Speciale Museo

Articolo correlato: Inaugurazione del Museo civico - L'ECO - 7 febbraio 1999

Incerte prospettive per le opere destinate al museo della ceramica

Che fine faranno?

Il pellegrinaggio di un museo in cerca di sede

Un appello alla città per una loro idonea collocazione che eviti la dispersione di questa preziosa collezione o un ulteriore degrado dei sui pezzi più pregiati

In trentacinque anni di attività, dal 1959 in poi, l’Associazione Turistica Pro Tadino, attraverso l’organizzazione del Concorso Internazionale della Ceramica – il cui regolamento comportava l’acquisizione in proprietà delle opere premiate – ha raccolto una collezione di autentici capolavori di arte ceramica moderna: oltre trecento manufatti d’autore che erano stati finalizzati al costituendo museo della ceramica. Della collezione – patrimonio della città di Gualdo Tadino e del quale la Pro Tadino è stata fin'ora gelosa custode - facevano parte pezzi di grandi artisti italiani e stranieri che avrebbero fatto gola a galleristi e commercianti d’arte, e per i quali c’è stata sempre la carenza di una idonea collocazione per evitarne dannosi spostamenti e per farne una catalogazione organica e definitiva.

La risonanza dei nomi, una autentica attrazione, oltre a scrivere una pagina di valore internazionale nella storia della ceramica, avrebbe garantito un flusso di visitatori: c’erano infatti pezzi di Angelo Biancini, Massimo Baldelli, Salvatore Meli, Hannibal Salvaro, Vlastimil Kvetensky, Salvatore Cipolla, Nino Strada, Nello Bini, Lindh Mascitti, Giovanni Dragoni, Giuseppe Rossicone, Carlo Zauli, Nino Strada, Graziano Pompili, Goffredo Gaeta, Viljo Makinen, Edgardo Abbozzo, Edward Chapallaz, Alfonso Leoni, Tokei Oto, Giovanni Dragoni, Jry Pelikan, Ivo Sassi, Petra Weiss, Guido Gambone, Pompeo Pianezzola, Tsolakos Panos, Gheorghios Gheorghou, Nedda Guidi, Otto Eckert, Cesare Siviglia, Aligi Sassu tanto per citare solo i più noti; in breve il gotha della ceramica dell’ultimo cinquantennio, alcuni viventi, ed altri scomparsi.

L'Amministrazione Comunale della "città della ceramica" è necessario che adotti tempestivamente delle iniziative concrete, come è stato fatto per dotare l'Ente Giochi de le Porte dei locali destinati alle quattro taverne; senza mettere nel conto le motivazioni di interesse culturale e turistico, il peso che ha la ceramica nell'economia della città lo esige e lo impone.

La mancanza di una idonea sede espositiva, sottoposta più volte alle varie amministrazioni comunali succedutesi, ha determinato per questi fragili manufatti ripetute autentiche peregrinazioni presso sedi di fortuna, in attesa di una sede definitiva con le conseguenze che è facile immaginare finché, per effetto del terremoto, oltre la metà di queste opere – che avevano trovato collocazione presso il Centro Tecnico Promozionale e presso l’ex IPSIA – sono andate distrutte o gravemente danneggiate, mentre una sorte migliore hanno avuto i circa cento pezzi collocati presso le scuole elementari del capoluogo e presso il palazzetto del Podestà in piazza del soprammuro.

Purtroppo l’esigenza di ulteriori restauri del palazzetto – che pur era stato oggetto di un recente intervento di recupero – impone nuove peregrinazioni (e con il rischio di ulteriori perdite che è facile prevedere) tanto che c’è da chiedersi che fine faranno queste opere che sembrano costituire un bagaglio ingombrante mentre costituiscono un patrimonio inestimabile che tante altre città ci invidiano (basti solo ricordare al riguardo il successo che ottenne qualche anno fa una esposizione di alcuni di questi pezzi organizzata dal comune di Sesto Fiorentino nei giardini di Villa Guicciardini).

L' ultima proposta, avanzata informalmente, di un loro utilizzo come elemento di arredo nei negozi del centro storico, anche se può apparire suggestiva, si presenta rischiosa, scarsamente praticabile e comunque non tale da accogliere tutto il materiale disponibile, senza mettere nel conto il materiale danneggiato provvisoriamente ospitato presso l'ex carcere di Palazzo Ceccoli e presso il Centro Promozionale; per questo motivo lanciamo un appello alla città intera perché vengano avanzate delle valide proposte per una sistemazione definitiva, evitando l' ulteriore depauperamento e la dispersione di questo patrimonio civico che è già stato segnato dalla perdita di molti pezzi preziosi. Pensare ad una loro emigrazione per altre città sarebbe pura follia.

(Va)

L'Eco - p. 10 - 10 ottobre 1999

Pagina iniziale

Edizioni

Sommario