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Storia del Concorso

Nasce la galleria d’arte ceramica moderna

Dal Concorso internazionale a punto di richiamo culturale per la città

di Valerio Anderlini


Il reperimento da parte dell’Amministrazione Comunale di una idonea sede espositiva, nella quale potranno trovare congrua e definitiva sistemazione i manufatti in ceramica acquisiti dalla Pro Tadino come "premio acquisto" in 35 edizioni del Concorso Internazionale della Ceramica, e sopravvissuti alle vicende derivanti dalla mancanza di una sede propria, oltre a chiudere una diatriba che nei mesi scorsi è stata oggetto di qualche polemica di troppo, consentirà di mettere in cantiere la stampa della guida- catalogo di un patrimonio artistico di primario interesse per la città che costituisce una autentica Galleria d’arte ceramica moderna.

In questa prospettiva pertanto non appare fuori luogo stendere una breve storia della manifestazione che tanto ha già fatto parlare di Gualdo Tadino, e della quale si auspica da più parti un rilancio, non per una autocelebrazione, quanto per fornire un quadro di lettura delle luci ed ombre attraverso le quali è cresciuta questa raccolta destinata ad essere oggetto di studio nei prossimi anni, considerando che su di essa si è già appuntato l’interesse di certi ambienti universitari.Nell'ottobre 1959, in occasione di un convegno di dirigenti delle casse di risparmio organizzato a Gualdo Tadino, nell’ambito dell’attività della Associazione Turistica Pro Tadino (Presidente il ceramista Costantino Fedi) il consigliere Dr Angelo Pascucci, titolare di una delle più fiorenti aziende ceramiche operanti al momento nella città, propose di organizzare una mostra-concorso di manufatti ceramici realizzati sullo specifico soggetto de "Il risparmio"; non una mostra mercato, ma una mostra atipica, unica nel suo genere, in quanto non ispirata a scopi commerciali e nello stesso tempo caratterizzata dall’imposizione di un tema che ne condizionava la partecipazione.La mancanza di un piano finanziario adeguato e la mancata redazione di materiale di stampa (catalogo) testimonia la temerarietà e l’estemporaneità dell’iniziativa il cui successo era affidato agli scarsi mezzi dell’Associazione ed al mecenatismo di Istituti di credito ed enti, come l’Ente Provinciale per il Turismo, la Camera di Commercio e l’Ente Nazionale Artigianato e Piccole Industrie, il Comune che, in cambio avrebbero avuto diritto ad acquisire alcune delle opere premiate secondo la formula del "premio acquisto", mentre alla Pro Tadino sarebbe restata l’opera vincitrice del primo premio, destinata ad un costituendo museo della ceramica; una formula che si basava esclusivamente sul rapporto personale fra gli esponenti della pro loco ed i Dirigenti delle Istituzioni già ricordate.L’iniziativa, nonostante le ristrettezze e l’improvvisazione complessiva, ebbe un successo immediato; numerosi furono gli elaborati presentati nella mostra allestita per la circostanza presso la Chiesa monumentale di San Francesco, allora sede della Pinacoteca Comunale: tuttavia le decine di salvadanai concepiti nelle forme più varie e stravaganti, realizzati in massima parte con la terraglia comunemente usata per la produzione di maiolica, e decorati in un caleidoscopio di colori tipici della produzione commerciale corrente, furono impietosamente ignorati dalla commissione giudicatrice che privilegiò invece alcuni pezzi in cui l’artista aveva saputo interpretare il tema proposto, tecnicamente moderne per concezione, e realizzazione senza scadere nella banalità o nel naif, come la grande "arnia" in bianco e nero del tifernate Massimo Baldelli (primo premio) o la "tasca" bicolore del fiorentino Federico Fabbrini, che si può ammirare presso la sede della BPEL di Gualdo Tadino. La massiccia partecipazione dei ceramisti locali mise in evidenza l’entusiasmo con cui fu accolta l’iniziativa, ma anche il ritardo culturale e tecnologico nel quale operavano le maestranze e le aziende locali, per alcune delle quali la manifestazione costituì una autentica occasione di scoperta di nuove tecnologie e nuovi "linguaggi"; l'11 ottobre una visita alla mostra del Presidente del Consiglio del momento, l’on. Ferdinando Tambroni, sancì il successo avuto da questa prima edizione della manifestazione.Con questa iniziativa improvvisata ed estemporanea la ProTadino aveva gettato la prima pietra, aveva mosso il primo passo di un cammino destinato ad andare molto lontano ed a diffondere il nome e la fama di Gualdo Tadino città della ceramica in tutto il mondo.

 

Quando il Concorso diventa internazionale

 

Le Olimpiadi di Roma l'occasione per il grande salto

di Valerio Anderlini


Sulle ali dell'entusiasmo per il lusinghiero successo della prima edizione del suo Concorso della Ceramica la Pro Tadino, prima ancora che essa chiudesse i battenti, si mise alacremente al lavoro per la seconda edizione, con un poco di esperienza alle spalle, ma ancora con tanta improvvisazione, pochi mezzi finanziari e tanto dilettantismo.

Nel 1960, uscita dal tunnel della ricostruzione, l'Italia si preparava ad ospitare le Olimpiadi di Roma; il tema "Olimpiade" fu ritenuto pertanto un tema quasi d'obbligo per la seconda edizione del Concorso: se per la prima edizione gli elenchi dei ceramisti da invitare erano stati forniti dalla Camera di Commercio e dalle Associazioni degli artigiani, si fece ricorso all'aiuto dell'onorevole Filippo Micheli per ampliare l'arco degli inviti si fece con la collaborazione delle ambasciate di vari paesi esteri, la stampa specializzata del settore fu messa tempestivamente in allarme con comunicati, fu tempestivamente dato alle stampe e diffuso un bando di concorso e fu stabilito il primo premio di 1.000.000 di lire, che appariva notevole per le condizioni del momento. In altre parole l'organizzazione della manifestazione fece un primo salto di qualità, diventando internazionale prima ancora che qualcuno ne avesse chiesto o sancito la qualifica e, per fare le cose in grande, fu chiesto addirittura il Patrocinio della Presidenza della Repubblica. Anche se non dichiarato c'era un tentativo di emulazione con la mostra che annualmente si svolge a Faenza. Il riscontro sul piano della partecipazione a questa seconda edizione andò oltre ogni ragionevole previsione con grossi problemi di gestione che non erano stati nemmeno valutati: oltre 200 adesioni provenienti da tutti i paesi dell'Europa occidentale crearono problemi di lingua che la Pro Tadino non era attrezzata ad affrontare (anche se nel bando e relative norme organizzative era stato previsto un servizio interpreti, in realtà non si andava oltre il francese scolastico di alcuni degli organizzatori); la movimentazione di opere provenienti dall'estero rese necessario incaricare uno spedizioniere internazionale di Ancona; l'entrata in Italia di "opere d'arte" provenienti dall'estero comportò implicazioni con la Dogana e le Soprintendenze alle Belle Arti delle città in cui avveniva lo sdoganamento e con quelle di Perugia; la spedizione dei colli dall'estero e per l'estero (alla fine della rassegna), come era stato previsto nel bando di concorso a carico dell'organizzazione, comportò dei costi e problemi enormi che per l'Associazione si sarebbero trascinati per anni.L'allestimento della mostra delle opere partecipanti al concorso, curato personalmente dalla Pro Tadino con collaboratori dilettanti e di fortuna e carichi di entusiasmo ma privi di qualsiasi esperienza, avvenne ancora presso la Chiesa di San Francesco: dopo la massiccia partecipazione di ceramisti locali legati alla produzione tradizionale che si era avuta nella prima edizione, nella seconda se ne ebbe un calo immediato determinato dalla delusione nel constatare quanto la produzione locale fosse lontana dai gusti artistici del momento e non mancarono conseguenti polemiche. Tuttavia la grande partecipazione di artisti provenienti dall'estero, e l'interesse che era stato costruito attorno alla manifestazione attraverso la stampa, ebbero un felice riscontro anche nell'alta qualità degli elaborati presentati: la commissione giudicatrice nella quale erano inserite personalità di primo piano, come il Direttore della Triennale di Milano Dr Ferraris ed il Direttore della rivista Ceramica Informazione Dr Folliero, non ebbe difficoltà a districarsi da opere banali ed assegnò il primo premio al ceramista finlandese Viljio Makinen per la scultura "I lottatori", mentre si classificavano nell'ordine il tifernate Massimo Baldelli, il siciliano residente a Sesto Fiorentino Salvatore Cipolla, i perugini Giovanni Dragoni e Bruno Orfei.Degli elaborati passati in proprietà della Pro Tadino, ancora secondo la formula del premio acquisto, rimangono per il costituendo museo il gruppo dei lottatori di Viljo Makinen ed un grande pannello di Giovanni Dragoni essendo andate disperse le altre.

 

 

 

Primi successi e prime difficoltà

di Valerio Anderlini


Il 1960 fu un anno cruciale per il Concorso che visse subito il suo primo momento di difficoltà, derivante dalla struttura stessa della Pro Tadino. Il grande successo ottenuto dalla seconda edizione della manifestazione non era ancora passato all'archivio che già si ponevano problemi di natura finanziaria, poiché i costi di organizzazione e di allestimento nei quali non ci si erano posti limiti, erano andati di gran lunga oltre le disponibilità che si basavano su rapporti fiduciari fra le banche e gli imprenditori Fedi e Pascucci, oltre a quelli con l'Ente Provinciale per il Turismo ed il Commissario al Comune.

La complessità delle procedure che si erano rese necessarie per le operazioni di importazione temporanea in Italia e successiva riesportazione all'estero di numerosi e voluminosi colli di merce, qualificata a seconda dei casi casse, imballaggi, cartoni, ceramica, opere d'arte, aveva posto in dogana dei problemi mai affrontati nemmeno dagli spedizionieri internazionali, con interventi di organismi periferici del Ministero delle Finanze e delle Sovrintendenze ai Beni artistici, con commissioni di esperti per la congruità dei valori dichiarati, e deposito di cauzioni, costi onerosissimi e tempi altrettanto lunghi, tanto che alla fine di novembre la mancata rispedizione all'estero di gran parte del materiale non rendeva nemmeno possibile quantificare i costi del concorso; le elezioni amministrative tenute ai primi di novembre poi, ponendo fine alla gestione commissariale, facevano dei due imprenditori (per questioni personali) gli individui meno idonei a mantenere i rapporti posti in essere fra l'Associazione ed il Commissario Prefettizio.Nel momento in cui si accumulavano sui tavoli della Pro Tadino i primi conti da pagare inviati dallo spedizioniere, dopo l'abbandono di Costantino Fedi, arrivarono le dimissioni del prof. Angelo Pascucci, cui seguirono quelle del vice presidente Raffaele Meccoli. L'Associazione, pur decapitata nella sua struttura, ebbe la capacità di riorganizzarsi, per la buona dose di incoscienza con la quale l'insegnante Giovanni Pascucci e l'amico Mario Travaglia, ai quali si aggiunse poi lo scrivente, si fecero carico della situazione, instaurando un buon rapporto con il sindaco Baldassini, confidando sull'aiuto del sottosegretario on. Filippo Micheli che, per la sua preziosa dedizione, sarebbe stato nominato più tardi Presidente onorario del Comitato organizzatore del Concorso Internazionale.Gli Istituti bancari, dove i conti in rosso dell'Associazione erano stati accesi in virtù della fiducia nei due imprenditori dimissionari, non sentendosi garantiti dalle lettere d'impegno dei vari Enti che avevano assicurato i finanziamenti, chiesero dai nuovi responsabili dell'organizzazione la firma in proprio; una autentica espressione di scarsa fiducia nei confronti delle persone, più che una garanzia ulteriore che le somme erogate non sarebbero state distorte ad altri usi. E' un particolare questo che voglio sottolineare, non per una autocelebrazione, ma perché serve a capire l'attaccamento profondo alla città con cui ha operato l'équipe guidata da Giovanni Pascucci, e i motivi per cui si difende il patrimonio acquisito attraverso il Concorso Internazionale; quanti altri si sarebbero esposti firmando in proprio?Per condurre a termine la chiusura del Concorso "Olimpiade" fu necessario acquisire una nuova professionalità ed un bagaglio di conoscenze e rapporti, attraverso costose procedure che per mesi si scaricarono sui conti correnti della Pro Tadino, con relativi interessi che gonfiavano i costi, mentre l'impossibilità di chiudere i conti ritardava l'erogazione dei contributi; frattanto si era già messa in moto la macchina organizzativa della terza edizione della manifestazione. Era stato lo stesso prof. Pascucci che, prima di tirarsi da parte, aveva lanciato il bando, scegliendo un tema particolarmente congeniale all'uomo di scuola quale egli si considerava "Dalla letteratura per l'infanzia del mio paese", un tema suggestivo ed allettante che avrebbe raccolto altrettanto interesse di quello dell'anno precedente.La Pro Tadino si ritrovò così a rispondere alla sfida di gestire in contemporanea la costosa chiusura del Concorso "Olimpiade" e quella del nuovo concorso, verso il quale si appuntò anche un interesse considerevole degli ambienti artistici perugini, mentre restava piuttosto freddo il mondo dei ceramisti locali sempre legati concettualmente alla maiolica commerciale.

 

 

L'arrivo dei faentini

 

di Valerio Anderlini


Se nel 1960 era scontato che il tema "Olimpiade", proposto ai concorrenti raccogliesse un interesse di ampia portata, vista la concomitanza con le Olimpiadi che si svolgevano a Roma, non altrettanto si poteva dare per scontato che si ripetesse per la terza edizione Concorso (1961), sul tema "Dalla letteratura per l'infanzia del mio paese", cui si è fatto riferimento nel precedente numero.

Era in pratica la prova del fuoco per la manifestazione che, per la sua forma tipica del tema, si differenziava - ma anche si collocava in alternativa - rispetto al già affermato Concorso internazionale di Faenza, che si svolgeva da vari anni, senza tema prefissato, e disponeva di un'organizzazione collaudata e di cospicue forme di finanziamento.Ciò nonostante il successo che arrise alla edizione del 1961 fu lusinghiero, tanto che si pose l'esigenza di una congrua sede di allestimento, dal momento che la Chiesa di San Francesco, nella quale era allora collocata la Pinacoteca, non poteva essere utilizzata anche per i problemi logistici connessi all'allestimento della mostra; in mancanza di altri idonei spazi espositivi la scelta d'obbligo, con il consenso del Direttore Arduino Teodori, fu pertanto l'edificio scolastico del capoluogo i cui corridoi e le cui aule per i mesi estivi vennero opportunamente adattate alle esigenze, con costi non indifferenti, che andarono ad aggiungersi a quelli già di per sé onerosi dell'importazione e della riesportazione dei manufatti provenienti dall'estero. Dei molti elaborati presentati, improntati a vari temi della narrativa per i ragazzi, la Commissione Giudicatrice prescelse, collocandoli a pari merito al primo ed al secondo posto, quelli del romano Salvatore Meli (Pinocchio ginnastico) e della finlandese Francesca Lindh Mascitti (ispirata ad una fiaba nordica), classificando al terzo posto il fiorentino Nello Bini con un pannello ispirato al "paese dei balocchi", mentre coglieva il primo alloro a Gualdo Tadino il perugino prof. Edgardo Abbozzo, con una leggera ed appariscente "Balena di Pinocchio"; tutte forme che, pur strettamente espressive del tema, avevano il pregio di distaccarsi dalla banalità della concezione e di essere realizzate con materiali e tecnologie di avanguardia, imponendosi per gusto alla divertita attenzione di profani ed estimatori.La partecipazione alla commissione giudicatrice del prof. Liverani, Direttore del Museo della ceramica di Faenza, e l'ampia risonanza data alla manifestazione dalla stampa specializzata richiamavano intanto sul Concorso Internazionale di Gualdo Tadino l'attenzione dell'ampio e variegato mondo degli artisti della ceramica, che gravitavano attorno all'Istituto d'arte della città di Faenza e che, fin dalla successiva edizione della manifestazione, avrebbero fatto registrare partecipazioni massicce e qualificate, con opere di alto spessore artistico e di grande impegno professionale mietendo ripetuti allori nella manifestazione gualdese, la cui formula sarebbe stata oggetto di maldestri tentativi di appropriazione dalla vicina Gubbio.Per l'edizione del 1962, all'indomani dell'impresa del primo astronauta Juri Gagarin, in sintonia con l'appena iniziata epopea delle esplorazioni spaziali, il tema prescelto per il Concorso fu "L'uomo alla conquista dello spazio".