Cerca nel sito

LA CERAMICA

Galdo Tadino è nota come grande centro ceramico. Tracce di produzione di maiolica e terraglia già in età preistorica sono state rinvenute nella zona archeologica di Colle dei Mori, ma la stessa si affermò più tardi nel corso del XIII secolo e nei seguenti esprimendo una nobile civiltà figurativa per opera di valenti maestri.
Anteprima

Cenni storici sulla ceramica gualdese

 Nel territorio gualdese la produzione ceramica è stata, da sempre, particolarmente ricca, grazie anche alla presenza degli elementi essenziali per la sua fabbricazione. Difatti i rigogliosi boschi dell'Appennino fornivano legname per alimentare le numerose fornaci, i vari torrenti azionavano i mulini che macinavano gli elementi necessari per gli smalti, dalla cava di Monte Fringuello si otteneva l'ossido di ferro, elemento base per i famosi riverberi oro-rubino, e non ultimo, nelle cave della Matalotta veniva scavata ed ottenuta un'argilla di ottima qualità. Ciò ha permesso, dai tempi remoti, l'autosufficienza di materie prime per la produzione ceramica, che certamente ha contribuito al continuo sviluppo di questa particolare arte.

Reperti rinvenuti nel sito archeologico del Colle dei Mori testimoniano che fin dal XII sec. a. C. la produzione ceramica era presente nel territorio. Alcuni di questi frammenti rinvenuti, sono di rozza fattura e cottura approssimativa, ma altri sono più raffinati e curati a testimonianza di una certa evoluzione nella lavorazione e nel gusto.

 

 

Anteprima

 

 

Nel Trecento si registrano, in atti scritti, le prime forniture di ceramiche. Sia le forma che le decorazioni dei manufatti ricordano tipologie già esistenti nell'eugubino, nell'orvietano e nel derutese.Solo nella seconda metà del Quattrocento si ha la prova dell'affermazione qualitativa delle maioliche gualdesi. In un documento dei Reggenti di Gubbio del 1456 si autorizza la vendita delle pregiate olle e pignatte gualdesi nei mercati della città.

Durante il Cinquecento e il Seicento è ritenuta possibile da alcuni studiosi una produzione ceramica rifinita con la tecnica del lustro, cioè con l'applicazione sul pezzo già finito degli straordinari riverberi oro e rubino, ottenuti durante una terza cottura con fumo di ginestra. Da notare che sulla facciata della chiesa della Madonna del Piano si possono ancora oggi ammirare ventisei piastrelle riverberate rosso rubino, probabilmente secentesche, di cui quattro esemplari sono conservati al Museo del Louvre.

Anteprima

 

Inoltre è sempre nei secoli XVI e XVII che si affermano le prime dinastie di ceramisti locali: i Pignani ed i Biagioli. E' ad Antonio e Lorenzo Pignani che il Papa Clemente X concesse, nel 1673, il privilegio di “applicare oro sulle maioliche con un sistema fino allora mai usato”.

In una visita della città vanno inoltre ammirati, nella Chiesa di San Francesco, in Piazza Martiri della Libertà, una pala d'altare della SS. Trinità, risalente al 1528, modellata e dipinta da un ignoto autore di cultura urbinate ed un prezioso lavabo, probabile opera di Francesco Biagioli detto il Monina.

 

 

Anteprima

 

A Gualdo Tadino la lavorazione ceramica ha sempre avuto una straordinaria continuità ed il XVIII secolo infatti è contraddistinto da una vasta produzione di Madonne col Bambino. Ciò è dovuto al fatto che un terribile terremoto ha sconvolto la città nel 1751 e varie mattonelle votive sono state apposte sulla facciate delle case. In via Monina è possibile ammirarne un bell'esempio: una Madonna col Bambino, maiolica policroma datata 17 marzo 1759.L' Ottocento vede un forte incremento della produzione ceramica, ma è nella seconda metà dello stesso secolo che si assiste ad un fenomeno importantissimo per il destino ceramico di Gualdo Tadino, determinandone la fama nel mondo: la ripresa della tecnica dei lustri metallici oro e rubino ad opera di Paolo Rubboli (1838-1890). Prende perciò avvio, dalla sua opera, una produzione di maioliche artistiche di altissima qualità che condizionerà positivamente il futuro ceramico della città.Nel suo lavoro Paolo Rubboli è coadiuvato da validi artisti, tra cui il famoso pittore gualdese Giuseppe Discepoli. Dopo la morte di Paolo, la tradizione viene proseguita dalla moglie Daria e dai suoi due figli Lorenzo e Alberto e poi dagli altri eredi.E' in questo contesto che s'inserisce la straordinaria produzione, non solo riflesso, del grande maestro Alfredo Santarelli (1874-1957), del quale pezzi pregiati, insieme ad altri di ceramisti gualdesi, sono conservati presso il Museo Civico della Rocca Flea. E' inoltre possibile ammirare i suoi delicati pannelli policromi, inseriti in delle antiche nicchie, lungo la via principale della città.Negli Anni Venti poi, è tutto un fiorire di opifici tra cui la Cooperativa Ceramisti (1907), la Società Ceramiche Mastrogiorgio (1925), la società Luca della Robbia (1925) e tanti altri che hanno contribuito a rendere Gualdo Tadino in centro più importante del Novecento per la produzione di maioliche di tradizione mastrogiorgesca.

Da allora il panorama ceramico gualdese si è notevolmente ampliato, fino ad arrivare all'attuale produzione che va dalla ceramica tradizionale artistica, che si rifà agli stilemi propri della produzione novecentesca, a quella industriale, che conta importanti ed affermate ditte che si contraddistinguono per la loro ricercata qualità. Comunque, le due diverse lavorazioni discendono in linea retta dalle antiche tradizioni locali e sono il prodotto unico di un territorio che ha sempre saputo conservare e valorizzare le proprie peculiarità artistico-creative.

 

Maurizio Tittarelli Rubboli