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Atti convegno Pro Tadino- Turismo

 

BREVE SINTESI DELL'INTERVENTO DEL SINDACO ROBERTO MORRONI

 

Il sindaco di Gualdo Roberto Morroni nel suo intervento ha posto come premessa un concetto: Gualdo è ad un bivio, può scegliere il declino o puntare su un nuovo sviluppo. Condizione pregiudiziale è che si abbandoni la tendenza al piagnisteo puntando soprattutto su quello che abbiamo per un progresso continuo. La città ha straordinarie risorse ed energie da utilizzare. Occorre una volontà collettiva per mettere in campo queste risorse. Nel settore turistico occorre sviluppare una nuova identità turistica per creare nuove occasioni di sviluppo. Per questo l'amministrazione ha puntato sul progetto “La città della salute e del benessere” e per questo lancia una nuova proposta: “Un villaggio turistico a Valsorda” ecocompatibile con l'ambiente.

 

BREVE SINTESI DELL'INTERVENTO DEL PROF. ANTONIO PIERETTI

 

Il prof. Antonio Pieretti, presidente dell'Ente Giochi, invita a partire da quella che appare come la realtà attuale fornita dai dati: è assodato ormai che in Umbria c'è un turismo di fine settimana e poco più con una media di permanenza di 2 giorni e mezzo. E' da questi dati che bisogna partire se si vuole percorrere la strada della concretezza. E per avviarsi su questo percorso occorre un grande gioco di squadra tra tutte le componenti, ognuno mettendo in campo le proprie competenze.

Il prof. Pieretti è entrato poi nel contesto dei Giochi de le Porte.

Oggi c'è una grande inflazione in giro di manifestazioni storiche, ha detto, dappertutto si fa tutto e c'è un appiattimento generale. In questo contesto a Gualdo bisogna perseguire l'obiettivo di valorizzare le operazioni di nicchia, quelle che ci possono veramente distinguere. Dobbiamo organizzare alcune manifestazioni selezionate che siano veramente eventi, non dobbiamo costruire eventi al di fuori della logica. Quindi bisogna tentare di fare quello che altri non fanno puntando sulla qualità e sulla pecularità dell'evento sia come novità che come eccezionalità. Per raggiungere questo obiettivo bisogna puntare sulla fantasia, l'immaginazione e la capacità critica.

L'Ente Giochi ha già fatto una scelta. Ha infatti già pubblicato il programma delle manifestazioni che organizzerà nel 2010. Sarebbe auspicabile che questo programma venisse inserito in un programma regionale delle manifestazioni di qualità in Umbria.

Euri Matteucci (Presidente dell'UNPLI) 

Il Presidente dell'UNPLI Euri Matteucci ha invitato la Pro Tadino a collocarsi da protagonista nell'ambito del settore turistico. Il suo ruolo è sì inserito nel contesto del volontariato, ma oggi non basta più il volontariato improntato all'improvvisazione ed alla casualità. Anche nel volontariato occorre professionalità e questa professionalità la Pro Tadino è in grado di garantirla. Positivo, inoltre, è il suo giudizio sull'obiettivo della organizzazione di eventi perché gli eventi sono uno strumento fondamentale per l'offerta turistica.

SINTESI RELAZIONE VALERIO ANDERLINI (Dir. Il Nuovo Serrasanta)

Chiedo scusa se in questo mio intervento potrà emergere qualche vena polemica: il campo di azione della Pro Tadino è configurabuile nell'atto costitutivo, i cui sontenuti sono sempre attuali.

Se mai rispondo con la domanda Con quali uomini?

Ai tempi in cui lavoravo a Spoleto, ricordo che frequentando la Pro Spoleto, venni a conoscenza che la Pro Spoleto annoverava ben 360 iscritti; quanti sono i soci  della Pro Tadino?

Alla recente assemblea per il rinnovo del Consiglio Direttivo non eravamo che una ventina, con altrettante deleghe; ma, in un'associazione di volontariato, qualsiasi attività si pensi di svolgere con le deleghe non si va da nessuna parte.

Con quali mezzi, con quali strumenti? Sono interrogativi sui quali forse potrà rispondere il Sindaco nella sua replica: sta di fatto che la Pro Tadino, attualmente è priva persino di una sede propria, mentre l'Amministrazione Comunale ha ereditato dalla precedente una serie di strumenti che erano il campo di azione della Pro Tadino: l'info-point, il sistema museo, l'Appennino servizi¸ lo spazio operativo della Pro Tadino era quello occupato da queste strutture, per cui molto dipenderà dalle scelte che saranno fatte in proposito dall'Amministrazione Comunale.

Strutture: Sergio Ponti ha fatto riferimento ad alcune strutture turistiche che sono venute meno negli ultimi anni: io ne aggiungo altre due l'Albergo Narciso ed il Verde Soggiorno che, con le sue 20.000 presenze dello scorso anno era una colonna della nostra organizzazione turistica, ma che da quest'anno si è trasformato in "struttura di accoglienza religiosa", per cui c'è il rischio che il nostro turismo diventi sempre di più un turismo di rapina (per riprendere una affermazione di Ponti).

Tuttavia, anche su questo fronte non c'è da stare allegri poiché, se per anni si è lamentato un isolamento del nostro territorio per la mancanza di moderne e veloci vie di comunicazione, ora che queste sembrano avviate a conclusione rischiamo un altro isolamento, quello per cui nel 1500 il comune chiese di modificare il tracciato della Flaminia perché portasse i traffici all'interno della città.

Con la direttissima Ancona-Perugia che lambisce ai margini il territorio comunale e la nuova Flaminia spostata sui crinali del sistema collinare a vari chilometri dalla città, dubito che i viaggiatori in transito sulla nuova Flaminia, vedendo la città dalle alture del Broccaro, lasceranno la strada statale per raggiungere la città, a meno che non si creino forti motivi di richiamo. E questo effetto è già costatabile a Osteria del Gatto dove, per effetto della variante della 219 dal Cimitero a Branca, recentemente aperta al traffico, varie attività economiche legate al traffico di passaggio sono già entrate in sofferenza.

 

SINTESI DELL'INTERVENTO DI SALVATORE ZENOBI (Corriere dell'Umbria)

 

Coniugare Pro Tadino – quindi turismo – e sanità non è affatto facile, anzi tutt'altro. Però qualche idea, qualche spunto cercherò di darlo a questo dibattito partendo da alcune considerazioni di massima.

La prima riguarda riguarda la Perugia-Ancona. Un aspetto che credo avrebbe dovuto accomunare un po' tutta la discussione di questa sera. In effetti il completamento di questa arteria – che tutti ci auguriamo sia il più veloce possibile – ci porterà a riconsiderare completamente la dinamica di vita della nostra città che si verrebbe venire a trovare a venti minuti (più o meno) dal capoluogo di regione, quasi un quartiere di Perugia, con alcune zone di quella città che raggiungerebbero prima la nostra Gualdo che l'acropoli perugina.

La seconda questione la nostra Regione nel quadro generale delle Regioni italiane è quella con la più altra aspettativa di vita per quanto riguarda gli uomini, la quarta per le donne (fumano un po' troppo si dice). Questo comporta a un progressivo invecchiamento della popolazione umbra.

Tutti coloro che si occupano di sanità indicano proprio nella questione degli anziani, della risposta alle loro esigenze – e più in generale a quelle per i non autosufficienti – una delle sfide future della sanità umbra.

Direte, cosa c'entra questo con la sanità. Spero di chiarirlo. Però prima vi vorrei parlare di una realtà particolare. “Il paese con il businnes degli ospizi” (al di là del gusto per l'utilizzo di questa parola) è il titolo di un articolo di giornale che parla di Castel Giorgio, comune di poco più di duemila abitanti in provincia di Terni, “situato sull'Altopiano dell'Alfina, si affaccia sul lago di Bolsena. Tutt'intorno è circondato da castelli e da pittoreschi borghi d'impronta medievale – (da Wikipedia).

In questo Comune umbro hanno sede ben nove strutture tra case di riposo, centri per malati di Alzheimer. Secondo alcune stime in ogni struttura lavorano dieci persone – dove non vi sono non autosufficienti – per circa quindici ospiti di media, per un totale di oltre cento persone di cui quaranta non autosufficienti, provenienti per lo più dall'alto Lazio, dal Senese e dall'Umbria.

In pratica una larga fetta dell'economia di questo piccolo Comune umbro ruota intorno alla gestione di queste strutture, ma anche in un indotto legato all'accoglienza dei parenti che vengono a visitare i loro congiunti.

Insomma credo che con queste premesse si è capito dove si vuole andare a parare. Credo che Gualdo Tadino nel suo complesso ha davanti a se una grossa possibilità, se saprà coglierla, senza voli pindarici alla ricerca di soluzione improbabili o improponibile – e qui esprimo un giudizio tutto mio, personale – ma puntando su quello che ha e sulle possibili evoluzioni che potrà avere, ovvero l'Easp.

Se, senza indugi, si perseguirà la linea del suo potenziamento – lungo le linee tracciate dall'accordo di programma del 2005 – significherebbe poter avere, nel giro di brevissimo tempo, una struttura con oltre cento posti, suddivise nelle diverse specializzazioni, pronte a rispondere non solo alle esigenze del nostro territorio, ma anche a richieste provenienti da altri territori. In questo contesto mi riallaccio con l'apertura della Perugia-Ancona. Volete mettere essere a venti minuti da Perugia, però nel contesto della montagna gualdese, invece che in pieno centro nel capoluogo regionale tra rumore e macchine. Credo che tutti noi, per i nostri anziani, per i nostri congiunti, vorremmo il meglio come potrebbe essere la struttura del Calai. Ecco quindi che si potrebbe replicare una Castel Giorgio più in grande, con le necessarie e dovute differenze.

Certo non torneranno i tempi della Riabilitazione cardiologica, con i suoi numeri dell'inizio dell'avventura, ma sicuramente potrebbe tornare ad essere necessario organizzare l'accoglienza e l'offerta per familiari degli ospiti delle strutture che – in alcuni casi – venendo anche da lontano potrebbero aver bisogno oltre che del ristorante anche dell'albergo e, perchè no, avrebbero anche la possibilità di visitare conoscere la nostra città e la sua offerta turistica, per riempire i momenti “liberi”. “Castel Giorgio docet”

La considerazione che mi sento di fare è che, accanto alla riabilitazione cardiologia che ha rappresentato e tutti ci auguriamo possa rappresentare anche in un futuro una fetta importante dell'offerta sanitaria di questo territorio, si possano sviluppare altri tipi di riabilitazione. Già perchè la medicina ha fatto e farà passi da giganti e oggi si operano persone sempre più avanti negli anni, cosa prima impensabile, ma che necessitano anche di riabilitazione e di cure nella fase postoperatoria spesso non garantite né dalle strutture sanitarie né dall'assistenza domiciliare. Ecco quindi che strutture in grado di ospitare – anche per alcuni giorni – pazienti appena dimessi dagli ospedali saranno sempre più richiesti nel panorama della sanità umbra.

Credo che le Istituzioni debbano perseguire questa strada per essere pronti a cogliere le occasioni che il prossimo futuro potrà portare – tenete conto che negli ultimi anni in Umbria si è passati da 1200 posti di Residenza protetta a 2300 e questo qualcosa potrà voler dire – mentre la Pro Tadino dovrà essere pronta a sostenere questo percorso pronta ad aiutare a comprendere quali possono essere le occasioni di sviluppo di quello che, quasi impropriamente, potremmo definire un turismo sanitario.

Spero di non aver deluso chi magari si aspettava di sentir parlare di terme, cliniche private, che rimangono dei sogni – come tali si possono inseguire, per carità – ma ho preferito puntare su progetti che possono trovare la loro fattibilità concreta nel breve-medio periodo.

Il Calai quando è stato chiuso aveva 55 posti letto, l'ospedale di Gubbio-Gualdo ha poco più di 130 posti letto, l'Easp trasferito presso il Calai, secondo l'accordo di programma, avrebbe già in partenza 102 posti letto con la possibilità di ampliarli.

Già questo secondo me varrebbe da solo per riaprire il discorso, come già hanno fatto da qualche mese a questa parte l'Amministrazione comunale e l'Easp.

Occorre solo appoggiarli in questo percorso. E questo potrebbe essere il ruolo della Pro Tadino, tornando a fare da pungolo affinché non si perda tempo, senza guardare troppo indietro ma decisamente in avanti.


 

 

SINTESI DELL'INTERVENTO DI CHIARA GIMBINI (Il Giornale dell'Umbria)

CENTRO STORICO E RELAZIONI SOCIALI”

- Crisi nazionale dei centri storici

Dagli anni settanta ai nostri giorni i centri storici delle città italiane hanno perso circa il 70% della popolazione. Secondo il censimento che l’Istat ha elaborato nel 2004 sono oltre un milione e mezzo le unità abitative che restano vuote nel cuore delle città.

- Cause / concause

Calo demografico, invecchiamento della popolazione, lunga ricostruzione post terremoto a Gualdo Tadino. Altra conseguenza dello spopolamento è la costante perdita di servizi

- Partecipazione/sinergie/condivisioni

Il tema dello svuotamento dei centri storici non ha solo importanza economica, o immobiliare ma è proprio di identità. Quindi è rilevante per i politici, per i commercianti, per i cittadini. C’è sicuramente bisogno di una visione più condivisa, che consenta di sommare gli interventi del pubblico e del privato. Coerenza e condivisione delle strategie, secondo gli studiosi del fenomeno, sono condizioni di partenza degli interventi di marketing urbano. Ma occorre anche fantasia e la capacità di invertire una certa tendenza al decentramento che ha preso sempre più piede. Non solo. Per evitare che i centri storici perdano attrattiva “bisogna salvaguardare il commercio e l’artigianato. Per questo è importante individuare norme che tutelino le attività che vivono come vetrina”. Ma il centro della nostra città deve continuare a vivere, non solo dal punto di vista commerciale, perché se si decentrano funzioni importanti, snaturiamo il centro come fulcro della vita cittadina. D’accordo: qualcosa bisogna portare fuori per evitare il congestionamento, ma bisogna saper cogliere il livello di soglia, operare in sinergia è fondamentale per ottimizzare risorse e interventi.

- Che fanno all’estero?

All’estero, soprattutto in Francia, Belgio e Regno Unito esiste il Town center manager, una figura di riferimento e di coordinamento delle politiche e delle strategie. “Facendo un paragone, nei centri commerciali esiste un progetto, un investitore, un regolamento di condominio. In un centro storico, dove ci sono invece proprietà separate, funzioni pubbliche e private, diventa fondamentale coinvolgere la più vasta pluralità di soggetti possibile. Il Town center management è la sintesi di questa operazione di condivisione attorno a un’idea. Ogni città dovrebbe sviluppare un discorso del genere, perché non esiste una ricetta uguale per tutti”.

 

- Progettualità condivisa

Il rilancio dei centri storici non va affrontato solo con una strumentazione puramente settoriale, ma con azioni coordinate. La partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e di comunità, compreso il loro intervento nella formazione delle scelte politiche locali, è per lo più scarsa. Noi cittadini sembriamo avere una visione limitata della nostra appartenenza ad una comunità non andando oltre una visione di “cortile” ed interessandoci solo di ciò che ha un impatto sull’equilibrio del nostro piccolo mondo. L’interesse e l’agire pubblico è quindi messo in secondo piano rispetto a quelli individuali. In un ipotetico scenario futuro positivo, anche per la vita di relazione nel cuore della città, questa criticità dovrà essere ribaltata in favore della collettività. Ciò può accadere anche grazie agli interventi in questo senso da parte dell’amministrazione comunali creando luoghi, momenti e strumenti di comunità. La società di questo territorio sembra organizzata in tanti piccoli mondi o ambienti sociali chiusi che con difficoltà interagiscono tra loro (scuola, famiglia, associazioni, parrocchie). Ognuno di questi ambienti svolge delle attività sociali di interesse pubblico, ma pensa di essere l’unico attore a fare davvero comunità. Emerge quindi un problema di autorefenzialità, incomunicabilità e scambio, interazione tra questi gruppi. Questi settori dovranno essere messi in comunicazione in modo da fare interagire questi soggetti e sviluppare un dialogo che favorisca l’educazione e l’affermazione di un’identità civica condivisa.

- Proposte

Attivazione Tavolo Urbanistica per elaborare il Piano Regolatore Sociale con lo scopo di sviluppare Piani e Progetti Urbanistici rivolti ad obiettivi di benessere e socialità. Il Piano Regolatore Sociale, come suo DNA coinvolge trasversalmente, su obiettivi di benessere sociale, una pluralità di soggetti, e, in prima istanza, diverse aree della P.A. E’ nelle coerenza dei principi ispiratori del P.R.S. che si colloca anche il lavoro del Tavolo Urbanistica e impatto sociale. L’idea portante è quella di coinvolgere soggetti diversi e, prima di tutto, aree diverse della P.A. nei processi di Pianificazione Urbanistica.

La sfida che si trovano ad affrontare le città consiste nel garantire un efficiente coordinamento delle azioni in settori d’intervento tra loro estremamente diversi, quali occupazione locale, istruzione e formazione, abitazione, ambiente, programmazione, trasporti, sanità, affari sociali e finanze. La suddivisione delle funzioni ed una certa gelosia delle proprie competenze si traducono spesso in risposte inefficienti e inefficaci. Occorrono pertanto nuove strategie che consentano di affrontare in modo più efficiente le problematiche pluridimensionali e interconnesse che sempre più spesso interessano le varie città” (Commissione Europea, 1998).

A livello economico: favorire l’immissione di servizi (contenitori), attività commerciali ed artigianali, forme ricettive ed ospitalità diffusa (cosiddetto albergo diffuso).

A livello urbanistico: favorire l’integrazione con il resto del centro urbano, migliorare l’accessibilità (non sono veicolare, ma anche pedonale), incrementare la dotazione di parcheggi

A livello sociale combattere le condizioni di emarginazione, assistenza agli anziani (spesso sono la categoria di popolazione più presente nei centri storico per via di un processo di invecchiamento della popolazione), recuperare il patrimonio di spazi e luoghi di relazione

Difficoltà correlate al tema dell’aggregazione. Emergono aspetti strutturali, territoriali e istituzionali. Glia spetti strutturali sottolineano la necessità di una politica di riqualificazione urbana, correlata alla creazione di poli aggregatici, forse anche messi in concorrenza con l’offerta privata e con una maggiore presenza di spazi istituzionali.

Mancano spazi e luoghi di aggregazione non legati principalmente al consumo (es. bar)

Per quanto riguarda, invece, l’aspetto territoriale emergono differenze marcate tra aree della città con particolare riferimento al centro storico, ai quartieri periferici, alle frazioni. Nel centro storico non vi sono spazi di aggregazione aperti a tutti e gratuiti. L’aggregazione è una necessità di tutte le fasce della popolazione.

Potenziamento della rete di trasporto pubblico che limiti l’uso del mezzo privato

Riportare le manifestazioni nei luoghi consolidati, incentivare la vita nel centro storico organizzando eventi, sagre, spettacoli e manifestazioni tematiche

Avendo un centro storico più vissuto e attivo si migliora la sicurezza, si evita l’abbandono e si incrementa il lavoro delle attività commerciali, inoltre la popolazione che non esce dal centro migliora la viabilità

Mettere in sinergia giovani e attività private per creare eventi di svago costruttivi

Promuovere mercatini agricoli, dell’usato e artistici

Spazio pubblico anziani e giovani

Progetto “Nonni al computer”

Effettuare un’indagine sociale

Apertura sedi associazioni

Un patto tra pubblico e privato che gestisce spazi pubblici

Spazio giochi per bambini

Attivare progetti che favoriscano l’integrazione sociale degli immigrati

Non c’è comunicazione tra gruppi di persone: ad esempio non ci sono comunicazioni tra luoghi di aggregazione di persone immigrate e di gualdesi, questo è l’aspetto più marcato, evidente. Senza negare la possibilità di identificazione attraverso spazi di aggregazione che facciano sentire le persone a casa, il voler stare insieme ma ci devono essere delle aperture, messa in rete. Per esempio se c’è uno spazio di aggregazione per stranieri (e viceversa) questo necessariamente in alcune occasioni dovrebbe aprirsi alla cittadinanza intera (feste, ricorrenze, iniziative del quartiere, ecc..)attraverso una chiara indicazione politica.

Programma straordinario per il recupero degli alloggi popolari inutilizzati

Un fondo per contributi a giovani coppie che intendono ristrutturare alloggi abbandonati per andare a risiedervi, dando così una risposta al diritto alla casa e, nello stesso tempo, alle esigenze di riqualificazione urbana. Solo favorendo le funzioni residenziali infatti, si contribuisce a frenare il degrado e la trasformazione di tanti centri storici minori a città museo o città vetrina.

 Per quanto riguarda la questione dei parcheggi, strettamente legata alla sistemazione delle piazze, aperte o chiuse, la loro lontananza dal centro storico viene spesso letta come una motivazione che dissuade i cittadini ad andare nel centro storico. Per ovviare a questo c’è chi ritiene che quelli più centrali dovrebbero essere gratis e quelli più distanti a pagamento, e non viceversa. Flessibilità stagioni inverno ed estate e orarie: mattina, pomeriggio e sera. Come si fa ad avvicinare un parcheggio? Si investe sul percorso. Il centro storico, poi, non va visto come la riserva indiana dei piccoli commercianti, a volte le medie strutture aiutano a recuperare attrattività. La convivenza tra grande distribuzione e piccoli commercianti è necessaria.

 

 

SINTESI DELL'INTERVENTO DI ALBERTO CECCONI ( La Nazione)

Il turismo religioso fa muovere milioni di persone ogni anno solo in Italia. In Umbria sono esemplari Assisi, Norcia, Cascia.
A Gualdo c'è il Verde soggiorno (grazie ai Salesiani ed agli ex Allievi): nel 2009 ha registrato circa 20 mila presenze; da quest'anno non è più albergo, è una "casa religiosa di accoglienza", con la previsione di ulteriore crescita, con gruppi, movimenti, famiglie, che si ritrovano a Gualdo per ritiri spirituali, incontri, campi scuola, ma anche per visitare centri vicini. E' necessario far sì che queste persone possano diventare "turisti" reali anche nel territorio gualdese, dove sono presenti santuari, chiese, ma anche tradizioni (Venerdì santo, Maggio ecc.) da far conoscere e vivere. Serve una "guida" essenziale, che faccia conoscere e vivere il territorio gualdese (la Pro Tadino può trovare un campo di impegno).
Un altro versante di crescita può esserci in collegamento con l'escursionismo (Cai), per valorizzare la presenza della grotta di Frate Fava e di san Francesco; va anche tenuto presente che Gualdo fa parte della diocesi di Assisi: non è possibile instaurare rapporti con i Padri Francescani per itinerari che comprendano anche il Gualdese? Sempre nel contesto dell'escursionismo, vanno fatte conoscere e vivere la chiesa e l'eremo del Serrasanta ( e di S.Marzio ecc.): luoghi particolarmente apprezzati da chi è alla ricerca di valori spirituali.
C'è poi il biancospino del B. Angelo, una "eccellenza" unica del nostro territorio: nel 1985 il caporedattore de "La Nazione" mi invitò ad adoperarmi per valorizzare questo fatto decisamente straordinario ed interessantissimo: seguirono le udienze dal Papa e dal presidente Pertini; successivamente, grazie ad un suggerimento di una giornalista milanese arrivata a Gualdo per il biancospino, sono stati presi contatti con il famoso Santuario della Madonna dei fiori di Bra (Cn), dove a fine dicembre c'è un fenomeno analogo, per arrivare ad un "gemellaggio". Ora l'ipotesi sembra finalmente realizzarsi. Dall'anno scorso è iniziata la ripiantumazione di biancospino, con un progetto quinquennale portato avanti dall'ins. Norma Gentilucci e colleghe e con protagonisti gli scolari delle attuali classi seconde del capoluogo (ci sono le collaborazioni "forti" della pro loco e di Sandro Sabbatini, ora anche dell'assessore Paola Gramaccia).
Si dice che per il turismo ci vogliono alberghi; a Gualdo più volte erano stati promessi alberghi, ma non si sono visti. Le case religiose offrono opportunità ed ospitalità, alcune sono già attrezzate, altre si stanno attrezzando.
Il turismo religioso, congiunto con le altre numerose offerte del territorio, può costituire una vera risorsa. Ma servono sinergie da parte dei gualdesi, a cominciare dal Comune e dalle associazioni, per far diventare concrete le tante opportunità                     



SINTESI RELAZIONE RICCARDO SERRONI(Il Messaggero)

Il tema della nostra montagna intesa come una risorsa è al tempo stesso semplice e complesso. Dipende da quale punto di vista lo si guarda.

Che la nostra montagna sia un luogo piacevole da guardare e da frequentare non vale la pena nemmeno di ribadirlo. Gode di stupendi panorami, ha una rete sentieristica molto vasta e adatta per tutte le potenzialità, è accogliente per trascorrervi ore in relax sdraiati sui prati o all'ombra nei boschi e nelle oasi con acqua deliziosa come Santo Marzio, San Guido e Rocchetta.

Detto questo ci si pone immediatamente una domanda: la nostra montagna è una risorsa preziosa per chi e per che cosa?

La risposta è duplice.

a) E' una risorsa importante per noi residenti. La disponibilità di ambienti naturali così belli a portata di mano rappresenta una risorsa fondamentale per il miglioramento della nostra qualità di vita. E direi che non serve molto di più per migliorare lo status quo. Il mantenimento dei sentieri, magari fornendoli di qualche servizio in più come qualche panchina di legno dislocata in punti strategici, la conservazione dei prati evitando qualche scempio prodotto dalle moto o migliorando la convivenza con le mucche, sono già sufficienti per farci stare tranquilli.

b) La nostra montagna può essere una risorsa importante come elemento di spinta o di richiamo per incrementare il turismo e quindi potenziare la nostra economia ma perché questo diventi realtà presuppone un compito decisamente più impegnativo.

A mio avviso bisogna partire da una premessa realistica: non sogniamo troppo per non rischiare di rimanere troppo delusi.

Fare del turismo una fonte di reddito presuppone una condizione fondamentale: che arrivi gente e con un flusso continuo, non solo per un breve periodo dell'anno. E non è facile. Lo testimoniano le difficoltà a sopravvivere di diverse strutture di città a forte vocazione turistica come Assisi e Gubbio .

E quali sono, oggi, gli elementi turistici montani che richiamano gente?

Il primo è la neve e noi non ce l'abbiamo o non ne abbiamo a sufficienza.

Il secondo elemento è l'altitudine ed anche in questo noi siamo abbastanza carenti. Rispetto ai picchi dolomitici raggiungibili con sentieri faticosi ma accessibili, o alle altitudini dei Sibillini e del Gran Sasso, le nostre quote equivalgono a collinette e quindi sono meno appetibili dagli escursionisti.

Ma pur non avendo i picchi di eccellenza di altre zone, la nostra montagna ha delle bellezze che può mettere in gioco a supporto di tutte le altre potenzialità che possiamo mettere in campo. Che cosa intendo dire? Che in ogni proposta o pacchetto turistico l'elemento montagna, sorgenti d'acqua purissima ed oasi accoglienti come la Rocchetta, San Guido e Santo Marzio andrebbe sempre posto in rilievo perché è il nostro valore aggiunto:

vieni a Gualdo perché ci sono musei interessanti, vieni a Gualdo perché si organizzano tante manifestazioni (in altre località è già in Internet il calendario delle manifestazioni, addirittura fino al febbraio 2011), vieni a Gualdo perché c'è della bella ceramica, vieni a Gualdo perché si mangia bene e genuino negli agriturismi che offrono una cucina tradizionale, vieni a Gualdo perché sei vicino ad Assisi, Gubbio, grotte di Frasassi, grotte di M. Cucco e vieni a Gualdo perché, insieme a tutto questo, puoi anche godere di un bell'ambiente montano dove puoi riposarti, passeggiare in tranquillità e godere di oasi di tranquillità molto accoglienti. Quindi la nostra montagna presa a sé come corpo a se stante non offre un gran richiamo; integrata in un sistema di offerte multiple può dare il suo contributo. Naturalmente bisogna fare qualcosa di più sul piano strutturale: i nostri sentieri vanno tabellati meglio e soprattutto va realizzata una bella carta dei sentieri individuandone alcuni (quelli più importanti), descrivendoli bene come d'altronde è già stato fatto in una recente pubblicazione curata dall'Eco del Serrasanta e dotandoli di una segnaletica adeguata con una tipologia di materiale duraturo. E non va sottovalutata anche un'altra potenzialità che sta emergendo grazie agli appassionati delle due ruote: una rete di stradine e sentieri montani adatti ai percorsi in mountain bike. La mappa sentieristica dovrebbe contenere anche l'indicazione dei tracciati percorribili sulle due ruote. Inoltre non trascurerei l'opportunità delle passeggiate a cavallo. Altra scommessa vincente può essere la sinergia con il centro recupero infartuati. Semmai ci fosse, e noi speriamo di sì', un rilancio del centro con il trasferimento in tempi brevi nel Calai, la disponibilità di una rete sentieristica come quella che abbiamo noi può funzionare come elemento di attrattiva in più.

Ma si deve fare anche molto di più sul piano promozionale. Ho fatto un exursus nei siti internet delle nostre strutture ricettive. Molte non hanno un sito internet ed al giorno d'oggi è tutto dire. Altre ce l'hanno ma è un sito statico, senz'anima e senza proposte. Altre ancora ce l'hanno ed è fatto bene, aggiornato in continuazione con pacchetti di offerte modulati a seconda dei periodi. In tutti (meno uno) c'è, però, la medesima mancanza. Nessuno, ad esclusione del sito di Clelia in cui vengono proposti i rifugi, punta sulla montagna, nessuno informa che tra le opportunità c'è la Valsorda, il Serrasanta, le oasi di Santo Marzio e Rocchetta ed una vasta rete di sentieri. E questa è una carenza che va colmata. Magari può essere la Pro Tadino stessa a farsi carico di una sensibilizzazione offrendo anche un minimo di supporto tecnico come foto e descrizione dei sentieri.

E non possiamo sottacere un'occasione mancata con la Rocchetta spa. La nostra acqua viene pubblicizzata a spron battuto sulle TV nazionali e sui giornali ma non c'è il più piccolo riferimento che possa far risalire al nostro territorio, alla nostra montagna, né sulle etichette né nelle campagne pubblicitarie. Non si può far nulla? Non c'è una margine di trattativa?

Veniamo ora alla domanda di oggi. Che può fare la Pro Tadino? Alle associazioni come il Cai o come la Pro Tadino o altre si può chiedere un impegno in alcuni campi organizzativi, ma da esse non si può pretendere un impegno professionale. All'Ente Giochi de le Porte, ad esempio, più che di organizzare bene i Giochi ed altre manifestazioni legate ai Giochi non si può chiedere. Dovranno essere le strutture ricettive a sfruttare l'effetto trainante dei Giochi proponendo dei pacchetti legati al periodo dei Giochi stessi. E come abbiamo già detto solo alcune, anzi pochissime per non dire meno, lo fanno.

La sfruttabilità più canonica della nostra montagna, inoltre, potrebbe essere quella per le settimane verdi. Con tutti i sentieri che abbiamo ci si può trascorrere benissimo una settimana piena. E questo è un campo totalmente da esplorare per la nostra zona. Fermo restando che anche in questa direzione possono proporre dei pacchetti le strutture ricettive, noi del Cai abbiamo incrociato ed utilizzato un'esperienza professionale che, se riprodotta, potrebbe offrire qualche sbocco. Una riguarda lo Skitour sulle Dolomiti. L'altra un trekking sull'Aspromonte. In entrambi i casi ci siamo avvalsi dell'organizzazione di due associazioni di professionisti. Propongono gli itinerari ad un certo costo, ti organizzano tutto, ti mettono a disposizione un pulmino per gli spostamenti e ti accompagnano con una guida per tutto il percorso. In Calabria, ad esempio, per dormire abbiamo sperimentato l'utilizzo del cosiddetto albergo diffuso. A Bova non abbiamo dormito in albergo ma in camere ristrutturate ricavate nelle vecchie case del paese. Niente di eccezionale, modeste ma pulite ed accoglienti. Un modo per superare la possibile carenza di posti letto. Esperienza riproposta anche alle isole Egadi, dove si pernotta nelle case dei pescatori.

Ecco, questa potrebbe essere un'idea per qualcuno che ne abbia la passione e la voglia di farne un lavoro.

Su questo sfondo la Pro Tadino, oltre ad organizzare gli eventi che ha intenzione di organizzare (e tra questi magari in futuro si può ripristinare anche la festa del narciso o qualcosa di simile), può fare da elemento integratore per attivare quelle dinamiche professionali che, poi, devono necessariamente camminare con le proprie gambe, può sollecitare gli esercenti a calibrare meglio le loro offerte, ma soprattutto può creare occasioni per una maggiore circolazione delle idee, come può essere questo confronto.

Sul piano della concretezza, invece, un ruolo importante lo potrà assumere, se funzionerà veramente, l'I CARE Economia, recentemente allestito dal comune. Perché accanto all'iniziativa promozionale del privato che deve essere costante e martellante (oggi con internet e la posta elettronica è quanto mai facile e poco costosa) è indispensabile una iniziativa promozionale su larga scala (televisioni, giornali specializzati) che richiede investimenti che solo l'ente pubblico può garantire (e prevalentemente a livello sovracomunale).