L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 22 - 20 novembre 2005

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Attività del Museo dell'Emigrazione


04museo0522.jpg (24301 byte)Il Museo Regionale dell’Emigrazione "Pietro Conti" di Gualdo Tadino, nei giorni scorsi è stato ospite d’onore in Belgio, nella città di La Louvière, in occasione del tradizionale appuntamento organizzato dall’Arulef, l’Associazione Regionale Lavoratori e Famiglie, che ogni anno riunisce la collettività di origine umbra presente nel territorio.

 

Venerdì 28 ottobre è stato ufficialmente presentato da Alberto Sorbini, antropologo culturale e responsabile scientifico del Museo, il V° volume della collana I quaderni del Museo dell’Emigrazione, "Gli italiani del Belgio. Storia e storie di due secoli di migrazioni", Editoriale Umbra, alla presenza di Anne Morelli, autrice del volume e massima esperta d’emigrazione italiana in Belgio.

 

Nel libro la Morelli racconta la necessità del governo belga dopo la Liberazione, di ricostruire l’industria del paese attraverso "la battaglia del carbone", reclutando numerosa mano d’opera straniera. Il protocollo d’intesa italo-belga del 23 giugno 1946 prevedeva l’invio di 50.000 lavoratori italiani in cambio della fornitura annuale di un quantitativo di carbone, a prezzo preferenziale, compreso tra due e tre milioni di tonnellate. Per convincere questi uomini a lavorare nelle miniere belghe, si affissero in tutta Italia manifesti che presentavano unicamente gli aspetti allettanti di questo lavoro. Le condizioni invece erano veramente dure; abituati ad ampi orizzonti soleggiati, fa notare nella presentazione l’antropologo Sorbini, gli immigrati umbri ed italiani, per la maggior parte, avrebbero comunque accettato il fatto di seppellirsi nel più profondo delle gallerie e dei tagli per estrarre questo diamante nero, simbolo del loro stato di forzati dalla propria condizione di vita ma anche della loro fiducia in un avvenire migliore.

 

Il breve soggiorno è stato denso di appuntamenti, tra cui quello con l’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, ed è terminato, ha riferito Catia Monacelli, direttrice del Museo "Conti", con la visita ufficiale al museo Le Bois du Cazier di Marcinelle, a sud di Charleroi, simbolo della grave tragedia mineraria dell’8 agosto 1956, dove hanno lavorato numerosi italiani ed umbri. Qui, a causa di un errore umano, un incendio si diffuse rapidamente in tutta la miniera, persero la vita 262 uomini di dodici diverse nazionalità di cui 136 italiani e 96 belgi, lasciando soli centinaia di vedove e orfani. Mai una miniera aveva pagato un simile tributo per l’estrazione di carbone dalle sue viscere. Le conseguenze della catastrofe furono l’arresto dell’immigrazione italiana verso il Belgio ed una regolamentazione più severa in materia di sicurezza sul lavoro.

 

Il Museo dell’Emigrazione di Gualdo Tadino ha già previsto per l’occasione del prossimo cinquantenario dalla tragedia, l’8 agosto 2006, una serie d’incontri tematici e proiezioni video legati alla commemorazione dell’evento. Inoltre, per gli insegnanti che lo richiederanno, sono stati attivati per tutto l’arco dell’anno dei laboratori didattici di approfondimento su "Marcinelle, il carbone che uccide" e l’emigrazione italiana in Belgio presso la mediateca della struttura museale inaugurata sabato 19 novembre.

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