L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 21 - 6 novembre 2005

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   PALAZZO MANCINELLI  

Il culto della memoria


Sono stati portati a termine, nel mese scorso, i lavori di restauro del monumento ai caduti disposti dall’Amministrazione Comunale.

 

La struttura, opera del prof. Siro Storelli, fu eretta nel 1950 per iniziativa popolare, in memoria dei caduti della frazione nelle due guerre mondiali che hanno insanguinato il secolo scorso, e fu collocata in un angolo dell’orto che fu ceduto gratuitamente dalla famiglia Barboni, caratterizzando l’ingresso del paese per oltre cinquant’anni.

 

Gradualmente, attraverso gli anni, venute meno le cure e le attenzioni iniziali per l’azione degli agenti atmosferici, si erano cancellate le scritte e le acque meteoriche avevano incrinato la solidità della struttura sulla quale non si erano fatti interventi straordinari di carattere conservativo.

 

I lavori,eseguiti da una équipe di esperti del restauro, hanno consolidato e messo in sicurezza il complesso, rivivacizzando le scritte illeggibili alle quali fu affidata a suo tempo la memoria di coloro che erano partiti senza fare ritorno.

 

Negli stessi giorni la frazione è stata testimone di un’altra operazione di recupero della memoria: il ripristino delle due lapidi che furono poste al centro del paese il 4 dicembre 1895, in occasione della chiusura della intricata vicenda che, per circa 20 anni si era trascinata nelle aule dei tribunali, conseguenza della sommossa popolare con cui, nella notte del 26 agosto 1877, la popolazione riaprendo al traffico con la forza il passaggio a livello, venne a colluttazione con le forze dell’ordine, senza morti, ma con vari contusi, un paese sotto processo ed uno finito addirittura in prigione.

 

Il restauratore, in questo caso, è stato un lontano discendente di quell’atto di non sottomissione ad una ingiustizia palese, antesignano dei movimenti di difesa dei diritti civili, che oggi sono cosa corrente ma che nei primi tempi dello stato unitario erano considerati ben più gravemente come atti di sovversione, un Viventi che si è armato di pennello ed ha rinnovato le scritte tracciate sulle lapidi come atto di gratitudine "verso la compagnia dei preti, per agevolato accesso" e verso "il deputato Fazi, il sindaco Guerrieri e Rodolfo Ribacchi" per il sostegno accordato nella vicenda del "rivendicato passaggio".

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