L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 23 - 4 dicembre 2005

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Nonno Biondo, un ringraziamento


Nonno Biondo, come anche le mie sorelle ed io lo chiamavamo, è morto da poco più di un mese e ora posso pensare con più serenità e distacco a come abbiamo affrontato le scelte che ci si sono poste quando ci siamo resi conto che le nostre cure di figli non sarebbero state sufficienti ad assicurargli assistenza e conforto.

 

L’assistenza. Non sempre in casa si riesce a garantire assistenza di livello qualitativo appropriato alle condizioni di salute di un anziano. E’ vero, si prendono badanti, si recuperano presidi terapeutici e infermieristici, in altre parole ci si organizza. Tuttavia la mancanza di strutture dedicate, di competenze specifiche e della conoscenza dei piccoli accorgimenti che l’esperienza invece insegna, fa la differenza. E anche le azioni più comuni e quotidiane, quelle che neanche ci accorgiamo di compiere (accudirsi, alimentarsi, espletare i propri bisogni ...) se eseguite da un anziano o peggio su un anziano, costituiscono un problema serio.

 

Il conforto. Chi meglio di un figlio può garantire ad un genitore tutto l’affetto e l’amore di cui è capace? Eppure capita che i figli, oberati dal peso dell’assistenza, spesso non riescano ad esprimere l’amore che sentono. Non è sempre facile tollerare con pazienza le innumerevoli manie - ai nostri occhi irrazionali, inconcepibili, a volte disdicevoli - che gli anziani hanno. Non sempre è facile rispondere con una carezza, con un sorriso ad un loro scatto d’ira, nonostante perfettamente consci sia stato generato dalla malattia o dalla sofferenza.

 

Che fare quindi? Vagliate tutte le alternative percorribili, razionalmente analizzati i rispettivi pro e contro, nessuna soluzione, nel nostro caso, superava la soglia di accettabilità.

 

Tranne una: il ricovero nella casa di riposo. Che però respingevamo con forza e per definizione adducendo futili motivazioni, in realtà alibi, che malcelavano il pregiudizio nei confronti della Residenza Sanitaria Assistita, il cui nome evoca automaticamente "i cronici". O, peggio ancora, perché questo retropensiero era abbinato al falso pudore di sapere che tale scelta non sarebbe stata capita e apprezzata da molti. Ricordo che una delle domande che mi venivano poste era se mai avessi messo piede in quella struttura.

 

A quella domanda ora sono in grado di rispondere: si. Per fortuna, si.

 

Nella RSA ho infatti trovato competenza, organizzazione, comprensione e affetto, elementi indispensabili per poter garantire una serena permanenza agli ospiti. Infatti, se la competenza e l’organizzazione sono prerequisiti apodittici, sulla cui necessità non vale neanche la pena discutere, la comprensione e l’affetto ritengo facciano la differenza. E’ la comprensione che consente di operare quando la razionalità comincia a vacillare; è l’affetto che aiuta quando la terapia perde di efficacia.

 

Pertanto vi ringrazio, per come tutto il vostro staff ha aiutato mio padre. Per la cordialità con cui è stato trattato, per i sorrisi e le carezze ricevute, per le parole dolci che mai mancavano a chi toccava accudirlo. Vi ringrazio perché avendomi tolto il peso delle incombenze quotidiane, ho potuto godere della sua compagnia come di quella di un vecchio amico, apprezzando i ricordi, le storie, le battute. Ma soprattutto vi devo ringraziare per avermi fatto acquisire la consapevolezza che, grazie anche al vostro aiuto, mio padre ha potuto vivere i suoi ultimi giorni con serenità e dignità.

 

Celestino Pascucci

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