Territorio

Ivet, morire a 26 anni

Tu che venisti nel nostro paese per cercare lavoro, dato che nella tua patria magiara si pativa la fame, incontrasti sulla tua strada profittatori senza scrupoli che, promettendoti lauti guadagni, inconsapevolmente ti hanno resa loro schiava, ti hanno sfruttato drogandoti non con droghe costose, ma con l'alcool, droga di basso costo, autorizzata dallo Stato e reperibile ovunque.

Finché un bravo ragazzo, come bravi sono i giovani delle nostri parti, si innamorò della tua bellezza e volle a tutti i costi portarti via da quei squallidi posti, facendoti conoscere altra vita ed altri sentimenti che erano e sono quelli del creatore e mettesti al mondo uno splendido figlio, che chiamasti Daniele.

Eri diventata casa e famiglia, come non meglio sanno essere la migliori mogli o madri delle nostri parti.

Ma il tuo destino era segnato; la droga che ormai era nel tuo sangue si trovava in tutti i posti perché è legalizzata dallo Stato.

Noi tutti ti chiediamo perdono per non essere riusciti a farti allontanare dal vizio e capiamo solo ora, dopo la tua morte, i tuoi gesti, i tuoi errori, che servivano solo ad arrivare al tuo scopo.

L'unico che veramente ti ha voluto bene fino alla fine, tuo marito, non poteva da solo salvarti dal tuo male; noi amici ci scusiamo con lui per non averlo aiutato, non capendo il dramma che stava vivendo, non riuscendo da solo a risolvere il tuo problema, come non ci sono riusciti i medici che hanno tentato di curarti.

E dopo che la nostra nazione ti ha accolto per sfruttare il tuo essere, la nostra chiesa, con un pastore dalle ideologie retrograde dei tempi dell' inquisizione, ha oltraggiato la tua anima non volendo la tua salma nella chiesa del Signore.

Noi tutti ci scusiamo con te e perdoniamo quel prete perché "non sa quello che fa".

Possa la tua morte essere di insegnamento alle tante brave ragazze che si illudono di fare i soldi con la loro bellezza.

Ringraziamo, inoltre, Don Mario Nasoni, che ha detto una Santa Messa in suffragio della tua morte terrena, nella Chiesa della Madonna a Val di Ranco - Monte Cucco: " lui sa quello che fa".

Walter Facchini

L'Eco - p. 13 - 10 ottobre

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