L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 21 - 6 novembre 2005

Pro TadinoPrima paginaEdizioniSommario

Cerca nel sito


La solennità di S. Martino

 

di Giuseppe Pellegrini


Il giorno di S. Martino è ormai entrato a far parte delle abitudini, o per meglio dire, delle consuetudini, in parte pagane, della nostra esistenza, infatti, in ogni città o paese è usanza porgere gli auguri al sesso maschile, per degli accessori che potrebbero portare, chi più, chi meno, in testa.

 

Come quest’usanza sia entrata a far parte del costume diventando un luogo comune è difficile da spiegare, ma, quello che più risalta è il modo in cui tale usanza, sia entrata a poco a poco, fino al punto di essere accettata per buona e osservata come legge.

 

S. Martino, vescovo di Tours, è uno dei più grandi santi della chiesa, nacque intorno al 316 in Sabaria, città della Pannonia, da un padre che era tribuno militare. Egli fu allevato a Pavia e contro la sua volontà fece il servizio militare, il che non gli impedì di praticare tutte le virtù cristiane, soprattutto la carità. Avendo un giorno incontrato un povero quasi nudo, in una giornata d’inverno, alle porte d’Amiens, tagliò il suo mantello in due parti e ne diede la metà a quel povero. Si racconta che la notte medesima egli ebbe una visione, nella quale gli apparve Nostro Signore coperto con quella mezza parte del mantello che diceva agli angeli che gli stavano intorno: "Martino, che non è catecumeno, mi ha coperto con il suo mantello".

 

Il castello di Sigillo gli ha dedicato una porta; il torrente che scende dalla "Spaccatura delle Lecce", ed una chiesa sul Colle di San Martino. Dal libro delle visite pastorali del 1612, il vescovo Florenzi annota: "Avendo saputo che in detta chiesa c’era il pessimo abuso, che nel giorno della festa del santo, conveniva nella chiesa grande moltitudine d’uomini e di donne e ivi i giovani erano soliti cantare ad alta voce queste parole: San Martino della Cerquella capami una moglie bella; e le ragazze, allo stesso modo rispondevano: San Martino del Cerquello capami un marito bello". Ad impedire un tale abuso, comandò che in quel giorno la chiesa doveva esser chiusa al culto. Sul luogo dove sorgeva la chiesa, ora diruta, il pievano don Francesco Costanzi, molti anni orsono, fece erigere una croce a ricordo.

SIGILLO

13sigillo.jpg (10639 byte)

 

Pro TadinoPrima paginaEdizioniSommario

Cerca nel sito

montecamera5.jpg (12241 byte)

 

Per inserzioni o scambi link si contatti la redazione