Parco di Monte Cucco

Intervista al Presidente del Parco del Monte Cucco Alberto Giombetti

Scarso impegno della Regione Umbria per far i Parchi Regionali

di Ottavio Giombetti

All’inizio dell’estate il Consorzio Obbligatorio del Parco del Monte Cucco ha avuto approvati il Piano dell’area naturale protetta ed il Piano economico e sociale, mettendosi in condizione di operare concretamente dopo una prima fase di assetto istituzionale. E’ il primo Parco dell’Umbria che ha gli strumenti operativi approvati dopo anni di polemiche laceranti fra le popolazioni locali e le varie associazioni del territorio sul ruolo dei Parchi. Ora le polemiche sono in gran parte sopite e nessuno mette più in discussione questa nuova realtà sociale ed istituzionale. Sulla situazione attuale e sul futuro dei parchi umbri interviene il presidente del Parco Alberto Giombetti, che per aver affrontato e portato a termine per primo l’approvazione dei piani si propone come il portavoce del sistema parchi dell’Umbria.

D. C’è una nuova attenzione ed anche attesa nelle popolazioni locali per la realizzazione dei Parchi, dopo le polemiche del passato. Come mai?

La nuova fase di consenso è dovuta in gran parte all’intuizione dei consorzi obbligatori, che ha permesso ai sindaci ed ai rappresentanti delle popolazioni locali, eletti democraticamente, di dirigere i Parchi e di armonizzare gli obiettivi di tutela e conservazione dell’ambiente con lo sviluppo economico, sociale e culturale delle popolazioni locali. Oggi, dopo il Parco del Monte Cucco, tutti i Parchi Regionali stanno preparandosi per l’approvazione dei Piani, che è il presupposto per cominciare ad operare concretamente. Dunque, le aspettative delle popolazioni locali, alle quali penso che appartengano i parchi, sono legittime e guai a deluderle!

D. C’è qualcosa che potrebbe deluderle, presidente?

R. Nel dibattito politico per l’applicazione della Legge Regionale n.3/99 sul riordino delle competenze e delle funzioni amministrative vi sono alcune voci che vorrebbero modificare l’impostazione istituzionale nella gestione delle aree protette. Vorrebbero cioè sostituire gli attuali Consorzi Obbligatori con Enti strumentali, diretta emanazione degli organi centrali, escludendo le comunità locali ed i loro rappresentanti dalla gestione diretta dei Parchi.

D. Questo significa che i Parchi potranno essere gestiti da menager o da tecnici ed esperti, che potranno tenere conto o meno a loro discrezione delle esigenze delle popolazioni locali, che vivono sul territorio. Le pare giusto?

R. I Parchi si realizzano soltanto con il consenso delle popolazioni locali. Noi abbiamo elaborato i piani con un lungo e faticoso lavoro di partecipazione e di mediazione fra le varie istanze ed interessi che ci hanno permesso di ottenere la quasi totale unanimità dei consigli comunali e delle associazioni del territorio, portando a buon fine un lavoro, che ha avuto tempi relativamente lunghi e consensi pressoché unanimi. In questa fase abbiamo avuto un problema: non siamo stati perfettamente in sintonia con l’assessorato regionale.

D. Che cosa ha significato questo attrito?

R. Noi abbiamo adottato i Piani il 19 gennaio 1996 ed abbiamo ottenuto l’approvazione e la pubblicazione nel marzo e nel giugno di quest’anno, con tempi pressoché geologici. Inoltre alcune nostre indicazioni non sono state accolte e questo ha generato qualche malumore nelle popolazioni e nei consessi locali. Negli ambienti regionali non è ancora passata l’idea della "Regione leggera" e del decentramento amministrativo, riproponendo un nuovo centralismo che svuota le popolazioni delle loro prerogative democratiche, trasformando i parchi in uno strumento burocratico ed ideologico. Questo finora non ci ha consentito di iniziare a lavorare, e quindi raggiungere risultati concreti causando ritardi, nel mettere in atto gli strumenti che democraticamente ci siamo dati.

D. Rivendica qualcosa alla Regione per far funzionare i Parchi?

R. Per prima cosa una maggiore autonomia nella gestione. Attualmente i Parchi sono paralizzati nelle loro iniziative perché non dispongono di alcuna risorsa di bilancio, in quanto la Regione dell’Umbria, a differenza delle Regioni Marche, Emilia e Romagna e Toscana, destina finanziamenti irrisori, da presa in giro. Tutta l’attività di promozione viene gestita direttamente dall’assessorato con il più rigido neocentralismo e con una efficacia talmente ridotta, che non produce alcun effetto sui fatti locali, pur investendo risorse ingenti. Questi fatti svuotano la funzione dei consorzi e ne limitano le iniziative.

D. Cosa dovrebbe fare invece la Regione?

R. Assegnare ai consorzi di gestione risorse finanziarie adeguate al fine di produrre un’effetto moltiplicatore delle risorse pubbliche, che abbinate a quelle private nella promozione, possono generare quella vivacità di proposta e quella ricchezza di inventiva che soltanto gli operatori locali e le associazioni del territorio, possono avere. La Regione deve semplicemente svolgere un ruolo di coordinamento, lasciando alle realtà locali la possibilità di individuare le iniziative ed i veicoli dello sviluppo tipici di ogni singolo parco. Questo, lungi dal formare nuovi carrozzoni per sperperare denaro pubblico, ma per costituire organismi in grado di possedere una efficacia operativa necessaria per l’affermazione dei parchi stessi.

D. E’ soddisfatto degli investimenti effettuati dalla Regione in questi anni?

R. Nonostante capisca gli sforzi che sono stati fatti mi sembra che la Regione sia un po’ mancata nel recepire i finanziamenti comunitari perché non ha voluto impegnare risorse finanziarie per i coofinanziamenti. Le risorse invece sono state dirottate in altri settori. Quella dell’ambiente è una scelta politica, se ci si crede bisogna agire di conseguenza.

D. Vi sono proposte che possano migliorare la politica dei Parchi in Umbria?

R. Io credo che bisogna allargare le dimensioni dei Parchi, soprattutto quelli più piccoli, che hanno ambiti territoriali troppi ristretti. Ma soprattutto bisogna mettere insieme più sistemi locali per integrare le risorse e le singole peculiarità territoriali. Per esempio il sistema territoriale del Parco del Monte Cucco potrebbe essere integrato al sistema del Catria-Nerone, formando un sistema omogeneo di grande valore naturalistico ed economico. E così via per altre esperienze.

L'Eco - p. 14 - 10 ottobre 1999

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