Sanità

Ospedale unico a Branca

Un progetto che non sta in piedi?

Senza entrare nel merito delle opportunità di varia natura, sulle quali potremmo tornare in altro momento, è opportuno precisare che il progetto dell'ospedale a Branca appare di quelli destinati a non reggersi in piedi, nonostante sia stato elaborato da parte di "tecnici". Questi i motivi:

Bacino di utenza: per giustificare l'investimento si continua a sbandierare la cifra di 65-70.000 possibili utenti, mentre in realtà il bacino di utenza é inferiore ai 57.000 abitanti; se poi la popolazione anagrafica dei comuni interessati (Gubbio 31.500 - Gualdo Tadino 14.400 - Valfabbrica 3.400 - Fossato di Vico 2.400 - Sigillo 2.400 -Costacciaro 1.200 - Scheggia 1-500) viene depurata di qualche migliaio di emigrati che, pur conservando la cittadinanza italiana, abitano stabilmente in Australia, Brasile, USA, Lussemburgo, Francia, ecc., l'utenza reale scende a 50.000 abitanti; si aggiungano poi, per la conformazione del territorio, spinte centrifughe che spostano i residenti nelle zone marginali verso Umbertide (zone occidentali dell'eugubino), verso Fabriano (Scheggia, Sigillo, Fossato di Vico), verso Perugia (in particolare Valfabbrica, ma anche certe zone dell'eugubino), verso Assisi (Valfabbrica e la zona di Morano di Gualdo Tadino) e verso Foligno (quale residente nella zona di Gaifana fra l'ospedale a Branca e quello a Foligno opterebbe per il primo?); pertanto l'utenza teorica del nuovo ospedale finisce per risultare di gran lunga inferiore ai 50.000 abitanti.

Piano finanziario: Si prevede la forbice del finanziamento pubblico per 25 miliardi (se e quando saranno disponibili), mentre al resto si dovrebbe provvedere attraverso l'alienazione delle attuali strutture ospedaliere (per 40-45 miliardi). Poiché, ottimisticamente i tempi di realizzazione dell'operazione richiedono non meno di cinque anni, le strutture che dovrebbero essere alienate, fino a quella data non possono essere smobilitate (salvo poi un ulteriore periodo necessario agli acquirenti per riconvertirle ad altri usi); sarebbe pertanto necessario un benefattore che anticipasse oggi i 40 miliardi (cui poi si andrebbero ad aggiungere altri costi per la riconversione delle due strutture) per poter utilizzare i beni acquistati ottimisticamente fra dieci anni. Anche se gli appetiti per investimenti nel centro storico eugubino non mancano, l'entità delle cifre in ballo ed i tempi di rientro sono tali da sollevare serie perplessità sulla economicità dell'operazione e da raffreddare gli entusiasmi. Difatti quantunque il nostro passato sia ricco di figure di mecenati e benefattori, è tuttavia da ritenersi una specie estinta nell'epoca attuale, caratterizzata dagli affaristi e dagli speculatori, per cui, senza fare i conti in tasca a nessuno, sarebbe il caso di andar cauti nel vendere la pelle dell'orso.

L'Eco - p. 5 - 10 ottobre 1999

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