L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 23 - 4 dicembre 2005

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Rubrica a cura di

Carlo Petrozzi

 

"Pensate se non ci avessimo provato"


E' questo un titolo preso in prestito dal libro di Valentino Rossi, in cui il grandissimo Vale, con naturale sincerità e con la spensieratezza del giovane campione, identifica i suoi successi solo col fatto che nella vita bisogna almeno provarci per poter ottenere qualcosa.

E questo titolo lo vogliamo prendere a spunto per quello che tratteremo oggi in questa rubrica (a proposito, scusate l'assenza nel numero scorso!) e cioè un argomento così drammaticamente attuale per il futuro dell'ormai quasi-ex centro storico. Molti diranno basta di parlare di questo argomento ormai trito e ritrito, così come saranno stufi gli amministratori di sentirsi sempre attaccati su questo argomento. Ma noi basta non lo diciamo, perché non ci piace arrenderci e perché vogliamo, ancora una volta, essere propositivi.

A noi non interessa fare polemiche, ma crediamo che sia più importante cercare di capire come le decisioni di chi ci amministra influiscano sulla vita quotidiana di tutti noi. E per questo diciamo: "pensate se non ci avessimo provato!". E allora veniamo ai fatti.

L'ultima puntata della telenovela centro storico è stata scritta nella serata di mercoledì 9 novembre, presso la sala consiliare, presenti amministratori di maggioranza e di minoranza, commercianti, giornalisti e gente comune in veste di curiosi. E in quella serata la montagna ha partorito il topolino. Insomma, dopo mesi e mesi di lotte, si è arrivati al classico punto di stallo: non ci sono idee da parte di chi chiede e non ci sono soluzioni da parte di chi deve darle. E la seduta, a tarda sera, viene sciolta con il cassico "nulla di fatto". Credeteci, non è facile scriverlo (e forse nemmeno pensarlo), ma il centro storico, così come appare oggi, è destinato, come una attività o una azienda qualsiasi, a chiudere i battenti.

E di chiusure (quelle vere) già si sta avendo sentore, tanto che i negozi di corso Italia stanno valutando attentamente il loro futuro. E ci è giunta notizia (diciamo noi ufficiosa) che la vecchia sede dell'allora Cassa di Risparmio di Perugia, la gloriosa sede di corso Italia, verrà chiusa, in quanto non più "redditizia" per mancanza di utenti. Mentre l'altra banca, la ex Popolare di Gualdo Tadino, ha già da tempo parzialmente chiuso diverse zone della sua sede centrale. E se anche le banche, in questi periodi di forte richiesta di credito, sono in crisi di utenti, allora siamo proprio messi male.

Ma lo spirito di chi scrive (ma anche di molti cittadini) è quello, come scritto nel titolo, di provarci ancora e dare quindi qualche proposta seria per risanare quello che nel nostro primo articolo chiamammo il grande malato. E allora veniamo alle proposte.

Innanzitutto bisogna subito approfittare del periodo natalizio, che sarebbe opportuno estendere almeno fino alla festa del Beato Angelo. Cosa fare? Luce, colori e iniziative. Quando parliamo di luce e colori vogliamo credere che non sia impossibile rivitalizzare il centro almeno con questo. Chi arriva in piazza da via F. Storelli la trova, specie nelle serate grigie, decisamente spettrale. Cerchiamo di rimediare con l'intervento del Comune e dell'Associazione Commercianti (di tutti i commercianti!) e poi diamo sfogo a iniziative che riescano a portare gente in centro, quali giochi per bambini, mercatini spontanei con vino e castagne, tombolate, musica natalizia, personaggi folkloristici, concertini e tanto, tanto altro. E qui una mano deve darla sia la Pro Tadino, che l'Ente Giochi, dove ci sono anche persone di buon senso e di buona cultura e non solo portaioli litigiosi!

Cerchiamo di sfruttare almeno il Natale, visto che è l'ultima festa ancora sentita da tutti. E per il futuro? Abbiamo già detto (e non ci stancheremo mai di rimarcarlo) che la ripresa è possibile solo se chi viene "in piazza" ci viene per fare qualcosa e non per gigioneggiare da un bar all'altro.

Allora la farmacia non può ritornare in piazza Martiri? Bene, ne prendiamo atto e sarà la storia che poi giudicherà chi ha preso certe decisioni. Ma non fermiamoci: se l'ufficio postale sarà (crediamo noi) pronto tra un paio di anni, allora riportiamolo nei locali della ex farmacia, così come riportiamo in piazza gli uffici della Sorit, dell'Aci, dell'Enel, del gas e dell'acqua. Non si può fare? E allora spiegatecelo perché no! E se tutto questo non è possibile, crediamo che i locali della ex farmacia (e qui vogliamo dare una provocazione, ma non tanto) debbano essere adibiti a qualcosa di più allegro e luminoso di qualche tetra mostra di ceramica o di quadri, quale un fast food o una pizzeria che porti gente che almeno voglia mangiare.

E in questo contesto appoggiamo l'utilizzo del nuovo parcheggio coperto di piazza Mazzini, ma in questi termini: dal lunedì al venerdì consentire la sosta in piazza Martiri dalle 8 alle 20, con sosta massima di mezz'ora, ma togliere i parcheggi di via R. Calai; per il resto utilizzare il nuovo parcheggio, sabato e domenica utilizzo del solo parcheggio coperto e isola pedonale in centro dalle 8 alle 24. E nel periodo citato in apertura (e cioè fino a tutto gennaio 2006) il parcheggio deve essere gratuito. Noi l'abbiamo buttata là, perché non provarci?

GUALDO TADINO

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