fastidio che deve essere eliminato dalla sanità pubblica, anziché chiuderlo impoverendo la città, perché non tentare altre strade?

Il 4 settembre la stampa ha dato notizia che, per l'ospedale di Amelia (che nel quadro della sanità regionale occupa una posizione analoga a quello di Gualdo Tadino, ma con potenzialità tecnologiche di gran lunga inferiori) la ASL, la Regione ed il Comune stanno valutando la richiesta di un privato che ha chiesto di rilevarlo, per riconvertirlo e rilanciarlo, facendone una clinica privata all'avanguardia; perché non valutare una analoga possibilità che garantirebbe il mantenimento di una struttura efficiente nella città di Gualdo Tadino, mettendo magari nel conto le qualità terapeutiche della nostra acqua? Sarebbe un modo intelligente di risolvere i problemi gestionali che angustiano il Dr Macchitella forse eccessivamente condizionato dai disegni del suo omologo dell'Alto Tevere Dr Truffarelli, impegnato per la costruzione dell'ospedale comprensoriale previa chiusura di quello di Gualdo Tadino. Ci pensino i signori del Palazzo!

E infine una domanda: ma perché a Truffarelli sta tanto a cuore preoccuparsi dell'ospedale di Gualdo Tadino (fuori dell'ASL che amministra) e il pateracchio della fusione con Gubbio non lo realizza con l'ospedale di Umbertide, che è di sua stretta competenza? Forse perché l'assessore regionale Rosi non lo gradisce?

L'Eco - p. 5 - 10 ottobre 1999

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